Intesa Regione-Confindustria

In Toscana nasce il customer service per le multinazionali

L'obiettivo dell'accordo è creare rapporti più solidi e strutturati per conoscere in anticipo le criticità e i rischi che le imprese estere devono affrontare

di Silvia Pieraccini


default onloading pic
Le multinazionali hanno in Toscana un ruolo di rilievo perché producono il 12,2% del valore aggiunto regionale impiegando il 5,8% degli addetti totali

3' di lettura

Gucci (gruppo Kering) corre come mai prima d’ora trainato dalla pelletteria. Lilly Italia (Eli Lilly) vola con la produzione di insulina. L’acqua Panna (Nestlè) investe e punta all’estero. Le turbine del Nuovo Pignone (Baker Hughes) incassano ordini miliardari.

Sono tante le multinazionali che in Toscana hanno trovato l’ambiente favorevole allo sviluppo, investono e assumono. Ma a fronte di questi esempi di crescita e dialogo col territorio, ci sono, soprattutto negli ultimi tempi, casi delicati che richiedono azioni e cure “su misura”. Dalla Bekaert, produttore di filo d’acciaio per pneumatici, che ha abbandonato lo stabilimento di Figline Valdarno ancora in cerca di reindustrializzazione; all’acciaieria ex Lucchini di Piombino, in attesa di rilancio da parte del gruppo indiano Jsw Steel dopo le delusioni lasciate dal precedente proprietario, l’algerino Issad Rebrab.

Dalla ex-Continental di Fauglia (Pisa), che fa iniettori per auto a benzina e ipotizza la riconversione e il dimagrimento dello stabilimento, fino alla Whirpool, che a Siena produce congelatori a pozzo e frigoriferi d’alta gamma e rischia di essere investita dai venti freddi legati alle strategie italiane del gruppo di elettrodomestici. Sono vicende che hanno spinto Regione Toscana e Confindustria nazionale e regionale - nel gennaio scorso avevano firmato un protocollo d’intesa sull’attrazione degli investimenti esteri poi replicato in altre regioni - a dare il via a una nuova stagione di rapporti con le multinazionali presenti sul territorio. Relazioni più strette e strutturate, per conoscere in anticipo le criticità e i rischi da affrontare, captare necessità e bisogni anche occupazionali, avere il polso della loro soddisfazione. «Vogliamo creare una sorta di customer care per gli investitori esteri - annuncia Fabrizio Monsani, presidente di Confindustria Firenze e coordinatore della commissione Multinazionali e investitori esteri di Confindustria Toscana - e lo faremo con un’indagine conoscitiva sul ruolo dei grandi gruppi presenti, che mostrerà anche gli indicatori che potrebbero segnalare un allarme».

Lo studio, affidato all’Irpet, viene annunciato in un seminario sugli investimenti esteri in programma lunedì 9 dicembre nella sede della Regione Toscana, cui parteciperanno, oltre allo stesso Monsani, il presidente regionale Enrico Rossi, la vicepresidente di Confindustria Licia Mattioli e il sottosegretario allo Sviluppo economico, Gian Paolo Manzella. «L’obiettivo è la retention, cioè il mantenimento sul territorio degli investitori già presenti - aggiunge Monsani - intercettando le loro esigenze, ad esempio sul fronte delle figure professionali, e supportando la Regione nelle scelte di politica industriale».La sua idea è che le multinazionali debbano essere, da un lato, sostenute e, dall’altro, «usate» dal territorio per fare cultura alle piccole e medie imprese. «I grandi gruppi hanno antenne globali - spiega Monsani, che è consigliere di amministrazione della multinazionale Thales Italia - e grazie a questo possono aiutare a capire scenari, mercati e tendenze. Ma possono anche far crescere, dal punto di vista culturale, le piccole e medie aziende che lavorano per loro, e questa crescita può diventare un importante fattore per attrarre nuovi investitori: trovare imprese che sanno prendersi in carico un pezzo del processo produttivo è strategico».

In Toscana le aziende a partecipazione estera (dati 2016) sono circa 600 con quasi 50mila addetti e 22,5 miliardi di fatturato. Il valore aggiunto prodotto dalle attività multinazionali - secondo il report sulle grandi imprese estere in Italia appena realizzato da Confindustria - è pari al 5,4%, contro il 38% della Lombardia, il 14,7% del Lazio, l’8,6% del Piemonte, il 7,8% del Veneto e il 6,9% dell’Emilia-Romagna. Nelle prime cinque regioni si concentra quasi il 70% degli addetti e i tre quarti del valore aggiunto realizzato in Italia dalle imprese a controllo estero. La Toscana si piazza dunque al sesto posto. Le multinazionali hanno però un grande peso sul territorio, perché producono il 12,2% del valore aggiunto regionale impiegando il 5,8% degli addetti totali.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...