Cultura e Societa

In viaggio con Francesco, fra sorprese e misericordia

di Carlo Marroni

3' di lettura

Il volo è vivamente sconsigliato dalle autorità, le condizioni del tempo sono pessime, e peggio ancora le previsioni. Ma il Papa decide che si deve partire. I tempi accelerano rispetto alla tabella di marcia e il volo decolla per Tacloban, Filippine. È il 17 gennaio 2015, e Francesco è atteso nella terra devastata un anno prima dal tifone Yolanda. Celebra la messa davanti a una folla sconfinata, il palco della messa è sferzato da vento e pioggia, il Papa coperto appena da un impermeabile giallo improvvisa un’omelia a braccio che resterà una pietra miliare del pontificato. Ma il tifone avanza e il viaggio di ritorno diventa a rischio (un aereo del governo va fuori pista durante l’atterraggio) ma alla fine riesce a decollare tra la folla zuppa e festante. Resta impresso nella memoria di quelle immagini e di chi visse direttamente quei momenti: i viaggi papali sono un orologio perfetto, ma devono affrontare imprevisti come tutti. Soprattutto quando il Papa è Bergoglio che non intende fermarsi davanti alle difficoltà logistiche. Francesco. In viaggio (ed. Piemme) è il volume da poco in libreria che ripercorre con dettagli e aneddoti le migliaia di chilometri percorsi da Francesco nei viaggi fuori dal territorio d’Italia compiuti nel pontificato, che si avvia a compiere quattro anni, a marzo. L’autore, Andrea Tornielli, vaticanista della Stampa e coordinatore del giornale digitale Vatican Insider, ne parla a lungo anche con Francesco, nell’intervista all’inizio del libro, in cui il Papa confessa: «Non mi è mai piaciuto molto viaggiare». Ma da un Paese alla fine del mondo è arrivato sulla cattedra di Pietro, e oggi i papi devono viaggiare: iniziò Paolo VI nel 1964 a Gerusalemme, Giovanni Paolo II portò nel mondo l’annuncio della Chiesa universale, seguito da Benedetto XVI – con stile diverso – e ora da Francesco. «Il Papa privilegia nelle sue destinazioni i Paesi lontani, non considerati, che vivono tragedie», ha detto l’arcivescovo Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato, nella presentazione del libro, coordinata dal direttore della Stampa, Maurizio Molinari. La sezione che dirige Becciu ha anche la responsabilità dei viaggi, e nella sua veste ha fatto una rivelazione, particolarmente gustosa visto che il prelato è sardo: Bergoglio come primo viaggio aveva in mente di andare a Cagliari, al Santuario di Bonaria, ma poi decise per Lampedusa dopo aver appreso le notizie sull’ennesima tragedia di migranti morti nella traversata. Quel viaggio di poche ore nel luglio 2013 cambiò la percezione di Francesco verso i viaggi, che da allora sono iniziati e lo hanno portato in Africa, Asia, Americhe, e poco in Europa, ad eccezione di Lesbo (Grecia), e poi Tirana e Sarajevo. Le sue trasferte sono sempre “pastorali” e in qualche modo indicano la direzione della Chiesa: è in questo modo che Francesco esercita la “diplomazia a bassa intensità” come ha detto Becciu, che in particolare ha ricordato la forza straordinaria impressa dalla visita del Papa a Bangui, in Centro Africa, dove fu aperta la prima porta santa del Giubileo della Misericordia.

L’ambasciatore russo presso la Santa Sede, Alexander Avdeev, ha fornito una chiave di lettura diplomatica dei viaggi del Papa, specie di questo Papa: «I diplomatici passano al setaccio ogni parola pronunciata, ogni dettaglio dei suoi viaggi è importante per noi. Debbo dire che i giornalisti sono dei privilegiati in questo senso, perché viaggiando con lui possono cogliere ogni dettaglio possibile». La popolarità di Bergoglio è arrivata anche in Russia, «dove è molto amato. Le sue parole verso chi soffre e contro la corruzione sono molto apprezzate dal nostro popolo», ha detto il diplomatico, insediatosi a Roma nei giorni del conclave che ha eletto Bergoglio. La sua elezione ha portato cambiamenti nell’organizzazione: non c’è più la storica papamobile blindata da lui definita “scatola” – e lo comunicò direttamente all’allora organizzatore Alberto Gasbarri, da un anno sostituito dal monsignore colombiano Mauricio Rueda Beltz – e non ci sono più i pranzi ufficiali tra un impegno e l’altro: meglio una colazione rapida con il seguito e il comandante Domenico Giani della Gendarmeria. E magari un riposino, visto che si alza alle quattro del mattino. Quando è possibile. E quest’anno? Per adesso un solo viaggio è in programma, a Fatima in maggio, e forse in India e in Bangladesh a ottobre, ma in molti pensano che andrà anche in Africa, in Sud Sudan.

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