la difficile nascita del nuovo governo

Incarichi, curriculum, veti, giravolte: gli 88 giorni che hanno portato al giuramento

di R.Fe.

Ecco la squadra dei ministri del governo M5S-Lega


3' di lettura

È stata la crisi di governo più lunga della storia repubblicana: mai prima d’ora era no serviti così tanti giorni (89) per arrivare al giuramento di un governo uscito da elezioni politiche. Ecco i passaggi e le date che hanno portato al la nascita del primo governo penta-leghista.

Si chiudono le urne ed è subito chiaro che la diciottesima legislatura parte senza una maggioranza parlamentare. Il Movimento 5 Stelle arriva al 32,7%, la Lega sorpassa Forza Italia ma il centrodestra nel suo insieme si ferma al 37 per cento (4 marzo). La partita comincia davvero con l’elezione dei vertici del Parlamento, frutto dell’accordo tra M5S e centrodestra: il grillino “movimentista” Roberto Fico alla Camera e l’esponente di Forza Italia Maria Elisabetta Alberti Casellati al Senato (24 marzo).

Partono le consultazioni del presidente della Repubblica. Al Quirinale, per il primo giro, il centrodestra va con tre delegazioni separate (4 e 5 aprile); passano altri giorni e anche il secondo giro si conclude con un nulla di fatto (12 e 13 aprile). Il Capo dello Stato tenta un’altra via: affida un incarico esplorativo prima ad Alberti Casellati per sondare un possibile accordo tra pentastellati e centrodestra; poi, dopo il fallimento di questa strada (18 aprile), uno speculare a Fico (23 aprile) per un’intesa tra pentastellati e Partito democratico che ha lo stesso esito.

Mattarella riprende le consultazioni per un terzo giro svolto stavolta in un unico giorno ma la situazione non si sblocca. Il Capo dello Stato chiede allora alle forze politiche di sostenere un «governo neutro» che duri fino a dicembre ma la risposta è negativa e si affaccia l’ipotesi di un voto estivo (7 maggio). Matteo Salvini e Luigi Di Maio cominciano una trattativa che, dopo una maratona notturna, porta all’accordo (13 maggio), certificato dal Colle in un veloce, quarto giro di consultazione con le due sole forze dell’accordo, Lega e Movimento 5 Stelle (14 maggio).

Parte la trattativa per la messa a punto del programma di governo, ribattezzato “contratto”. Per la guida del governo giallo-verde viene indicato Giuseppe Conte, avvocato di diritto privato, presente nella lista dei ministri del fanta-governo grillino inviata al Colle prima delle elezioni sul quale scoppia il caso di un curriculum “gonfiato”. Il Capo dello Stato gli conferisce l’incarico a formare il governo (23 maggio). La nascita del governo si blocca, però, sul nome di Paolo Savona, proposto come ministro dell’Economia ma bloccato da Mattarella per le sue posizioni contrarie all’euro; Conte rimette il mandato (27 maggio).

Il Capo dello Stato affida l’incarico a formare un governo “tecnico” a Carlo Cottarelli, ex funzionario Fmi e già commissario alla spending review (28 maggio). Nessun partito è però disposto a sostenerlo in Parlamento e lo spread schizza oltre quota 300 (29 maggio). Riparte la trattativa tra Di Maio e Lega (30 maggio).

Ieri l’ultimo capitolo. «È stato raggiunto l'accordo per un governo politico M5s-Lega con Giuseppe Conte presidente del Consiglio» annunciano di Salvini e Di Maio; Cottarelli sale al Quirinale per rimettere il mandato, dopo due ore arriva Conte con una lista in cui Savona non è più all’Economia, riceve l’incarico e forma il governo. Mattarella annuncia ai giornalisti al Quirinale: «Si è concluso un complesso itinerario con la formazione del governo. Grazie per il lavoro e buon lavoro per il futuro». Applauso.

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