Asia e Oceania

In uscita un libro su Sidotti, il missionario-kamikaze

dal nostro corrispondente Stefano Carrer


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4' di lettura

Yakushima - 12 ottobre: e' la data della scoperta dell'America, destinata a cambiare il mondo. A Yakushima, l'isola Patrimonio naturale dell'umanità Unesco a sud del Giappone, questa data ricorda invece lo sbarco clandestino - 309 anni fa - di un missionario siciliano che si era posto una “mission impossible”: riaprire il Giappone al mondo. L'Abate Giovanni Battista Sidotti (o Sidoti) - nato a Palermo nel 1668 - sfidava le tremende leggi dello shogunato: pena di morte per chiunque arrivasse nell'arcipelago (compresi i giapponesi che avessero osato espatriare e poi ritornare) e soprattutto per chi cercasse di predicare la religione cristiana.

Mission impossible. Da quel 1708, per riaprire il Giappone al mondo, occorsero altri 136 anni: lo fecero le navi da guerra americane, con una iniziativa di forza destinata anch'essa a cambiare il mondo. La temeraria e pacifica impresa di Sidotti falli': fu arrestato e incarcerato per anni, fino a esser lasciato morire con un inasprimento del regime carcerario, dopo che fu scoperto il suo tentativo di convertire i suoi guardiani. Tuttavia il suo arrivo lascio' il segno, contribuendo agli studi geografici e scientifici nel Giappone ermeticamente chiuso a ogni contatto con l'esterno per decisione degli shogun Tokugawa seguita alle grandi persecuzioni del cristianesimo di inizio '600.
Un lascito culturale reso possibile dal fatto che fu interrogato in carcere da un insigne studioso confuciano nonché consigliere dello shogun, Arai Hakuseki, che lascio' ampi resoconti dei suoi colloqui con uno straniero che mostro' di ammirare, fino al punto di cercare di salvarlo proponendo invano che venisse rispedito in patria.

Yakushima, l'isola del missionario-kamikaze Sidotti

La nuova pubblicazione. Il 12 ottobre esce in Italia il libro di uno scrittrice di Osaka che da 23 anni vive a Yakushima, Tomoko Furui, intitolato: “L'ultimo missionario. La storia segreta di Giovanni Battista Sidoti in Giappone” (Edizioni Terra Santa, traduzione di Sumiko Furukawa). Pubblicato in giapponese alcuni anni fa, e' stato aggiornato per dar conto degli ultimi sviluppi. Tre anni fa fu scoperta a Tokyo la tomba del Sidotti. Tramite ricerche sul Dna e altre sofisticate tecniche, e' stato appurato che i resti non possono che essere quelli del missionario italiano, di cui il Museo della Scienza di Tokyo ha ricostruito le fattezze in 3D partendo dalle ossa rinvenute.
In Giappone la vicenda ha suscitato grande interesse. “I dialoghi tra Sidotti e Arai Hakuseki sono un esempio di singolare incontro tra Oriente e Occidente, tra rappresentanti di culture diverse che si rispettano e trovano un terreno umano comune, in tempi di proibizioni politiche a ogni rapporto”, sottolinea Furui, secondo cui proprio per questo la vicenda storica di Sidotti parla al mondo contemporaneo, invitandoci tutti alla tolleranza, al dialogo e al rispetto reciproco.

Dialogo est-ovest. L'autrice non e'cristiana. Vive a Koshima, villaggio di un centinai di famiglie a sud dell'isola, nei pressi del luogo dove Sidotti sbarco' e dove ora sorgono un monumento e una chiesetta a lui dedicati. Nata a Osaka, laureata all'Università di Hokkaidō, dopo aver lavorato come giornalista a Boston, nel 1994 si è trasferita a Yakushima con il marito, l'architetto americano William Brouwer, che ha realizzato con pietre locali la grande arcata che avvolge il monumento a Sidotti posto su una lastra proveniente dall'Italia. Grazie alle indicazioni di padre Renzo Contarini, missionario italiano vissuto a lungo a Yakushima (scomparso nel 1998), Furui ha seguito le tracce di padre Sidotti e in sette anni ha raccolto una solida documentazione. Il suo lavoro racconta la storia da un punto di vista giapponese, cercando di entrare anche nella cronaca. Come quando narra la sorpresa di un povero contadino dell'isola, Tobe, quando gli apparve quello straniero molto piu' alto di lui, vestito da samurai: gli diede da bere e lo porto' a casa sua. “Le due settimane circa passate da Sidotti a Yakushima furono l'unico momento in cui pote' interagire abbastanza liberamente con la popolazione”, afferma Furui. In seguito fu portato a Nagasaki e a Tokyo sono stretta sorveglianza.
Il 23 novembre di ogni anno si tiene una sorta di “festival Sidotti” nel villaggio in cui sbarco'. La chiesetta e' tenuta con molta cura dai pochissimi cattolici dell'isola, per i quali arriva dalla Tanegashima un sacerdote due volte al mese. Quest'anno al porto principale, Miyanoura, dovrebbe tenersi una piccola mostra incentrata sulla figura di Sidotti ricostruita in 3D, prestata dal Museo di Tokyo, la cui intera mostra sul missionario potrebbe arrivare l'anno prossimo in Italia.

Patrimonio naturale dell'umanita'. Furui - che presentera' il suo libro in alcune localita' italiane a ottobre, da Milano a Palermo - e' anche direttrice dell'organizzazione non profit “Yakushima Eco Festa”, svolgendo attività di salvaguardia dell'ambiente dell'isola, e scrivendo di cultura, storia e natura di Yakushima. L'isola (504 kmq, perimetro di 132 km) si può raggiungere in aereo o via mare da Kagoshima, capoluogo della provincia più meridionale del Kyushu. E' la localita' più piovosa del Giappone, ma attrae molti visitatori soprattutto per il parco naturale riconosciuto dall'Unesco fin dal 1993. I turisti possono incontrare liberamente i macachi e i cerbiatti dell'isola, o vedere le piccole tartarughe marine che escono dalle uova depositate su alcuni punti delle spiagge. Una attrazione unica sono i grandi cedri millenari, su cui i visitatori appoggiano le mani per “sentire” la profonda energia della natura. “Sarebbe bello se Papa Francesco, quando visiterà il Giappone, venisse a Yakushima”, dice l'autrice del saggio sul missionario che riusci' a convincere un Papa a lasciarlo andare fin li' a rischio della vita, di cui potrebbe essere proposta una causa per la beatificazione.

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