turismo e covid

In Sardegna ora piovono disdette. L’appello: «Regione sicura, i casi sono importati»

Federalberghi e Confindustria Turismo: «La Sardegna è vittima di un attacco. Evitare che settembre e una parte di ottobre finiscano a zero»

di Davide Madeddu

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Federalberghi e Confindustria Turismo: «La Sardegna è vittima di un attacco. Evitare che settembre e una parte di ottobre finiscano a zero»


3' di lettura

Calano i positivi certificati, aumentano i tamponi, e nonostante i controlli e l'attenzione dei comuni, fioccano le disdette delle prenotazioni turistiche. Per questo motivo Federalberghi e Confindustria turismo lanciano un appello per salvare quello che rimane della stagione turistica. Perché il rischio, come rimarcano i rappresentanti delle due categorie, è che da settembre ci sia il “vuoto assoluto”. Per Paolo Manca e Nicola Palomba, rispettivamente presidente di Federalberghi il primo e Confindustria turismo il secondo, “la Sardegna è vittima di un attacco senza precedenti”.

Confindustria e Federalberghi: evitare che settembre sia a zero

“Tutti sanno che nei giorni di Ferragosto le visite dell'isola portano il numero di abitanti ad incrementi enormi per milioni di unità - scrivono in una nota congiunta Federalberghi e Confindustria Turismo - e non rapportare questi grandi numeri a qualche decina di contagi non sembra giusto. Sappiamo infatti che altre regioni d'Italia stanno registrando un numero superiore di contagi rispetto all'isola”. Per i due imprenditori “non è nemmeno opportuno paragonare i rischi di chi decide di andare nelle poche discoteche disponibili e per qualche giorno aperte nell'isola con la sicurezza di una vacanza nei resort, per la maggior parte caratterizzati da un numero elevatissimo di metri quadrati per camera e tendenzialmente chiusi alle visite dei non alloggiati”.

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Nella nota rimarcano che “probabilmente si stanno scontando alcuni dissapori politici sui quali non vorremmo esprimerci e con i quali non abbiamo nessun legame o responsabilità”. Da qui la necessità di “un'inversione per evitare che settembre e una parte di ottobre finiscano a zero”. Situazione che “il settore del turismo non può permettersi”.

Nuovi casi in frenata e concentrati nel Nord dell’isola

Intanto l'ultimo bollettino ufficiale, diramato dall'unità di crisi della Regione Sardegna il 25 agosto, parla di 34 nuovi casi certificati nelle ultime 24 ore. Di questi la maggior parte riguarda sempre il nord dell'isola. Dagli amministratori regionali, così come dai sindaci dei diversi territori arrivano le prese di posizione in cui si fa riferimento al fatto che si tratta di contagi “importati”. Il sindaco di Arzachena Roberto Ragnedda, il comune turistico della Costa Smeralda, dopo l'incontro con il coordinatore dell'unità di crisi del nord dell'isola cerca di rassicurare: “Chi ha prenotato le vacanze ad Arzachena è al sicuro i contagiati presenti sono originati da casi importati e sono isolati”. Poi annuncia che “gesti di irresponsabilità non sono tollerabili, tantomeno gli assembramenti. Le forze dell'ordine e i volontari monitorano il territorio, ma è irrealistico pensare che possano vigilare ovunque 24 ore su 24, e con una media di circa 80mila persone presenti al giorno nel Comune di Arzachena”.

Stretta per garantire la sicurezza

Una stretta per garantire “vacanze sicure” arriva anche dai comuni dell'Ogliastra e da altri centri turistici dell'isola. Tra le misure adottate anche l'obbligo della mascherina in strada a tutte le ore. Dalla Regione, intanto, si annuncia un controllo incrociato tra chi è arrivato nell'isola e le dichiarazioni obbligatorie fornite al momento dello sbarco attraverso il portale di registrazione. Resta, al momento, da definire la questione relativa ai tamponi per chi parte e arriva nell'isola.

Turismo: in Italia già persi 220mila posti

“Ben 50mila imprese del comparto turistico italiano rischiano il fallimento a causa della perdita di solidità finanziaria con una contrazione del fatturato di almeno 12 miliardi di euro. Una mortalità imprenditoriale che non può non ripercuotersi inevitabilmente sul mercato del lavoro con una perdita diretta di ben 220 mila posti la cui metà è concentrata nei sistemi turistici del Nord a cui, ovviamente, va aggiunto l'intero indotto. Non va dimenticato, se a qualcuno fosse sfuggito, che nel primo trimestre del 2020, si è registrato il peggiore bilancio della nati-mortalità del sistema turistico degli ultimi 25 anni. E ancora l'anno non è concluso”. Lo dice in un'intervista all'Ansa il presidente dell'istituto Demoskopika Raffaele Rio.


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