politica 2.0

In Umbria foto di gruppo dell’alleanza (senza Renzi)

di Lina Palmerini


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Il ministro della salute Roberto Speranza, il segretario del Pd Nicola Zingaretti, il candidato civico alle elezioni regionali Vincenzo Bianconi, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, all'Auditorium San Domenico (Ansa)

2' di lettura

Anche se Renzi dice che «non staccherà la spina» e Di Maio assicura che ha «chiarito» con Conte, le tensioni non sono affatto finite. Anzi potrebbero perfino crescere dopo l’esito delle elezioni in Umbria su cui la maggioranza parte in svantaggio visto che in quella regione, alle scorse europee, il centro-destra era già andato oltre il 51 per cento. Strascichi se ne potrebbero sentire durante il passaggio parlamentare della legge finanziaria e infine – come primo vero bilancio – con il voto in Emilia-Romagna della fine di gennaio. È noto che nessuno ha interesse a elezioni anticipate ma attraversare questi appuntamenti metterà a dura prova la tenuta dei due partiti principali che reggono il Conte II e una loro eventuale sconfitta sarà occasione per una nuova presa di distanze. Basta guardare quello che è successo ieri tra alleati: Zingaretti e Di Maio, insieme al premier, saranno in piazza a Narni per chiudere la campagna elettorale umbra ma non ci sarà Renzi. Un passo indietro preventivo rispetto alla chiusura delle urne da cui – evidentemente – non ci si aspetta niente di buono. Dunque meglio non metterci la faccia in quella foto di gruppo.

La corda resta tesa, insomma, e rischia di rompersi nonostante le garanzie del leader di Italia Viva e Di Maio che assicurano di non volere il voto ma allo stesso tempo mettono il Governo su un piano inclinato e Zingaretti e Conte sulla graticola. A Montecitorio i leader si sentono sicuri dei loro piani, delle mosse e delle furbizie, anche perché sono certi che non c’è lo scenario dello scioglimento anticipato delle Camere nella testa del capo dello Stato. È questa la vera garanzia che sentono di avere in questa tattica del tirare la corda fino al limite. Invece chi dice di frequentare il Colle e di aver parlato con Mattarella non esclude affatto l’ipotesi delle urne. Per una ragione principale, che con il Conte II si sono esaurite le possibili formule di maggioranza e Governo e perfino quella che poteva essere la “chiave” della legislatura – l’approvazione del taglio dei parlamentari – rischia di non funzionare dinanzi a una rottura tra alleati. Insomma, il pericolo che con il logoramento ci sia un inciampo parlamentare oppure il piano di far cadere il premier – di cui si parla in Transatlantico – non avrebbe come esito automatico la prosecuzione della legislatura. Tutt’altro.

La misura di quanto le diffidenze siano alte tra alleati la danno i rumors e quelli più velenosi raccontano di una sostituzione di Conte con Di Maio a Palazzo Chigi e di Italia Viva che aspirerebbe alla Farnesina. Voci che circolano ma che girano a vuoto. Perché intanto c’è l’appuntamento elettorale in Umbria che avrà un peso e non solo locale. L’aria della vigilia non è buona e quell’appuntamento di piazza – con Zingaretti, Di Maio, Speranza e il premier – sembra più un tentativo estremo che la celebrazione di una vera coalizione. Saranno proprio le urne di domenica a dare la prima pagella all’alleanza Pd-5 Stelle e a orientare la prossima scelta sull’Emilia-Romagna che diventerà il big bang: o si va avanti o il piano inclinato scivolerà verso la fine della legislatura.

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