DA VENERDÌ 1 FEBBRAIO

In vigore l’accordo Ue-Giappone. Giù le tariffe per l’agroindustria italiana

di Giorgio dell'Orefice


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Da sinistra, Jean Claude Juncker, Shinzo Abe e Donald Tusk

3' di lettura

Entra in vigore venerdì 1 febbraio l'accordo Jefta, l'intesa di libero scambio tra Ue e Giappone dalla quale sono attesi importanti opportunità in particolare per il settore agroalimentare italiano.
Dal Japan-Ue Free Trade Agreement giungerà infatti una sensibile (anche se progressiva) riduzione di dazi e tariffe (che attualmente oscillano tra il 10 e il 30% nei diversi settori) su alcuni importanti prodotti del Wine & Food italiano oltre al riconoscimento reciproco (perché anche la Ue tutelerà i prodotti giapponesi) dei marchi dell'agroalimentare a Indicazione geografica.

A salutare con soddisfazione l'operatività dell'accordo di partenariato è stato oggi in primo luogo il presidente di Federalimentare, Ivano Vancodio. «Federalimentare – ha detto - non può che accogliere favorevolmente l'accordo di libero scambio tra Ue e Giappone che porterà grandi risultati in termini di export e di opportunità a tutta l'industria alimentare italiana».

L'intesa – spiegano a Federalimentare - giunge in un momento in cui l'export dei prodotti del Food & Wine italiano in Giappone sta attraversando una fase di stanca, un rallentamento che giunge dopo il progresso dell'2,1% (per un fatturato di 715 milioni di euro) messo a segno lo scorso anno. E anche in questa ottica dalle agevolazioni tariffarie previste sono attesi nuovi impulsi per imboccare la strada della ripresa.

«Il Giappone - ha aggiunto Vacondio - oggi è al decimo posto dei nostri sbocchi alimentari. L'intesa con Tokyo consentirà inoltre di creare una zona di libero scambio che interesserà 635 milioni di persone e circa un terzo del Pil complessivo a livello mondiale».
L'intesa Ue-Giappone inoltre permetterà alla Ue di aumentare considerevolmente le proprie esportazioni di carni bovine e suine e garantirà la protezione in Giappone di oltre 200 indicazioni geografiche protette (45 delle quali made in Italy).

Finora dal sistema tariffario nipponico oltre al settore del vino made in Italy è stato penalizzato quello lattiero caseario con aliquote fino al 30%. E infatti per l'entrata in vigore dell'accordo grande soddisfazione è stata espressa da Assolatte, l'associazione delle industrie del settore. «Si tratta – si legge in una nota di Assolatte - del più importante accordo commerciale mai siglato dall'Unione Europea ed è destinato a cambiare completamente l'interscambio tra Unione Europea e Giappone».

Meno dazi sui formaggi
I formaggi italiani a pasta dura si vedranno progressivamente abbattere il balzello del 30% mentre saranno avviati contingenti agevolati di import su formaggi erborinati, freschi e fusi.
«Il Jefta - ha commentato il presidente di Assolatte, Giuseppe Ambrosi - ci mette nelle condizioni di migliorare la nostra presenza su un mercato già adesso molto importante per i formaggi made in Italy visto che rappresenta il terzo sbocco al mondo per le nostre spedizioni. Il Giappone è infatti il primo importatore al mondo di formaggi».

E a prevedere un futuro roseo in Giappone per l'agroalimentare italiano è anche il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. «L'intesa – ha spiegato Giansanti – prevede la soppressione dei dazi sull'85% dei prodotti destinati al mercato nipponico. Secondo le stime della Commissione Ue nel giro di pochi anni l'export alimentare Ue potrebbe raddoppiare il proprio fatturato in quel paese che è oggi di 6 miliardi di euro. Bene anche il riconoscimento di 45 Dop e Igp italiane. Un numero da incrementare anche se da subito vengono tutelate tutte quelle che sono realmente presenti in Giappone».

Coldiretti controcorrente: «Favorita pirateria»
Di tutt'altro avviso invece la Coldiretti, secondo cui l'intesa Ue-Giappone non solo non tutela i prodotti italiani ma anzi legittima la pirateria alimentare. «Il punto è che – spiegano alla Coldiretti – da un lato i marchi italiani tutelati sono pochissimi, appena 18 del food e 28 di vini e alcolici. Ma soprattutto l'intesa consentirà che su quel mercato possano giungere imitazioni e falsi made in Italy prodotti altrove».

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