La rete solidale

In regione un terzo dei profughi ucraini Dagli alberghi 2.700 stanze a disposizione

Il 90% dei rifugiati trova ospitalità nelle case di privati o presso amici e parenti già residenti sul territorio lombardo. Foroni (Protezione civile): sosterremo le famiglie che accolgono i transfughi nelle loro abitazioni, non possono essere lasciate sole

di Sara Monaci

 Il Comune di Milano ha istituito un fondo aperto per le donazioni

3' di lettura

L’accoglienza lombarda nei confronti dei profughi ucraini che scappano dalla guerra è fatta di privati che aprono le loro porte: almeno il 90% dei rifugiati trova ospitalità in casa, o presso amici o familiari ucraini già residenti sul territorio regionale (solo nell’hinterland milanese ci sono 22mila residenti), o presso semplici cittadini lombardi. Nelle prossime settimane probabilmente saranno sempre più utilizzati anche le camere e i locali messi a disposizione dagli alberghi che hanno aderito alla manifestazione di interesse della Regione Lombardia. Al momento sono disponibili 2.700 camere, pagate da Palazzo Lombardia (in attesa di un rimborso governativo), di cui per ora solo 60-70 occupate. Gli altri, ma solo una minima parte pari a circa il 3% degli arrivi, vengono provvisoriamente ospitati presso i Cas, i centri di prima accoglienza per l’immigrazione coordinati da Prefettura e Comuni.

La Lombardia che accoglie

Ecco i numeri. La Lombardia ospita un terzo dei profughi ucraini in Italia. I numeri sono in continua crescita e per questo incerti. La settimana scorsa in Italia sono arrivati 65mila rifugiati (su 3,8 milioni usciti dall’Ucraina), e di questi quasi 20mila sono arrivati in Lombardia. La città di Milano, da sola, ne sta ospitando oltre 5mila. «Per il momento in Lombardia la situazione è sotto controllo, ovviamente la pressione maggiore è per i Comuni, inoltre va sottolineato che a breve dovremo occuparci di sostenere le famiglie che stanno ospitando i profughi, non possono essere lasciate sole», dice l’assessore lombardo alla Protezione civile Pietro Foroni.

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«Al Consolato - spiega il console ucraino a Milano Andrii Kartysh - continua a funzionare un call center e aiutiamo molte persone ad affrontare vari problemi. Le autorità locali man mano si stanno occupando della collocazione e della sistemazione delle persone: all’incirca l’85-90% dei nostri cittadini che arrivano vengono collocati nelle famiglie degli amici, parenti, conoscenti oppure nelle famiglie italiane». Il console tuttavia sottolinea che rispetto alle registrazioni ufficiali c’è una parte minore di arrivi fuori controllo. Al nodo della collocazione, infatti, si aggiunge quello delle procedure burocratiche: «Molte persone - aggiunge il console - aspettano quando possono per presentare i documenti per il permesso di soggiorno. Ogni giorno riceviamo tante persone che vengono per via dei documenti, il prolungamento dei passaporti, l’inserimento dei bambini nei passaporti dei genitori, oppure nel caso di smarrimento dei documenti prepariamo un apposito foglio consolare con la foto». Una situazione emergenziale a cui rispondere ogni giorno come si può, evitando le rigidità eccessive.

L’inserimento scolastico

Il vero nodo sarà l’inserimento scolastico dei minori. Il 40% di chi è arrivato a Milano, sottolinea l’assessore al Welfare Lamberto Bertolè, è rappresentato da minori «che dovranno essere inseriti a scuola, e che seguiremo con programmi e supporti linguistici speciali. Ora stiamo facendo una ricognizione». I bambini che vengono inseriti a scuola dovranno essere sottoposti anche alla corretta vaccinazione, anche se fortunatamente quella ucraina non è troppo dissimile alla nostra.

Il Comune di Milano è tra i più esposti in questa emergenza. Ha stanziato in prima battuta 900mila euro, poi ha istituito un fondo aperto per le donazioni. Ogni giorno Palazzo Marino deve gestire gli arrivi, per questo sono stati aperti altri due centri di accoglienza (in Viale Puglia e in Via Stella, con l’associazione Arca) che si aggiungono alla storica Casa Jannacci. «La nostra esperienza dice che nelle case di accoglienza la gente transita per periodi brevi, per poi spostarsi in altri territori». Dei 110 ospitati fino alla scorsa settimana in Casa Jannacci, 30-40 sono andati via per recarsi in altre regioni.

Pochi per fortuna i minori non accompagnati: numeri ufficiosi parlano di poco più di un centinaio, perlopiù adolescenti sotto i 18 anni. Per loro occorre seguire il percorso del tutorato imposto dal Tribunale dei minori.

La raccolta dei beni

Finora da Milano e dalle altre città sono partiti tir, organizzati perlopiù da ucraini impegnati nel settore della logistica, con beni di prima necessità da portare ai confini con Romania e Polonia. Ora è sempre più importante garantire anche una raccolta cittadina per supportare chi rimane qui. È l’appello di Palazzo Marino, che nel suo sito istituzionale indica gli hub, aggiornati ogni giorno, con l’elenco delle cose necessarie.

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