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In Valle d’Aosta rincari monstre per le funivie: fino al 30% del fatturato

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di Carlo Andrea Finotto

Inflazione. I biglietti sono aumentati del 10% ma coprono solo l'inflazione

3' di lettura

Se prima della crisi energetica le bollette degli impianti di risalita incidevano per circa l’8-10% sul fatturato delle società, ora il peso è lievitato fino al 25-30%. Una vera e propria zavorra. È così ovunque per il comparto, dalle Alpi agli Appennini, e la Valle d’Aosta non fa certo eccezione.

«Non ci discostiamo dalle dinamiche degli altri settori industriali. La situazione è questa e dobbiamo fronteggiarla» dice Danilo Chatrian, direttore generale di Courmayeur Mont Blanc Funivie Spa nonché vice presidente Avif e Anef (le due associazioni di categoria, rispettivamente a livello regionale e nazionale).

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Così le società che gestiscono gli impianti di risalita e di innevamento – «che non sono neppure riconosciute come imprese energivore» sottolinea Davide Vuillermoz, presidente di Pila Spa – mettono in atto le contromisure possibili.

«Non possiamo dimenticare il nostro ruolo, non possiamo fermarci – spiega Chatrian – perché se ci fermiamo noi rischia di risentirne pesantemente l’intera filiera turistica legata allo sci: dagli alberghi ai ristoranti al commercio al dettaglio. Allora, abbiamo aumentato mediamente del 9-10% i biglietti, ma va ricordato che questi adeguamenti coprono l’inflazione e solo in parte l’energia, e poi cercheremo di assorbire i rincari con i margini».

Più complicato mettere in atto altri escamotage, come chiarisce Ferruccio Fournier, presidente di Avif (l’Associazione valdostana impianti a fune). «Si può, al limite, cercare di attuare piccole economie di scala, economizzando sulla velocità degli impianti o limare qualche minuto sugli orari». Poca cosa, comunque. «Del resto – prosegue Fournier – se gli impianti girano carichi consumano di più, ma vuole anche dire che ci sono molti turisti e sciatori che portano risorse preziose nella nostra regione».

Vuillermoz sottolinea come «la situazione attuale» sia «gestibile ma a patto che si riveli transitoria e di durata abbastanza breve. Ci auguriamo arrivino presto azioni concrete da parte della politica per fronteggiare questo stato di cose. Non vogliamo di certo piangerci addosso, non siamo abituati, ma diciamo che gli aumenti applicati non coprono assolutamente i rincari che sosteniamo. Per fortuna – prosegue il presidente di Pila Spa – arriviamo da una stagione 2021/22 positiva, con un bilancio in utile e dove anche la stagione estiva è andata molto bene, chiusa con un +18%. Ora ci auguriamo un inverno “normale”».

Già, perché se l’inverno rispetterà le attese degli operatori e ci sarà neve in abbondanza, allora non sarà necessario attivare anche gli impianti di innevamento, o comunque potranno essere utilizzati in modo meno intensivo.

«Questa – ricorda Ferruccio Fournier – è un’altra voce che incide sulle bollette delle società. Gli impianti di innevamento hanno la funzione strategica di garantire un avvio certo della stagione, però le variabili sono numerose e vanno dalle temperature al vento fino al sistema di captazione dell’acqua necessaria a produrre la neve».

Da anni il settore ha creato un gruppo di acquisto per l’energia e ora il contratto va a scadenza con la fine dell’anno, «per questo è in corso il bando per la nuova aggiudicazione», spiega Danilo Chatrian, «ma si tratta comunque di contratti indicizzati ai valori di mercato. Le incertezze sul futuro restano, l’unica cosa sicura – ribadisce – è che non possiamo fermarci perché il nostro compito è anche quello di sostenere le comunità locali».

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