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In una settimana Piazza Affari ha ceduto il 5,36%, spread passato da 284 a 309 punti

di Andrea Fontana e Stefania Arcudi


Lo spauracchio per Piazza Affari? Il «taglio» delle agenzie di rating

7' di lettura

La settimana di Piazza Affari si è chiusa con toni negativi, sulla scia dell'allargamento dello spread tra i rendimenti dei BTp decennali e i Bund di pari scadenza, innescato dallo scontro tra il Governo italiano e Bruxelles sulla manovra e dalle turbolenze dei mercati (segui qui l'andamento degli indici).

Il Vecchio Continente è stato penalizzato dal calo settimanale di Wall Street, che venerdì ha tentato il recupero dopo le trimestrali positive di JPMorgan, Citigroup e Wells Fargo (Dow Jones +1,13%, Nasdaq +2,29%, S&P +1,41%).

La settimana è stata segnata anche dal braccio di ferro commerciale Usa-Cina, nonostante qualche segnale distensivo arrivato tra giovedì e venerdì (la Casa Bianca starebbe lavorando a un incontro tra il presidente Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping durante il G20 di fine novembre). Venerdì lo spread è cresciuto a 309,8 punti, contro i 284,5 di una settimana prima, mentre il rendimento dei titoli decennali italiani è salito al 3,598%, contro il 3,409% del 5 ottobre e il 2,099% di fine 2017. Sul fronte dei cambi, l'euro è tornato a rafforzarsi sul biglietto verde, chiudendo la settimana in rialzo dello 0,29% a 1,1554 dollari (si attestava a 1,1608 dollari a fine settembre e a 1,1683 dollari a fine giugno).

Il Ftse Mib, che ha terminato la seduta di venerdì in ribasso dello 0,52%, ha archiviato la settimana con un ben peggiore -5,36% (questo ha portato il calo da inizio anno all'11,89%). La performance di Milano è stata la peggiore tra i listini europei: Parigi nell'ottava ha perso il 4,91%, Madrid il 3,8%, Francoforte il 4,86% e Londra il 4,41%. A gravare sui listini sono stati un po' tutti i principali comparti, con le auto (-5,3% nell'ottava lo Stoxx Europe 600 Automobiles), il comparto chimico (-6,95%), delle costruzioni (-6,27%), dei servizi finanziari (-7,19%) e tecnologico (-6,16%) a pagare il conto maggiore. Anche in Italia gli andamenti sono stati analoghi, con il comparto bancario fortemente penalizzato (-4,73% nella settimana il Ftse Italia All Share Banks). Sul Ftse Mib, su base settimanale, sostanzialmente non si è salvato nessun titolo: i cali meno vistosi sono stati quelli di Telecom Italia (-1,23%, ma comunque a livelli vicini ai minimi dal 2013), Snam Rete Gas (-2,17%) e Atlantia (-2,26%), mentre i più marcati sono stati quelli di Finecobank (-13,33%), di Moncler (-15,61%) e Ferrari (-12,91%). Il comparto del lusso, a cui la casa di Maranello è associata per via dei propri multipli, ha subito forti perdite nella settimana, dopo un report negativo di Morgan Stanley e sulla possibilità che la Cina riduca nei prossimi mesi gli acquisti di beni di lusso.

Venerdì sul Ftse Mib bene Pirelli, giù Telecom
Nell'ultima seduta della settimana a Piazza Affari hanno svettato Pirelli & C(+3,08%) e Buzzi Unicem (+2,67%), in rimbalzo dopo i cali precedenti, e hanno ritrovato tono le banche, con Carige a +6,52%, dopo l'apertura del Cda a una possibile aggregazione. Le banche, che nelle sedute precedenti erano state tra le più penalizzate dalle turbolenze dei mercati, hanno recuperato terreno. Banco Bpm (+1,76%) e Bper Banca (+0,76%) sono state le migliori, mentre hanno limitato le perdite Unicredit (-0,2%) e Intesa Sanpaolo (-0,39%). In aumento i petroliferi, sulla scia del rimbalzo del petrolio, con Saipem (+0,83%) e Tenaris (+0,07%) che hanno invertito la tendenza rispetto ai forti ribassi di ieri. Sotto la parità invece Eni (-0,57%), che pure aveva avuto un giudizio positivo da Equita (ha confermato il rating «buy» e ha alzato l’obiettivo di prezzo a 19,5 euro per azione, nella convinzione che la società potrà aumentare la remunerazione dei soci). Sul FTSE MIB sono invece andate male Telecom Italia (-2,39%), in altalena nelle ultime sedute, ma comunque vicina ai minimi dal 2013, Finecobank (-1,89%) ed Enel(-1,33%), che risente della frenata del comparto delle utility in Europa. Debole anche Campari (-1,31%): il gruppo ha annunciato una partnership con Tmall, il marketplace business-to-consumer di Alibaba, ma secondo gli analisti l’operazione avrà un impatto trascurabile sui volumi.

