l’emergenza nell’emergenza

In zona rossa e commissariata, il cortocircuito della Calabria

Servizi ridotti all'osso, ospedali al collasso, disavanzi e Asp sciolte per infiltrazioni della criminalità. Ora il Covid con la classificazione in zona rossa della regione che non si riferisce al numero dei contagi (contenuti ma comunque in progressione) ma alla fragilità del sistema sanitario

di Donata Marrazzo

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Servizi ridotti all'osso, ospedali al collasso, disavanzi e Asp sciolte per infiltrazioni della criminalità. Ora il Covid con la classificazione in zona rossa della regione che non si riferisce al numero dei contagi (contenuti ma comunque in progressione) ma alla fragilità del sistema sanitario


3' di lettura

Proroga del commissariamento e zona rossa: doppio scacco alla Calabria. Il Consiglio dei ministri introduce misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario della regione, emanando un dl che perpetua la gestione commissariale della sanità (fino al 2023), nonostante l'annunciato impegno del ministro Roberto Speranza al superamento del decreto Calabria, documento approvato nel maggio dello scorso anno senza che se ne siano mai visti i benefici.

Commissariamento fino al 2023

Non ha fatto da deterrente nemmeno l'esperienza fallimentare maturata in più di 10 anni di gestione straordinaria della Sanità, di scontri istituzionali fra governo nazionale e regionale e i richiami della politica, dei sindacati e della società civile. Con servizi ridotti all'osso, ospedali al collasso, disavanzi e Asp sciolte per infiltrazioni della criminalità. Il Covid ci ha messo il carico: la classificazione in zona rossa della regione non si riferisce al numero dei contagi (contenuti ma comunque in progressione) ma alla fragilità del sistema sanitario, alle sue condizioni ambientali e di personale. Si corre contro il tempo. Anche se dalla task force della Regione arrivano comunicazioni rassicuranti: «Al momento l'emergenza è sotto controllo e gestibile».

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La politica annuncia battaglia

C'è chi teme però per la tenuta sociale ed economica del territorio. Chi è pronto ad «azioni eclatanti», chi propone di «abbandonare da subito la Conferenza Stato-Regioni», come il presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini (Forza Italia). Tra lockdown e commissariamento, dunque, la politica annuncia battaglia: il presidente facente funzioni della Regione Nino Spirlì dichiara che «nessuno potrà fermare la lotta per la difesa del diritto di poterci curare nella nostra terra».Klaus Algieri, presidente regionale di Confcommercio parla di «danno irrimediabile». Francesco Napoli, presidente di Confapi Calabria, avverte allarmato «che la chiusura della regione è un prezzo insopportabile per le piccole e medie imprese, dunque per il tessuto economico calabrese».

«Misure eccezionali per assicurare il diritto alla salute»

«In ragione della situazione emergenziale in corso e verificato il reiterato mancato raggiungimento, nella Regione Calabria, del punteggio minimo previsto dalla griglia dei livelli essenziali di assistenza (Lea) in ambito sanitario e degli obiettivi economico-finanziari previsti nei programmi operativi, il testo dispone, per la stessa regione, misure eccezionali per assicurare il fondamentale diritto alla salute», spiega Palazzo Chigi.Una tutela, però, che dal 2010 a oggi il commissariamento non è mai riuscita a garantire: negli anni, ridotti i servizi e aumentati i costi, ai calabresi è rimasta solo l'emigrazione sanitaria. Covid permettendo, un paziente su sei va a curarsi al Nord, pesando complessivamente per oltre 300 milioni di euro sulle casse regionali.

I super poteri del commissario ad acta

Il nuovo decreto continua a sottrarre la Sanità alla Regione, attribuendo tutti i poteri al super commissario ad acta: dal 2018, è il generale dei Carabinieri Saverio Cotticelli. Per l'occasione gli verranno affiancati due subcommissari. Insieme si occuperanno anche del programma operativo di potenziamento delle terapie intensive e semi-intensive per fronteggiare adeguatamente l'emergenza pandemica. Dovranno ripristinare i livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria e rimediare ai disavanzi accumulati con una serie di verifiche sulle attività dei direttori generali. L'obiettivo è assicurare l'efficace prosecuzione del piano di rientro e di conseguire il riequilibrio finanziario economico e contabile.A disposizione del commissario, che si avvarrà del supporto tecnico operativo di Agenas, opererà «una struttura amministrativa, composta da 25 unità di personale».

60 milioni per l’emergenza economico-finanziaria

In relazione alla grave situazione economico-finanziaria e sanitaria della regione, al fine di riportare la gestione nell'ambito dell'ordinata programmazione sanitaria e finanziaria e ricondurre i tempi di pagamento al rispetto della normativa dell'Unione europea, «è autorizzata per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023 la spesa fino ad un massimo di 60 milioni di euro in favore della regione stessa, subordinatamente alla sottoscrizione dello specifico Accordo tra lo Stato e le Regioni concernente l'intervento straordinario per l'emergenza economico-finanziaria del servizio sanitario della regione e per il riassetto della gestione del servizio sanitario regionale», conclude la nota del Consiglio dei ministri.

Annunciato il ricorso contro l’istituzione della zona rossa

“Impugneremo la nuova ordinanza del Ministro della Salute che istituisce la zona rossa in Calabria. Questa regione non merita un isolamento che rischia di esserle fatale”. Lo afferma il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, che annuncia un ricorso contro il provvedimento firmato dal ministro Roberto Speranza. “Le costanti interlocuzioni che ho avuto in questi giorni con i membri del Governo e con il commissario Arcuri, al di là della grande disponibilità al dialogo da parte di tutti - aggiunge Spirlì - non hanno prodotto alcuna modifica rispetto alla volontà, evidentemente preconcetta, di “chiudere” una regione i cui dati epidemiologici, di fatto, non giustificano alcun lockdown, soprattutto se confrontati con quelli delle nostre compagne di sventura: Lombardia, Piemonte e Val d'Aosta”.


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