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In Sardegna parco eolico al largo di Carloforte bloccato dalla capitaneria

di Davide Madeddu

 I progetti di Nora Ventu

2' di lettura

Il vento non manca ma la corsa alle rinnovabili si ferma in capitaneria. Almeno per il momento. Quattro delle conferenze di servizio, primo passo per il rilascio delle concessioni demaniali marittime per trent'anni si sono chiuse con un esisto negativo. Il tutto perché le richieste non erano accompagnate dalla valutazione di impatto ambientale. A fare i conti con questo rinvio i due progetti della Nora Ventu nata dalla partnership tra Falck Renewables e BlueFloat Energy con un piano da 1,4 Gw di capacità, per la realizzazione di due parchi eolici galleggianti in grado di alimentare 1,2 milioni di utenze e un investimento di 4 miliardi. E Seawind che, al largo di Carloforte, vorrebbe realizzare due parchi composti da 24 pale ciascuno e per una potenza (per ognuno) di 292 Mw. Per la Capitaneria il procedimento di valutazione di impatto ambientale costituisce «una fase fondamentale e imprescindibile al fine di stabilire la richiesta compatibilità delle strutture costituenti l'impianto con le altre attività marittime tra le quali le rotte migratorie del tonno e l’eventuale impatto di campi elettromagnetici con la pesca».

A manifestare perplessità e sollevare criticità per i parchi, sono stati da subito gli amministratori locali e anche le associazioni ambientaliste. Criticità che si sono trasformate in richieste di opposizione ai progetti.

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«Concordiamo con la necessità di attendere gli esiti della Via (in capo al Mite) prima della conclusione dei procedimenti - fanno sapere i manager –. Stiamo lavorando per organizzare le analisi marine propedeutiche allo studio di impatto ambientale, coinvolgendo anche enti di ricerca sul territorio. Come diciamo dall’inizio, vogliamo che questo percorso sia condiviso con il territorio, in modo che porti benefici e vantaggi reali in questo momento così difficile per tutti». Vincenzo D’Elia, amministratore delegato della Sea Wind Italia guarda al vento che definisce il petrolio del Mediterraneo: «C'è un potenziale immenso rappresentato da una striscia larga 40 chilometri e lunga 300, in grado di produrre energia in quantità tale da renderci autonomi – dice –. L’esito della fase istruttoria è negativo perché ci sono posizioni inconciliabili, ma non ferma niente e rimanda tutto al Mite. Ovviamente, per proseguire stiamo aspettando la disposizione per andare avanti nel rispetto delle normative e delle procedure».

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