TELECOMUNICAZIONI

In Tim escono 1.300 lavoratori nel 2021: in 3 anni 6mila uscite

La società ha raggiunto con i sindacati l’accordo per una riduzione del personale in base all’art.4 della Legge Fornero, sulla falsariga dell’accordo fatto per il 2019 e per il 2020 - Lavoro smart per 36mila lavoratori. L’hr manager Luciano Sale: «Cambia il rapporto tradizionale con l’ufficio»

di Cristina Casadei

default onloading pic

3' di lettura

Nella riorganizzazione del lavoro di Tim spuntano 1.300 nuove uscite volontarie per chi maturerà i requisiti pensionistici entro il 2026. Il veicolo che accompagna l’operazione è l’articolo 4 della Legge Fornero che fa leva sullo strumento dell’isopensione, lo stesso utilizzato nel precedente biennio (2019 e 2020), quando sono uscite oltre 4.700 persone. Entrando nel dettaglio dei numeri, infatti, nel solo 2020 il perimetro occupazionale dell’azienda, in Italia, si è ridotto di più di 2.586 unità. Nel 2019, invece, sono uscite, sempre su base volontaria, 2.151 persone. In totale parliamo quindi di 4.737 uscite. Aggiungendo le 1.300 concordate ieri si superano le 6mila nell’ultimo triennio. L’accordo raggiunto con i sindacati rientra in un generale piano di riorganizzazione che da un lato guarda alle nuove modalità di lavoro, su cui Tim ha fatto scuola con l’accordo sullo smart working raggiunto con i sindacati la scorsa estate, dall’altro lato guarda alle nuove competenze necessarie in azienda su cui sono in corso importanti progetti di riconversione attraverso l’Academy interna e in collaborazione con diversi atenei come UniversiTim, e dall’altro ancora guarda alla riduzione dei costi. Come hanno sottolineato anche i sindacati (Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil) il costo dell’operazione è completamente a carico dell’azienda, mentre per i lavoratori si apre la possibilità di uscire con 5 anni e mezzo di anticipo.

Il modello agile di Tim

Sul capitolo smart working Luciano Sale, hr, organization & real estate director di Tim, spiega che l’aspetto positivo della crisi sanitaria, se se ne può trovare uno, «è sicuramente la fortissima spinta verso la digitalizzazione che ha contribuito a modificare prassi lavorative immutate da decenni. Ha aiutato le aziende ad abbattere le ultime barriere tecnologiche e culturali che limitavano l’accesso al lavoro agile, uno strumento che non può più essere considerato solo un elemento di welfare aziendale perché si è rivelato una preziosa garanzia di Business Continuity, di tutela della salute, di contributo a favore della sostenibilità ambientale e dell’economia del Paese. All’interno di Tim il lavoro agile era una prassi consolidata già prima della pandemia e l’emergenza ci ha portati ad estenderlo a quasi tutti i mestieri».In ogni caso, ha aggiunto Sale, «l’attenzione delle aziende deve essere quella di non replicare il modello del lavoro d’ufficio spostandolo semplicemente in un’altra sede, ad esempio la casa. L’investimento in tecnologia per le aziende che intendono adottare i nuovi modelli di lavoro flessibili è alto, ma inevitabile perché abilita le persone a lavorare in modo diverso. I modelli organizzativi di lavoro cambiano, e con loro deve evolversi anche la dotazione tecnologica per chi lavora da remoto. Non solo pc e smartphone aziendali ma, ad esempio, connessione veloce, archivi digitalizzati e piattaforme di videoconferenza semplici da utilizzare».

Loading...

36mila lavoratori da remoto

In questa fase emergenziale «36.000 persone del gruppo Tim stanno lavorando da remoto e possono farlo grazie alla tecnologia e all’investimento formativo fatto per mettere ciascuno in grado di svolgere le proprie attività in modo diverso rispetto a prima. Questa esperienza ci ha suggerito di prevedere - anche dopo l’emergenza - modelli organizzativi capaci di coniugare gli aspetti positivi sia del lavoro in sede che di quello da remoto, garantendo sempre il diritto alla disconnessione, come anche quello all’inclusione. Con queste importanti consapevolezze è nato il nuovo modello organizzativo di lavoro agile di Tim che si basa sull’alternanza di lavoro dentro e fuori i locali aziendali. Abbiamo previsto infatti due modalità a seconda dei ruoli ricoperti: uno prevede 1 settimana in sede e 1 in lavoro agile e un altro prevede nell’arco di una stessa settimana 3 giorni in sede e 2 in lavoro agile. Cambia anche il rapporto tradizionale con l’ufficio: non si lavorerà più nella stessa stanza tutti i giorni, non si avrà più una scrivania assegnata», dice il manager.

Il remix generazionale

Per Tim adesso si apre la possibilità di un importante remix generazionale e professionale che permetterà all’azienda di assumere, abbassando l’età media (oltre 51 anni) e introducendo figure professionali specifiche utili all’innovazione ed alla digitalizzazione. Questa fase ha imposto a tutti non solo di imparare un nuovo modo di lavorare ma anche di avere nuove competenze, dall’analisi dei big data alla commercializzazione online, all’assistenza multicanale. Grazie al contratto di espansione, lo scorso anno Tim ha fatto 700 assunzioni e più di un milione di ore di formazione. Le prossime tappe adesso sono l’assemblea di fine mese e poi il nuovo piano industriale con cui riprenderà il percorso di assunzioni e riconversioni, di cui le ultime 1.300 uscite concordate con i sindacati rappresentano la premessa.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti