IL RITRATTO

Incarichi e assunzioni: chi è Claudia Bugno, la consigliera che ha messo nei guai Tria

di Manuela Perrone


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3' di lettura

La rinuncia di Claudia Bugno all’incarico nel board di StMicroelectronics per entrare in quello dell’Agenzia spaziale italiana non basta ai Cinque Stelle, che ne chiedono la rimozione dal ruolo di consigliera del ministro dell’Economia Giovanni Tria. Richiesta per ora rispedita al mittente: ciascuno badi ai propri staff, è la replica di Via XX Settembre. Ma il caso Bugno crea nuove frizioni nel Governo, già sofferente su tanti dossier e in tensione per la gara “elettorale” tra i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini in vista delle europee del 26 maggio.

La designazione di Bugno in StM, controllata italiana da 9,6 miliardi di fatturato, è stata soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’ultimo atto - finito con il passo indietro chiesto esplicitamente a Tria dal premier Giuseppe Conte - di uno scontro nato sin dalla sua nomina nello staff del ministro, lo scorso agosto. E divampato con l’accusa di conflitto d’interessi mossa a Tria dopo la notizia trapelata nei giorni scorsi che il figliastro Niccolò Ciapetti è stato assunto presso un’azienda di cui il compagno di Bugno, Pier Andrea Chevallard, è amministratore delegato. I Cinque Stelle hanno pronta un’interrogazione parlamentare. «Tria chiarisca la sua posizione», è la richiesta avanzata da esponenti di primo piano del M5S, dalla viceministra all’Economia Laura Castelli al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Stefano Buffagni, passando dal candidato presidente della commissione banche Gianluigi Paragone. Ma nel mirino c’è lei, Bugno, a cui imputano di essersi ritagliata un ruolo eccessivamente autonomo al Mef. «Ha portato avanti per mesi posizioni molto personali, non coordinate con il resto del Governo, in maniera non trasparente e disordinata», ha attaccato ieri Castelli dalle pagine de La Stampa.

Le ruggini vengono da lontano e vanno rintracciate tra le pieghe del curriculum di Bugno. Romana, 43enne, la consigliera di Tria vanta una lunga carriera tra il management e le istituzioni. Ha mosso i primi passi in Europa, come consigliera per le Politiche di allargamento dell’Unione presso l’ufficio di vicepresidenza del Parlamento europeo, dopo un training presso la Direzione generale per l’Industria. Poi ha lavorato a lungo per Promos, l’Agenzia speciale della Camera di commercio di Milano, per la quale è stata direttore dell’Area marketing e capo dell’unità speciale Expo 2015. Dal 2009 al 2013 il passaggio al ministero dello Sviluppo economico, come presidente del Fondo centrale di garanzia per le Pmi e direttore generale per la pianificazione strategica e la valutazione.

Ma quello che i Cinque Stelle non hanno mai digerito sono i suoi due anni da consigliera indipendente in Banca Etruria, dal 2013 al 2015, in parte durante la vicepresidenza di Pierluigi Boschi, il padre di Maria Elena. Incarico per la quale il direttorio di Bankitalia le ha comminato una multa, insieme ad altri manager, per mancato controllo. Bugno ha presentato ricorso, tuttora pendente. Ma per il M5S, che della lotta alla gestione delle banche popolari durante il Governo Renzi ha fatto il suo cavallo di battaglia, è una “macchia” indelebile. Sempre durante la premiership di Renzi, la manager romana è stata coordinatrice del comitato promotore della candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024. Altro fumo negli occhi per il Movimento, che ai Giochi con la sindaca Virginia Raggi ha voluto rinunciare.

C’è un ulteriore passaggio: gli altri due anni e mezzo, da novembre 2015 a marzo 2018, come vicepresidente Public Affairs di Alitalia, chiamata dall’allora presidente Luca Cordero di Montezemolo. I Cinque Stelle sono convinti che ci sia lei dietro la riluttanza del ministero dell’Economia a partecipare con il 15%, insieme a Ferrovie, all’operazione di salvataggio della compagnia di bandiera studiata da Di Maio e ancora incagliata. E ritengono che ci sia sempre lei dietro le scelte sul dossier Tim. Per ora Tria tiene il punto. Ma i rapporti con il M5S, mai stati facili, diventano ogni giorno più tesi. Non proprio il massimo alla vigilia del Def, con i decreti sblocca cantieri e crescita da varare e le tante previsioni fosche sull’economia italiana.

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