Buona performance per Astaldi, prese di profitto su Bialetti
Sempre venerdì, fuori dal listino principale, oltre alla buona performance di Carige, da segnalare l'accelerata di Astaldi(+5,04%), che ha recuperato dopo i cali di ieri, innescati dalle preoccupazioni per possibili divergenze tra i consiglieri sul piano di riassetto, poi smentite dalla società. Prese di beneficio su Bialetti (-10%), che ieri ha guadagnato più del 10% dopo l'investimento da 40 milioni di euro del fondo Och-Ziff Capital Investments.

Venerdì in Europa deboli le utility
Nel Vecchio Continente, nell'ultima seduta della settimana, sono andate male le utility (-1,5% l'indice di settore Euro Stoxx 600 Utilities), con le spagnole a guidare i ribassi. A Parigi Engie ha ceduto l'1,52%, mentre a Madrid il gruppo del gas Enegas ha ceduto il 2,93% e quello delle elettricità Endesa il 4,01% a causa di alcuni emendamenti sfavorevoli al comparto contenuti nell'ultima legge di bilancio spagnola. A passo lento anche il comparto delle telecomunicazioni (l'indice di settore Euro Stoxx 600 ha perso lo 0,98%), ma a Londra il colosso Vodafone (+0,01%) è riuscito a mantenersi sulla parità, mentre a Madrid Telefonica ha perso lo 0,9%. Deboli le banche: a Parigi Societe Generale e Credit Agricole hanno perso rispettivamente l'1,14% e lo 0,72%, a Francoforte Deutsche Bank ha perso lo 0,79%, mentre a Londra Lloyds Banking ha guadagnato lo 0,43% e Barclays ha ceduto l'1,79%.

Asia in recupero: export Cina e segnali meno tensione Washington-Pechino
Il movimento in recupero dei mercati asiatici è stato favorito da una parte dai dati cinesi sulla bilancia commerciale (31,6 miliardi di surplus) con una accelerazione dell'export a settembre (+14,5% rispetto allo stesso mese del 2017) e dall'altra dalle indiscrezioni sulla volontà dell'Amministrazione Trump di organizzare un incontro tra il presidente Usa e quello cinese in occasione del G20 di Buenos Aires a fine novembre. Inoltre - sottolineano gli analisti di Mps Capital Servicese - stando ad un articolo apparso su politico.com, sembra che il Tesoro Usa non abbia intenzione di attribuire alla Cina la denominazione di "currency manipulator", «un rumor che se confermato (lo sapremo il prossimo lunedì) andrebbe nella direzione di distendere parzialmente i nervi e può aver offerto supporto al recupero del future sullo S&P500 nelle contrattazioni asiatiche». Secondo CMC Markets, i dati sull'export cinese aggiungono «peso alla tesi del presidente Trump secondo cui gli Stati Uniti devono riequilibrare le proprie relazioni commerciali con la Cina», tuttavia le posizioni attribuite a ufficiali del Tesoro Usa sul tema della manipolazione dello yuan hanno contribuito alla seduta di recupero dei listini asiatici. La Borsa di Hong Kong ha guadagnato il 2,2%, Seul l'1,5%, Shanghai lo 0,9%.

JpMorgan, terzo trimestre sopra le attese. Anche Citi batte stime
Nel terzo trimestre JPMorgan Chase, prima delle grandi banche americane a pubblicare i risultati, ha visto salire l'utile netto del 24,5%, superando le previsioni, grazie alle attività consumer, che hanno bilanciato l'indebolimento di quelle di trading. Come si legge in una nota, nei tre mesi a settembre l'istituto ha messo a segno profitti per 8,38 miliardi di dollari, 2,34 dollari per azione, contro i 6,732 miliardi, 1,76 dollari per azione, dello stesso periodo dell'anno
scorso. Gli analisti attendevano un dato a 2,25 dollari.

