l rapporto

In Puglia la spinta arriva dalle risorse pubbliche

di Luca Orlando

 Prefabbricati per ospedali da campo prodotti dalla R.I. Group di Trepuzzi (Lecce)

4' di lettura

Aree di eccellenza nell’aerospazio e nell’agricoltura 4.0. Con una spinta innovativa legata in particolare alla disponibilità di risorse pubbliche e un tasso di investimenti che resta tuttavia inferiore alla media nazionale.

È un quadro variegato quello tracciato da Banca Ifis sul territorio pugliese, radiografia presentata ieri in occasione della tappa pugliese del roadshow Innovation Days, dati raccolti attraverso un sondaggio realizzato tra le imprese locali, messe a confronto con le medie nazionali.

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Una prima differenza rilevante riguarda le modalità di finanziamento degli investimenti e della ricerca. Se infatti in Italia la parte in arrivo dal settore pubblico è residuale (il 9% nella ricerca e sviluppo, i 7% in generale negli investimenti), queste percentuali, pur restando minoritarie rispetto all’autofinanziamento, sono decisamente superiori in Puglia, arrivando rispettivamente al 16 e al 18%. Confermando peraltro il ruolo rilevante della Regione nell’utilizzo dei fondi europei, incanalati nel sistema produttivo per realizzare interventi di sviluppo e di creazione di nuova occupazione.

In regione è evidente la presenza di aree di eccellenza nella meccatronica, nell’aerospazio, nell’agricoltura 4.0 ma nella media si osserva una propensione agli investimenti inferiore rispetto alla media nazionale. Se in media in Italia il 42% delle imprese ha realizzato investimenti materiali o immateriali nel biennio 2020-2021, tale percentuale scende al 35% per le aziende pugliesi.

Inferiore è anche l’adozione di tecnologie digitali dell’universo 4.0: presenti nel 58% dei casi su scala nazionale, nel 46% dei soggetti tra le imprese del territorio. «Per quanto esistano realtà locali che investono in agricoltura 4.0 - spiega Andrea Berna, responsabile commerciale di Banca Ifis - la presenza relativa nell’area di un numero maggiore di imprese agricole tende ad abbassare le medie. E tuttavia la Regione si conferma capace di sfruttare al meglio le risorse a disposizione, a partire dai fondi europei, finanziamenti importanti per sostenere e rilanciare l’innovazione in Puglia».

Quali innovazioni? In termini di scala di priorità la scansione è analoga a quella nazionale, con il tema della cybersecurity al primo posto , catalizzando il 26% delle risposte, a pari merito con il tema della relazione con i clienti, il Customer Relationship Management. Al terzo posto, con il 20% delle risposte, gli investimenti nell’area del cloud. Tra le differenze più rilevanti in termini percentuali va segnalato il diverso peso della manifattura additiva, la stampa in 3D di prototipi o piccole serie: tema che catalizza gli investimenti per l’8% delle imprese su scala nazionale, valore dimezzato per le aziende del territorio.

Quali sono i motivi per cui si innova in ambito digitale? Anche in questo caso le risposte delle aziende pugliesi sono sovrapponibili alla media nazionale, mettendo ampiamente al primo posto con il 57% delle risposte il tema cruciale della qualità. Seguono produttività (43%) e sicurezza, con il 32% delle risposte. Quali sono i temi più “gettonati” tra le imprese? Attraverso l’analisi del conversato web del periodo gennaio-maggio, Banca Ifis identifica al primo posto il tema dell’aerospazio, polo ad altissima innovazione tecnologica. Segue la spinta del bando Mise per gli investimenti in trasformazione tecnologica e digitale; al terzo posto per intensità di conversato l’utilizzo delle tecnologie 4.0 per il controllo a distanza della produzione vitivinicola. Uno spunto interessante arriva per Brindisi, considerato al centro dell’innovazione nell’ambito dell’impiego di idrogeno da fonti rinnovabili. Spinta innovativa che in Puglia ad ogni modo si manifesta anche dal basso, attraverso la nascita di start-up, segmento in cui la regione ha invece accelerato oltre la media lo scorso anno. Le nuove iniziative sono lievitate infatti del 17,4%, dieci punti meglio della media nazionale, con Bari (in progresso del 25% nel 2020) a fare da traino.

Tra le aree metropolitane Bari si colloca in effetti al settimo posto in Italia, con 319 realtà, ad un passo dalla performance di Padova.

Evidente in regione il progresso degli ultimi anni: le 91 nuove iscrizioni del 2018 sono salite a 118 l’anno successivo, per poi toccare il nuovo record (187) nel 2020. Massimo storico che sarà quasi certamente superato ora, tenendo conto che in meno di sei mesi le nuove iscrizioni sono già state 105, di cui poco più della metà proprio a Bari.

Spinta che potrà ricevere ulteriore linfa dal recente accordo siglato tra il Politecnico di Bari, il suo omologo milanese e l’incubatore ad esso collegato, Polihub. Intesa che mira a promuovere iniziative a sostegno del trasferimento dei risultati della ricerca e della creazione di nuove imprese ad alto contenuto tecnologico, fornendo supporto alle attività di prototipazione, sviluppo del modello di business, validazione di mercato e ricerca di finanziamenti.

In crescita in Puglia anche il numero di Pmi innovative, arrivate a fine aprile quota 103, il 5% del totale nazionale. Dalle elaborazioni di Banca Ifis emerge una Pmi pugliese meno robusta di quella nazionale, forte di 17 addetti (25 la media italiana) e 2,2 milioni di euro di fatturato, poco più della metà rispetto al dato nazionale.

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