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In Qatar il Liverpool vince la Club World Cup 2019

Il mondiale per club è tornato ad essere conteso tra un’europea e una sudamericana. A sfidarsi in finale a Doha per il titolo di campione del mondo infatti sono stati il Liverpool, vincitore della Champions League, e il Flamengo, vincitore della Copa Libertadores.I Reds hanno avuto la meglio nei supplementari con un goal di Firmino.

di Benedetto Giardina

I giocatori del Liverpool sollevano la coppa. (Photo by KARIM JAAFAR / AFP)

4' di lettura

Il mondiale per Club, a due anni di distanza dallultima volta, è tornato ad essere conteso tra un’europea e una sudamericana. A sfidarsi per il titolo di campione del mondo infatti sono stati il Liverpool, vincitore della Champions League, e il Flamengo, vincitore della Copa Libertadores dopo aver eliminato dal torneo i campioni continentali di Asia, Africa, Oceania e America del Nord, oltre ai padroni di casa dell’Al Sadd. Nella sfida conclusica i Reds hanno battuto i brasialiani per 1 a 0 con un goal di Firmino nei supplementari.

Il Qatar ha ospitato infatti in questii giorni, per la prima volta, la coppa del mondo per club, dopo le due edizioni negli Emirati. L’evento di fatto è stato una prova generale del mondiale per Nazionali che si terrà nel paese del Golfo nell’autunno 2022. A pochi giorni dal debutto l’Education City Stadium che avrebbe dovuto ospitare tre partite (tra cui la finale), non essendoci tutte le certificazioni, è stato sostituito dal Khalifa International Stadium. Infantino ha però speso parole lusinghiere per il Qatar: «In 20 anni che organizzo eventi non ho mai visto un paese ospitante nella posizione di consegnare ogni singola infrastruttura due anni prima dell’evento, che è ciò che il Qatar è sulla buona strada per fare».

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A Doha si giocherà il mondiale del club anche nel dicembre 2020, per poi spostarsi in Cina nel 2021. Ma tra due stagioni il mondiale per club non avrà più l’attuale struttura. Scatterà in effetti la rivoluzione voluta dal presidente della Fifa, sotto la cui egida si svolge la competizione, Gianni Infantino. Si tratterà di un torneo mondiale quadriennale a 24 squadre (di cui 8 europee).

Il Liverpool

I Reds favoriti d’obbligo del torneo, da soli, hanno un giro d’affari a cui tutte le altre partecipanti, sommate tra di loro, non si avvicinano nemmeno. Un dato che basta da solo ad evidenziare lo strapotere degli inglesi, ormai stabilmente nella top ten globale per fatturato annuo. Nel 2018, il Liverpool superato la soglia dei 100 milioni di sterline di utile (121 milioni di euro in totale) per la prima volta nella storia del calcio inglese, chiudendo con ricavi per 520 milioni di euro. Un record, per i campioni d’Europa, che dopo la vittoria della Champions sono destinati ad avvicinarsi ulteriormente alla soglia dei 600 milioni di ricavi. Dipenderà anche dall’esito della campagna qatariota degli uomini di Klopp: il vincitore della finale, in programma sabato al Khalifa International Stadium di Doha, si assicura 4,5 milioni di euro, mentre alla finalista perdente vanno 3,6 milioni. In totale, la Fifa mette sul piatto poco meno di 15 milioni per le partecipanti, partendo da 450 mila euro per la settima classificata.

Il Flamengo

L’altra finalista del torneo è il Flamengo, alla prima partecipazione assoluta al Mondiale per Club (ma vincitore nel 1981 dell’Intercontinentale, proprio ai danni del Liverpool). La società carioca, nell’ultimo biennio, sta vivendo un periodo di piena prosperità economica. Il management rubronegro ha già assicurato il superamento della soglia dei 140 milioni di euro di fatturato per il 2019, questo ben prima di portare a casa la Libertadores con una delle finali più sconvolgenti della storia. La doppietta di Gabigol negli ultimi tre minuti di gioco ha permesso ai brasiliani di prenotare il volo per il Qatar, spodestando il River Plate, già presente nell’edizione dello scorso anno. Il fatturato del Flamengo, senza prendere in considerazione i premi previsti per la vittoria del massimo torneo sudamericano (il montepremi per chi solleva la coppa è di 12 milioni di dollari, pari a poco meno di 11 milioni di euro), è già certo di un nuovo record di ricavi, essendosi fermato a 140 milioni nel 2018. Il mercato in uscita ha avuto la sua parte, con oltre 66 milioni derivanti dalle cessioni dei propri gioielli (Paquetà e Duarte al Milan, Uribe al Santos, Jean Lucas al Lione).

Il resto del mondo

Alle spalle di Liverpool e Flamengo, l’abisso. Non reggono il passo i messicani del Monterrey, che pure risulta essere tra i club di maggior valore in tutto il nord e centro America, nonché il più ricco in Messico. Il fatturato annuo è stimato attorno ai 35 milioni di euro, oltre metà dei quali provenienti dai diritti televisivi. Fox Sports assicura ai Rayados un contratto da 23 milioni di dollari a stagione per cinque anni. A questi, vanno aggiunti circa 8 milioni di dollari provenienti da marketing e sponsor. Senza contare biglietteria e merchandising, dunque, gli alfieri messicani di questo Mondiale per club si avvicinano alla soglia dei 30 milioni. In termini di budget, invece, le cifre relative alle altre partecipanti sono nettamente inferiori. Per i campioni d’Africa dell’Esperance di Tunisi si aggira intorno agli 8 milioni di euro (84 milioni di dirham) mentre i sauditi dell’Al-Hilal, ultima squadra ad essersi qualificata avendo vinto la Coppa d’Asia lo scorso 24 novembre, ottengono circa un milione all’anno di diritti tv, ma devono fare i conti con gli ingaggi faraonici dei diversi stranieri messi sotto contratto. Nella rosa attuale dei campioni asiaticic’è anche l’italiano Sebastian Giovinco.

Cifre simili anche per i qatarioti dell’Al-Sadd, controllati dalla famiglia Al Thani e allenati dall’ex centrocampista del Barcellona, lo spagnolo Xavi. A loro, in quanto padroni di casa, è toccato aprire le danze nella gara d’esordio contro i vincitori della Champions League oceanica, i neocaledoni dell’Hienghène Sport. Sulla loro forza economica è a dir poco complesso fare anche solo una stima, trattandosi di fatto di una società amatoriale. Tutti i loro calciatori svolgono infatti altre professioni, come ammesso dal presidente Jean-Pierre Djaïwé. La società però è abituata ai voli transoceanici: lo scorso 16 novembre ha fatto tappa a Strasburgo per il settimo round della Coppa di Francia, alla quale sono ammesse anche le squadre dei territori d’Oltremare. Non è andata bene: sconfitta per 3-1 contro il Vauban (quinta serie), stesso risultato rimediato all’esordio nel mondiale per club.

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