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In sei città un piano della Salute per combattere le malattie dell’inquinamento

Il viceministro Sileri vuole correlare le contaminazioni con le malattie più ricorrenti a Trieste, Balangero, Piombino, Falconara, Manfredonia e Siracusa

di J.G.

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(Ansa)

Il viceministro Sileri vuole correlare le contaminazioni con le malattie più ricorrenti a Trieste, Balangero, Piombino, Falconara, Manfredonia e Siracusa


4' di lettura

Sei luoghi ad alto inquinamento saranno il campo sperimentale del Programma di sanità pubblica ecologica. Un programma che il ministero della Salute e il viceministro Pierpaolo Sileri (che è un medico) vogliono poi poter adottare come modello da replicare. In sostanza, «si tratta di condurre un censimento accurato delle malattie ricorrenti nelle zone ad alto inquinamento, per potervi leggere una correlazione con le sostanze più pericolose», spiega Sileri.

Sul programma il viceministro sta coinvolgendo anche il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

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Da Trieste in giù

I sei luoghi dove sperimentale l’eco-sanità, cioè la sanità pubblica correlata con i fattori ambientali, sono poli petrolchimici o Sin, sigla di siti di interesse nazionale, cioè luoghi dove c’è un’eredità pesante di contaminazione.

Ecco Trieste, nel quartiere di Zaule dove dagli anni ’30 gino agli anni ’80 c’era la raffineria Aquila, acquisita dalla Total e infine alla Monteshell (il progetto stima la presenza nel suolo e nel sottosuolo di metalli, idrocarburi policiclici aromatici, diossine, mercurio, policloro-bifenili, fitofarmaci e fenolo, amianto).
In Toscana ecco Piombino con la siderurgia (il progetto del viceministro Sileri parla di inquinamento atmosferico da polveri, idrocarburi policiclici aromatici, benzene, ossidi di azoto e di zolfo; inquinamento della falda con arsenico, cromo totale, mercurio, piombo, rame e zinco e del suolo con arsenico, cromo esavalente, ferro, manganese, alluminio, boro); nell’Anconetano c’è la raffineria di Falconara Marittima (il progetto ipotizza presenza di idrocarburi leggeri e pesanti, metil-t-butil etere, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici), in Piemonte a Balangero (Torino) c’è la principale miniera italiana di amianto poi diventata discarica autorizzata di amianto (ipotesi di inquinamento causato dalla presenza di discariche e di miniera di amianto).Nel Mezzogiorno ci sono Manfredonia (Foggia) con ciò che vi aveva abbandonato la petrolchimica (il progetto ipotizza presenza nel suolo di benzene, etilbenzene, toluene, xilene, caprolattame, Ipa, arsenico, mercurio, piombo e zinco, mentre nelle acque di falda presenza di benzene, etilbenzene, toluene, xilene, caprolattame, idrocarburi policiclici aromatici, arsenico, mercurio, zinco, alluminio, nichel, piombo, nonché azoto ammoniacale) e Siracusa con il polo delle raffinerie e della petrolchimica di Priolo (il progetto parla di contaminazione dei suoli e delle falde derivante principalmente dalla presenza di metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici).
Ma Sileri guarda anche ad altre zone, come per esempio Napoli Est dove c’è quanto rimane di quella che fu la grande raffineria della Mobil, oppure la Terra dei Fuochi tanto cara al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

Scoprire gli inquinanti

«Il primo passo sarà individuare e caratterizzare i luoghi dal punto di vista degli inquinanti presenti nell’ambiente, con monitoraggio degli istituti zooprofilattici», avverte Sileri. «Poi bisognerà condurre il biomonitoraggio e la valutazione dei nessi di causalità tra ambiente e salute, coinvolgendo anche gli istituti di ricerca clinica Irccs. Infine interventi di prevenzione e presa in carico, di cui prevenzione primaria, ovvero la minimizzazione del rischio e secondaria con diagnosi precoce».

La prevenzione primaria

Con la locuzione “diagnosi precoce” molte persone pensano agli esami che permettono di scoprire le malattie al loro esordio. «Quella è prevenzione secondaria, cioè sorprendere una malattia già in corso prima che diventi intrattabile. Noi invece vogliamo fare in modo — aggiunge Sileri — di creare la prevenzione primaria: cioè vogliamo evitare fin dall’origine le condizioni che inducono la malattia. La salute non è solamente la cura di una malattia ma, soprattutto quando si parla di tagliare le spese nella sanità, si tratta di prevenire del tutto i motivi che portano le persone ad ammalarsi».

Per diverse affezioni gravi sono state individuate correlazioni con l’ambiente, come il fumo con il cancro al polmone, come il fumo sommato con l’alcol per il cancro della vescica, come l’amianto con il terribile mesotelioma pleurico.

Allargare l’esperienza

Ci sono già altre esperienze simili che possono essere di spunto. Per esempio vi sono i Registri dei Tumori, che con un interessamento personale di Pierpaolo Sileri ora verranno unificati in un registro nazionale.
C’è anche l’esperienza importante delle diverse edizioni degli studi epidemiologici come lo studio Sentieri , che è stato condotto nei luoghi più inquinati d’Italia dei Siti di interesse nazionale per capire le correlazioni fra contaminazioni ambientali e ricorrenze delle malattie.
Sono esperienze importanti che l’eco-sanità intende rendere replicabili e applicabili anche ad altri territori.

Il programma

Il programma di ricerca-azione su salute e ambiente è volto a sviluppare e sperimentare in aree territoriali selezionate un modello di sanità pubblica ecologica improntato ai principi della Global Health e focalizzato sul monitoraggio dell'esposizione a inquinanti ambientali con conseguenze dannose per la salute, e sull'implementazione di interventi multisettoriali di prevenzione e presa in carico dei bisogni sanitari delle popolazioni residenti.

Si tratta di costruire un sistema di rilevazione che vada a quantificare e monitorare nel tempo gli effetti dell'esposizione ambientale in termini di assorbimento, accumulo e danno per la salute, mediante l'impiego di biomarcatori (previsto anche il coinvolgimento degli Irccs).
Un simile sistema di monitoraggio è stato predisposto in forma sperimentale nell'ambito del progetto Spes e si basa sull'utilizzo di biomarcatori, diversi per tipologia di sito, e quindi in base alla presenza di specifici inquinanti ambientali provenienti da insediamenti produttivi diversi (impianti siderurgici, raffinerie, centrali elettriche)
Poi saranno realizzate indagini campionarie per la rilevazione dei biomarcatori nell'organismo umano, anche in relazione a gradienti di impatto ambientale.Nell'ambito delle attività di biomonitoraggio, potranno essere effettuate analisi non invasive su diversi fluidi biologici (es. sangue, liquido seminale), al fine di valutare i segni più precoci di danno degli inquinanti sulla salute generale e riproduttiva.

Dai dati sarà possibile individuare modelli di intervento che devono potersi sviluppare lungo tutte fasi della prevenzione: prevenzione primaria (minimizzazione del rischio), attraverso opere di decontaminazione e riqualificazione ambientale, piani di riconversione degli impianti in senso ecologico, interventi urbanistici, aperti alla partecipazione attiva di diverse figure professionali a livello locale (operatori sanitari, urbanisti, geografi, geologi,

esponenti del mondo produttivo ecc.); prevenzione secondaria (diagnosi precoce) e terziaria (riduzione degli esiti), di più stretta competenza del servizio sanitario.

Riproduzione riservata ©
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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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