Congiuntura

In recupero l’export di orologi ad agosto, traino dai modelli più costosi

Dal polo industriale elvetico la conferma del trend di crescita: nei primi otto mesi dell’anno il valore complessivo ha appena superato quello del 2019 (+0,7)

di Lino Terlizzi

(AdobeStock)

3' di lettura

Le lancette dell'industria svizzera degli orologi girano a un buon ritmo e la conferma della consistenza della ripresa viene dai dati di agosto sulle esportazioni. Il polo elvetico dei segnatempo rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale del settore ed esporta oltre il 90% della produzione, le cifre dell'export rossocrociato sono quindi un indicatore importante per l'intero comparto.

Sfiorato l’export di agosto 2019

Nel mese di agosto le esportazioni dell'industria orologiera svizzera sono state pari a 1,51 miliardi di franchi (1,39 miliardi di euro al cambio attuale), in aumento dell'11,5% rispetto allo stesso mese del 2020 e quasi allo stesso livello (solo -0,4%) rispetto all'agosto del 2019. Il raffronto con due anni fa è quello che più viene tenuto d'occhio dagli operatori del settore, perché il 2020 è stato un anno per molti aspetti anomalo, segnato dall'esplosione del coronavirus e da cadute inusuali in molti settori, compreso quello degli orologi.

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Il recupero c’è stato nei primo otto mesi

Per quel che riguarda il periodo gennaio-agosto 2021, l'export di orologi svizzeri è stato di 14,20 miliardi di franchi (13,05 miliardi di euro), con un aumento del 44,4% in rapporto allo stesso periodo del 2020 e con un incremento dello 0,7% rispetto ai primi otto mesi del 2019. Di nuovo, questa seconda percentuale viene considerata significativa dagli operatori, perché conferma il ritorno ai livelli pre pandemia.

Per quel che concerne i mercati, i traini principali sono ancora una volta Cina e Stati Uniti. L'Europa è a macchia di leopardo, con l'Italia che registra un buon rimbalzo nel mese di agosto e che negli otto mesi non ritrova ancora i livelli del 2019 ma almeno limita i danni.

Nel mese di agosto tra i dieci maggiori mercati solo Hong Kong e Giappone sono in negativo rispetto allo stesso mese del 2020; gli altri, Italia inclusa, sono chiaramente in positivo.

Questo invece l'andamento nella top ten in rapporto all'agosto del 2019: Cina +55,3%, Usa +19,6%, Hong Kong -26,2%, Regno Unito +3%, Germania -2,6%, Singapore -11,5%, Giappone -37%, Emirati Arabi +32,6%, Italia +5%, Francia -20,4%.

Il traino dei modelli più costosi

Per l'incremento complessivo registrato nel mese di agosto, anche rispetto al 2019, è stata determinante la gamma alta (prezzo all'export sopra i 3 mila franchi), che ha avuto un pur contenuto aumento rispetto ai livelli pre virus; in lieve flessione in rapporto al 2019 la gamma medio-alta (500-3 mila franchi), in contrazione la gamma media (200-500 franchi), in forte calo la gamma di base (sotto i 200 franchi). Sul versante dei primi otto mesi 2021, tutti i dieci maggiori mercati sono in marcato rimbalzo.

Ecco invece le percentuali della top ten rispetto al periodo gennaio-agosto del 2019: Cina +62,7%, Usa +25,4%, Hong Kong -24,3%, Giappone -14,1%, Singapore +1,8%, Regno Unito -10%, Germania -8,1%, Emirati Arabi +1,9%, Francia -16,1%, Italia -10,7%.

Per il polo elvetico orologiero la sfida è mantenere il buon ritmo riacquisito, se possibile rafforzando la ripresa anche al di fuori dei due traini ampiamente principali, Cina e Usa. La Federazione dell'industria orologiera svizzera (Fh) in questi mesi si è mantenuta prudente nelle previsioni – considerando anche le incertezze ancora legate alla pandemia nel mondo – ma ha lasciato abbastanza chiaramente intendere che chiudere l'intero 2021 in vicinanza o agli stessi livelli del 2019 (export di 21,7 miliardi di franchi annuali) sarebbe già una tappa nettamente positiva.

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