etichette a semaforo

In salita la battaglia dell’Italia: nasce in Europa il coordinamento pro-Nutriscore:

Francia, Spagna, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo (più la Svizzera) fanno fronte comune per convincere la Ue ad adottare i bollini che penalizzano il Made in Italy

di Micaela Cappellini

(guillaume_photo - stock.adobe.com)

2' di lettura

Si fa difficile la battaglia dell’Italia contro le etichette a semaforo sui prodotti alimentari, che danno bollino rosso o verde a seconda della quantità di grassi, sali e zuccheri presenti. Dopo che nei giorni scorsi anche la Spagna ha adottato la modalità a semaforo - il cosiddetto Nutriscore - come standard nazionale, ben sei Paesi europei che hanno scelto questo genere di etichetta hanno deciso di riunirsi in un coordinamento, per meglio far sentire la loro a Bruxelles. E si tratta di Paesi che contano: oltre alla Spagna, la Francia, il Belgio, la Germania, il Lussemburgo e i Paesi Bassi, cui si è aggiunta anche la Svizzera dove ha il suo quartier generale la Nestlè.

A comunicare la nascita del neonato coordinamento pro-Nutriscore è stato il governo del Lussemburgo, il quale ha reso noto che il comitato direttivo dell’organizzazione si è già riunito la prima volta il 25 gennaio, mentre il comitato scientifico ha avviato i lavori il 12 febbraio. L’obiettivo del coordinamento è quello di facilitare con procedure comuni l'uso del Nutri-Score da parte dei produttori di alimenti, in particolare le piccole imprese. Il comitato scientifico sarà inoltre incaricato di valutare l'evoluzione dello schema di etichettatura a colori in rapporto alle diverse linee guida nazionali sulle diete.

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L’etichetta a semaforo è sostenuta da tutte le principali multinazionali ed è osteggiata invece dai produttori delle più importanti Dop: dal Parmigiano al Prosciutto di Parma, dal vino all’olio extravergine di oliva, sono molti gli alimenti più tradizionali della dieta mediterranea che riceverebbero bollino rosso per via del loro contenuto di grassi, sali e zuccheri. Per questa ragione da tempo l’Italia - come governo e come associazioni dei produttori - porta avanti in Europa la battaglia per un’etichettatura diversa, che non tenga solo conto della percentuale di grassi o zuccheri ma anche delle quantità che di un determinato alimento vengono mangiate. Al momento, però, il nostro Paese è riuscito a portare dalla propria parte solo la Repubblica Ceca, Cipro, la Grecia, l'Ungheria, la Lettonia e la Romania: troppo pochi, e troppo poco influenti, per riuscire a spostare l’ago della bilancia.

Sul controverso tema delle etichette Bruxelles dovrà pronunciarsi soltanto nel 2022. Ad oggi, il Nutriscore - oltre ad essere spinto dalle grandi multinazionali - è stato già adottato a livello nazionale da Francia, Germania, Belgio, Olanda e ora anche dalla Spagna.

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