Nel terzo trimestre Citigroup, come anche JPMorgan Chase nelle ore precedenti, ha battuto le stime degli analisti con profitti in rialzo del 12%, grazie anche alla politica di riduzione dei costi e al miglioramento del fatturato da trading. Come
si legge in una nota, nei tre mesi a settembre la banca newyorkese ha messo a segno profitti per 4,622 miliardi di dollari, 1,73 dollari per azione, in rialzo dai 4,133 miliardi, 1,42 dollari per azione, dello stesso periodo dell'anno scorso e meglio degli 1,69 dollari attesi dagli analisti. Il fatturato è rimasto sostanzialmente invariato a 18,389 miliardi, contro i 18,419 miliardi dello stesso
periodo del 2017, ma al di sotto dei 18,45 miliardi previsti dal consensus.

Nel terzo trimestre Wells Fargo ha realizzato un utile per azione sale da 0,83 a 1,13 dollari. Il fatturato della quarta banca statunitense è stato pari a 21,94 miliardi di dollari, in leggero aumento rispetto ai 21,8 dello stesso periodo
dell'anno precedente.

Prezzi all'importazione Usa in rialzo, giù fiducia consumatori
I prezzi all'importazione negli Stati Uniti sono cresciuti a settembre più delle previsioni, sulla scia di un deciso aumento dei prezzi del carburante (+4,1%). Stando a quanto reso noto dal dipartimento del Lavoro americano, il mese scorso i prezzi all'importazione hanno registrato un rialzo dello 0,5%, il primo aumento da maggio, contro attese per un incremento dello 0,3%. Su base annuale, ovvero rispetto al settembre 2017, il dato è in rialzo del 3,5% (a luglio il dato era salito del 4,8%, l'incremento annuo maggiore dal febbraio 2012). Sul fronte consumi, a metà ottobre gli americani si sono dimostrati leggermente meno ottimisti a fine settembre. L'indice sulla fiducia redatto mensilmente dall'Università del Michigan, è sceso a 99 punti, contro i 100,8 punti della lettura preliminare di settembre e i 100,1 del dato finale del mese scorso(era stata la terza migliore lettura dal 2004). Gli analisti attendevano un dato a 100 punti.

Btp, spread risale a 309 punti. Rendimento 10 anni a 3,59%
Di nuovo in rialzo e sempre sopra la soglia psicologica dei 300 punti base lo spread BTp/Bund. Il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano (Isin IT0005340929) e il Bund benchmark, jha chiuso a 309 punti base, dopo l'avvio a 302 e dai 305 della chiusura di ieri. In rialzo anche il rendimento del BTp benchmark decennale che ha finito al 3,59%, dopo l'apertura al 3,55% e il 3,58% di ieri.

Euro/dollaro stabile sotto 1,16. Rimbalza il petrolio
Sul mercato valutario, l'euro/dollaro resta sotto 1,16 e scambia in linea con le quotazioni di ieri sera a 1,1591 (1,1593 ieri sera). Euro/yen a 130,29 (da 130,04). Dollaro/yen a 112,16 (112,39). Petrolio al rimbalzo a 81,37 nel Brent dicembre (+1,4%) e a 71,86 nel Wti novembre(+1,2%). Ieri il barile di greggio aveva toccato i minimi dal 21 settembre scorso a causa del nuovo incremento delle scorte americane.

Borsa di Tokyo riparte dopo ko: Nikkei chiude a +0,46%
Chiusura in territorio positivo per la Borsa di Tokyo dopo il brusco calo, del 3,89%, registrato nella giornata di ieri. L'indice Nikkei ha registrato un rialzo dello 0,46%, cioè 103,80 punti in più, e concluso le contrattazioni a 22.694,66 punti. L'indice più ampio Topix, che comprende tutti i titoli della prima tabella, e' salito dello 0,03% (+0,59 punti) e ha concluso a 1.702,45 punti. Entrambi gli indici, per buona parte della giornata, erano stati in territorio negativo. Sul fronte delle valute, a fine giornata, il dollaro è stato scambiato a 112,38 yen rispetto ai 112,18 yen della seduta precedente. L'euro è salito a 130,25 yen contro i 129,58 yen di giovedì. Un elemento che gioca a favore delle grandi aziende esportatrici nipponiche.

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