Berlinale

In vista del palmarès, grandi emozioni con «Days» di Tsai Ming-liang

In concorso al festival tedesco il nuovo lungometraggio dell'autore taiwanese, uno dei più importanti registi asiatici in attività. Questa sera la consegna dei premi

di Andrea Chimento

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In concorso al festival tedesco il nuovo lungometraggio dell'autore taiwanese, uno dei più importanti registi asiatici in attività. Questa sera la consegna dei premi


3' di lettura

Si avvia verso la conclusione una buonissima edizione del Festival di Berlino, la prima con Carlo Chatrian come direttore artistico che può sicuramente ritenersi soddisfatto dell'accoglienza riservata ai film selezionati.
Questa sera verrà annunciato il palmarès ufficiale e le speranze italiane sono molte, grazie al potentissimo «Favolacce» dei fratelli D'Innocenzo, tra i titoli migliori dell'intera kermesse, e all'ottima prova di Elio Germano nei panni del pittore Antonio Ligabue in «Volevo nascondermi» di Giorgio Diritti.
In attesa di scoprire la decisione della giuria capitanata da Jeremy Irons, in questi ultimi giorni della manifestazione sono stati presentati altri film che potrebbero dire la loro anche nell'elenco dei premiati.

«Days»

Days
Tra questi c'è senza dubbio «Days», nuovo ed emozionante lungometraggio di Tsai Ming-liang, regista nato in Malesia ma naturalizzato taiwanese, molto amato dai cinefili di tutto il mondo.
Al centro c'è l'incontro tra due solitudini, due uomini che trascorrono qualche momento insieme in una camera d'albergo, prima di rituffarsi in un'esistenza vuota e fatta di gesti ripetitivi, giorno dopo giorno.
Sette anni dopo il bellissimo «Stray Dogs», Tsai Ming-liang torna al lungometraggio (ma nel frattempo ha realizzato interessanti corti, mediometraggi e persino lavori in VR) con una pellicola sostanzialmente priva di dialoghi: ci sono alcune brevissime conversazioni ma, come annuncia la didascalia iniziale, non sono state né tradotte, né sottotitolate, anche perché le parole sono davvero superflue in questo film.

Omaggio a Charlie Chaplin
Un potente esempio di “cinema muto”, che tra l'altro regala un bell'omaggio musicale a Charlie Chaplin, colui che più di tanti altri aveva cercato di continuare a girare film senza parole anche diversi anni dopo l'introduzione del parlato.
Come tutta la produzione di Tsai Ming-liang, «Days» non è certo un lungometraggio per tutti, dato che il ritmo perennemente statico delle inquadrature e una sensazione complessiva di trovarsi davanti un lavoro profondamente anti-narrativo è evidente, ma è proprio nei silenzi e nella staticità che emergono le sequenze più belle e significative del cinema di questo importante autore. Basta vedere lo sguardo malinconico e prolungato di uno dei due protagonisti verso la conclusione, per capire come al centro dell'opera di Tsai Ming-liang ci sia sempre l'essere umano, con le sue emozioni, i turbamenti interiori e le continue problematiche che deve affrontare.
Ancora una volta si segnala la grande prova di Lee Kang-sheng, attore da sempre feticcio del cinema del regista.

«Irradiated»

Irradiated
Una visione che non si dimenticherà è anche quella di «Irradiated», documentario del cambogiano Rithy Panh.
Il regista, conosciuto soprattutto per il bellissimo «L'immagine mancante», mette in scena gli abissi di crudeltà che gli esseri umani possono raggiungere. Gli orrori delle guerre moderne, i sopravvissuti che si raccontano, l'idea di dividere lo schermo in tre parti: è un film che arriva dritto al punto, senza giri di parole, di grande attualità e capace di far riflettere. La speranza è che dopo il Festival possa trovare distribuzione nelle nostre sale.

«There Is No Evil»

There Is No Evil
Da segnalare positivamente anche «There Is No Evil» di Mohammad Rasoulof, regista perseguitato dal governo iraniano, tanto che gli è stato impedito di viaggiare ed essere a Berlino per presentare la sua ultima opera.

All'interno della pellicola ci sono diverse storie, che diventano spunti per riflettere su alcune tematiche che stanno molto a cuore all'autore: in primis, il tentativo di esprimere la libertà individuale all'interno di un regime.

There Is No Evil - Official Trailer

Rasoulof ha sempre girato film interessanti, ma con «There Is No Evil» tocca forse il punto più alto della sua carriera, per il coraggio messo in campo e i contenuti di grande rilievo.

Nonostante i 150 minuti di durata, è un lavoro che appassiona e coinvolge, privo di un'estetica particolarmente rilevante, ma capace di lanciare spunti molto significativi (legati anche alla moralità individuale) su cui pensare al termine della visione. Non ci sarebbe da stupirsi se vincesse un premio importante.

«Berlin Alexanderplatz»

Berlin Alexanderplatz
Una menzione negativa, invece, per «Berlin Alexanderplatz» di Burhan Qurbani, presentato anch'esso in concorso.
Si tratta della nuova trasposizione del famoso romanzo omonimo di Alfred Döblin, già adattato nella celebre versione di Rainer Werner Fassbinder, una miniserie televisiva del 1980.

Berlin Alexanderplatz - Trailer

In circa tre ore di durata, però, non si capisce realmente la necessità di questa nuova versione, che cerca faticosamente di adattare le situazioni del testo di partenza all'attualità, senza però riuscirci.
Il coinvolgimento è ai minimi storici e il film annoia senza riuscire a regalare spunti di riflessioni degni di nota. Uno dei punti più bassi della competizione berlinese.

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