emergenza coronavirus

In trincea con contratti precari: ecco le 20mila assunzioni a rischio nella Sanità

Il decreto chiude la porta a qualsiasi percorso di stabilizzazione per i camici bianchi che decideranno di rispondere alla “chiamata”. No anche a straordinari pagati di più per il personale sanitario già operativo

di Marzio Bartoloni

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Il decreto chiude la porta a qualsiasi percorso di stabilizzazione per i camici bianchi che decideranno di rispondere alla “chiamata”. No anche a straordinari pagati di più per il personale sanitario già operativo


2' di lettura

Arrivano risorse (650 milioni) e corsie veloci per assumere i 20mila medici e infermieri chiesti dalle Regioni per dare il cambio a chi sta in trincea e coprire così i buchi li dove serve di più nel pieno dell'emergenza coronavirus. Peccato che il decreto legge Sanità n.14 appena approdato sulla Gazzetta Ufficiale - quella del 9 marzo - chiuda la porta a qualsiasi percorso di stabilizzazione per i camici bianchi che decideranno di rispondere alla “chiamata” alle armi contro il coronavirus. No anche a straordinari pagati di più per il personale sanitario già operativo.

Incarichi di un anno non rinnovabili
Nel decreto c’è dunque il via libera dunque solo a soluzione precarie: il rischio dunque che gli avvisi pubblici degli ospedali siano in parte disertati è più che concreto. In particolare l'articolo 2 non prevede più, come nelle prime bozze, la possibilità di una stabilizzazione dopo 2 anni di contratto a tempo determinato da trasformare in indeterminato, bensì solo la possibilità per gli ospedali di prevedere «durante la vigenza dello stato di emergenza» incarichi individuali della durata di 1 anno non rinnovabili. Con il solo beneficio che questi incarichi potranno costituire «titoli preferenziali nelle procedure concorsuali per l'assunzione presso le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale». Un contentino dunque.

Si anche a contratti di 6 mesi senza tutele
Resta in piedi poi, come nelle bozze, l'articolo 1 del decreto legge che come canale prioritario per assoribire più personale sanitario prevede la possibilità di ricorrere a contratti di lavoro autonomo di 6 mesi, anche co.co.co., prorogabili fino al 2020 nel caso l'emergenza continuasse. Una corsia questa aperta anche ai giovani medici specializzandi del quarto e quinto anno. Contratti precari che Carlo Palermo segretario di Anaao Assomed, principale sigla sindacale, definisce «usa-e-getta» e che non forniscono tutele assicurative : «Non possono essere la risposta perché scarsamente attrattivi, sia per la forma contrattuale sia per lo stipendio che si prefigura al massimo ribasso in una situazione di alto rischio professionale». Il decreto in Gazzetta tra l'altro non prevede, come sembrava in un primo momento, di pagare di più gli straordinari al personale sanitario (si ipotizzava un 50% in più).

Occasione persa
Per il segretario di Anaao Assomed Palermo il decreto appena approvato è in parte una occasione persa: «Non possiamo perdere l'occasione di implementare le dotazioni di personale del Ssn. Entro il 2025 usciranno per pensionamento circa 40 mila medici dipendenti del Servizio sanitario. I contratti libero professionali saranno un flop.

Consiglio alle amministrazioni delle aziende sanitarie - aggiunge Palermo - di puntare decisamente alle assunzioni a tempo indeterminato ove possibile ovvero ad assunzioni a tempo determinato di 1 o 2 anni da trasformare con provvedimenti successivi in tempo indeterminato. Nel decreto traspaiono i niet del Mef e i paletti del Miur. Siamo in guerra, non è più il tempo per queste insensate limitazioni».

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