sostenibilità

In val di Fiemme la neve artificiale viene creata con le foreste abbattute

Il progetto Snowresolution l’innevamento viene fatto recuperando il calore di un sistema di cogenerazione esistente che funziona con il cippato delle piante cadute

di M.Cristina Ceresa

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Il progetto Snowresolution l’innevamento viene fatto recuperando il calore di un sistema di cogenerazione esistente che funziona con il cippato delle piante cadute


2' di lettura

Più gli inverni sono caldi e sotto l'effetto dell'alta pressione, minori saranno le nevicate. Non è un problema di questi giorni, ma con il climate change la tendenza è evidente. Prendiamo i dati rilevati in una città come Aosta: secondo i sensori posizionati da Fondazione Omd – Osservatorio meteorologico Milano Duomo, lo scorso anno la temperatura è stata in media di 4,9 gradi «che – fa notare Samantha Pilati, meteorologa di Omd – è maggiore di quei 4,5 gradi che era la temperatura media rilevata negli inverni del trentennio 1981/2010».

Se non nevica, oiggigiorno bisogna sparare. Con buona pace di chi scia, ma un po' meno di quelli che pensano che innevare artificialmente non sia poi così sostenibile. Ma un impianto, da poco in funzione a Cavalese (Trento) presso la sede della centrale di teleriscaldamento BioEnergia Fiemme, può fare cambiare idea.

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Perché, almeno sulla carta il progetto Snowresolution, ideato dalla start up NeveXn, sarebbe più che neutro dal punto di vista ambientale. Il suo funzionamento si basa, infatti, sul recupero del calore generato da una sistema di cogenerazione già esistente e che così si trasforma in un processo di trigenerazione.

Se poi aggiungiamo che l'impianto di Cavalese sta ora funzionando con cippato prodotto dalla raccolta della foresta abbattuta dalla tempesta Vaia, abbiamo una bella percentuale di processo sostenibile: ovvero energia elettrica, termica e frigorifera - quest'ultimo è il processo che dà vita al miracolo della neve artificiale - a km zero.

Certo, ci vuole anche dell'acqua. E non poca. Come - spiega Francesco Besana, fondatore di NeveXn – per produrre artificialmente circa 2 metri cubi di neve si utilizza un metro cubo di acqua: «Questo, semplicemente perché il volume occupato da un chilogrammo di neve è il doppio di quello occupato da un chilogrammo di acqua».

Però Snowresolution non fa ricorso a nessun eccipiente chimico. La questione è solo pura termodinamica. E quando si deve sciogliere, anche questa neve avatar si scioglie. Per questo Besana è molto concreto: «La neve da noi prodotta ha le stesse caratteristiche della neve che cade dal cielo… se piove si scioglie; se il terreno è caldo si scioglie; non si scappa e per questo diciamo ai clienti che è sempre raccomandabile produrla tra -2°C e massimo i 6/7°C, altrimenti si spreca energia per nulla».

Il test sul campo è previsto per la Marcialonga che da 45 anni si tiene in valle a fine gennaio.

NeveXn è una start up che fa parte di Demaclenko (gruppo High Technology Industries) che proprio d'innevamento programmato vive fatturando oltre 50 milioni di euro.

© foto Demaclenko/Gaia Panozzo

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