DECRETO SICUREZZA

In vendita con asta pubblica gli immobili confiscati alla mafia

di Raffaella Calandra


(Ansa)

1' di lettura

I più numerosi sono gli appartamenti - ma ci sono anche ville, garage, terreni e pure alberghi o case di cura. Per alcuni la proprietà è totale, per altri solo per quote. Ecco i 17mila immobili confiscati alla mafia - e non ancora destinati - che potranno essere messi in vendita con asta pubblica aperta ai privati, una delle novità del decreto sicurezza, che per la prima volta fa cadere uno dei pilastri dell'applicazione della legge Rognoni/La Torre: la restituzione alla società civile delle ricchezze tolte ai boss. Solo in Campania, saranno 2.458 gli immobili; poco meno in Calabria, 1.798 in Lombardia, che conta anche 2 castelli.

«Attraverso prestanome, i clan torneranno in possesso dei loro beni», la principale contestazione - nonostante le rassicurazioni sul punto del decreto - di più magistrati o di associazioni, come Libera, capofila nell'uso sociale di immobili, diventati scuole, caserme, ma anche snodi economici in territori difficili, con le cooperative sorte, ad esempio, sui terreni confiscati. 524- secondo l'ultimo censimento di Libera - i gestori nell'ambito del terzo settore di questo complesso tesoretto. Ma spesso la storia dei patrimoni tolti ai mafiosi è stata anche storia di lungaggini- di difficoltà burocratiche, quando non di truffe o di abbandono, con un messaggio ancora più negativo.

Questione che diventa ancora più complessa per le 3.039 aziende, ora nelle mani dello Stato e non ancora destinate, anch'esse in vendita. «L'importante è la corretta gestione dei beni, fin dalle prime fasi, cioè dal sequestro», avverte Antonio Calabrò che rappresenta Assolombarda, di cui è vicepresidente, e Abi in uno specifico protocollo in prefettura a Milano.

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