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In vendita 5mila torri di Wind Tre. Operazione da un miliardo di dollari

di Andrea Biondi e Carlo Festa

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(Agf)


3' di lettura

Il gruppo CK Hutchison Holdings Ltd è pronto a mettere in vendita un portafoglio di circa 5mila torri in Italia, infrastrutture generate dalla fusione tra Wind e 3 Italia. Secondo indiscrezioni un incarico sarebbe infatti stato affidato alla banca d’affari Morgan Stanley che già dalla prossima settimana dovrebbe avviare incontri con soggetti potenzialmente interessati. Il consulente finanziario avrebbe avuto il mandato di valutare diverse opzioni volte a valorizzare il pacchetto di torri, inclusa una potenziale vendita.

L’operazione dovrebbe partire entro fine anno. Il momento è propizio per una cessione, in quanto i multipli del settore viaggiano a valutazioni elevate: circa 18 volte il rapporto tra valore d’impresa e Mol.

Già nel 2015 Wind, prima della fusione con Tre, ha ceduto un importante portafoglio di torri di trasmissione per 693 milioni di euro ad Abertis Towers, il gruppo che con il nuovo nome di Cellnex è poi passato alla Edizione della famiglia Benetton. A quel tempo era stata la russa Vimpelcom a decidere di cedere il portafoglio di torri in questione, denominato come progetto Galata.

Dopo il merger tra la Wind di Vimpelcom (poi Veon) e 3 Italia (di Ck Hutchison) sono iniziate da subito anche anche le ipotesi di cessione di una parte delle circa 15mila torri di proprietà frutto dell’unione. Il dato è aggiornato al mese di ottobre secondo quanto riportato da TowerXChange che segnala 8.500 torri di proprietà di Wind e circa 7mila provenienti dalla galassia Hutchison. A completare il quadro in Italia ci sono le circa 11mila torri di Inwit, oltre a quelle di Vodafone e alle quasi 9mila di Cellnex.

Per quanto riguarda Wind Tre, il numero delle torri – al quale si è arrivati dopo la cessione di asset a Iliad secondo i dettami dell’Antitrust Ue e all’interno del quale pescare per la valorizzazione – è comunque da ridurre rispetto ai 15mila siti, a causa delle possibili sovrapposizioni. In questo quadro, l’intenzione di partire con una dismissione c’era da tempo. E questo anche perché A frenare l’operazione è stata però la joint venture fra i cinesi di CK Hutchison e di Vimpelcom, una coabitazione che non ha portato a una soluzione condivisa sulla vendita. La discesa in campo di CK Hutchison come unico azionista, dopo l’acquisizione del 50% nelle mani di Veon, ha però modificato gli equilibri e il socio cinese ha scelto così di avviare un processo che rientra in una strategia che va consolidandosi a livello di settore.

Già da tempo infatti gli operatori sono andati alla ricerca di una condivisione degli asset tale da ridurre i costi. Towerco e fondi attenti a questo tipo business (gestione e affitto di siti) hanno così iniziato a prendere piede in questo mercato che altrove, leggi Usa, è molto più sviluppato che in Europa e in Italia in particolare. Questo, insieme a una tendenza al consolidamento , chiude il cerchio attorno a un’operazione che dovrebbe avere un valore di 1 miliardo circa: un’iniezione che potrebbe aiutare ad alleggerire la posizione del gruppo cinese appesantita, come segnala Bloomberg, dai 2,45 miliardi spesi per prendere il pieno controllo di Wind Tre acquistando la quota di Veon e dal mezzo miliardo per la recente gara delle frequenze 5G.

I potenziali interessati sono gli altri operatori del settore: dalla nuova Ei Towers, passata sotto il controllo di F2i, a Inwit fino a Cellnex, il cui 29,9% del capitale è detenuto da ConnectT.

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