Emergenza roghi

Incendi, all’Italia il primato d’Europa: già bruciati 103mila ettari

Fra le cause dei roghi, azioni dell’uomo (il 75% dei casi, secondo il Wwf), cambiamento climatico e mancanza di gestione attiva di territori e foreste

di Donata Marrazzo

Ancora incendi al sud, due morti in Calabria, uno in Sicilia

5' di lettura

I roghi che al Sud da giorni consumano boschi e campagne, accerchiando i centri abitati, sono un drammatico esempio della vulnerabilità dei nostri territori, del nostro patrimonio naturalistico, del paesaggio e della biodiversità. Secondo i dati dell’European forest fire information system, l’Italia è prima in Europa per numero di incendi: in questa prima metà dell’anno sono bruciati 102.933 ettari di terreno. Un numero in costante aumento, se si considera che in Calabria, Sicilia e Sardegna ancora adesso la terra brucia. Sul sito dell’Effis sono visibili in tempo reale le aree bruciate, i fuochi attivi, le tendenze stagionali.

Fra le cause dei roghi, le azioni dell’uomo (per il 75% dei casi, secondo il Wwf), il cambiamento climatico e la mancanza di gestione attiva dei territori e delle foreste. Forse anche per effetto di quella riforma Madia che nel 2016 ha cancellato il Corpo forestale dello Stato, sotto la spinta della spending review.  Ora in Parlamento se ne chiede il ripristino. Dunque, una volta domate le fiamme, quale sarà il futuro dei territori?

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Il premier Draghi scrive al sindaco di Reggio Calabria

Desta molta preoccupazione la situazione in Calabria: il premier Mario Draghi ha chiamato al telefono il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà. Ha espresso solidarietà e concreta vicinanza alla città metropolitana e in particolare alle comunità colpite dai roghi che in questi giorni stanno martoriando l'Aspromonte e che a oggi hanno già causato 4 vittime. «Il governo  -  ha affermato Draghi -  segue con apprensione le vicende in tutte le aree del Paese interessate dall'emergenza incendi e metterà in cantiere un programma di ristori per le persone e le imprese colpite, insieme a un piano straordinario di rimboschimento e messa in sicurezza del territorio». Il capo della protezione civile nazionale Fabrizio Curcio è in arrivo nella città dello Stretto per verificare sul campo la situazione e guidare personalmente il seguito delle operazioni.

I costi del rimboschimento

«Il rimboschimento ha sempre un costo elevato. Si parte dai 5 mila euro per ettaro, per una spesa che comprende l'acquisto delle piante, la mano d'opera e la protezione da animali e siccità da assicurare alle nuove piante nei primi anni. Quando si piantano alberi, dopo bisogna prendersene cura». Giorgio Vacchiano, ricercatore in Gestione e pianificazione forestale presso il dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell'Università degli studi di Milano, avverte inoltre che «il recupero più urgente è quello delle aree a rischio idrogeologico dove la vegetazione ha un ruolo importante per prevenire frane e smottamenti. Sono queste le aree a cui viene data la priorità per i rimboschimenti».

L’Italia devastata dagli incendi

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Sardegna, in campo 320 squadre di Forestas

In Sardegna molti dei roghi ancora attivi hanno richiesto gli interventi dei mezzi aerei. Nella regione, l’attività di gestione, prevenzione e lotta agli incendi è svolta da Forestas, che opera in collaborazione con il Corpo forestale di vigilanza ambientale e in particolare con la Protezione civile per la definizione del Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi. L’ultimo è relativo al periodo 2020-2022. L’Agenzia forestale per lo sviluppo del territorio e l'ambiente sta schierando ogni giorno nelle aree invase dalle fiamme 320 squadre per un totale di quasi mille addetti. «Qui il problema del fuoco ce lo portiamo dietro da sempre, ma i cambiamenti climatici stanno aggravando la situazione facendo aumentare enormemente le superfici invase dai roghi».

Una nuova idea del paesaggio

Marinella Zizi, responsabile del servizio antincendio e protezione civile dell’ente sardo, che ha in gestione 220mila ettari, attribuisce parte delle responsabilità anche alle scarse risorse di cui dispongono i Comuni, che non riescono più a fare un’adeguata ricognizione dei territori e la conseguente ripulitura della vegetazione nelle aree più a rischio. «Bisogna inoltre considerare – aggiunge la dirigente – che negli anni è cambiata l’idea del paesaggio e della sua gestione e anche sul piano normativo sono subentrate diverse limitazioni. Con l’abbandono delle campagne, poi, sono sparite quelle figure fondamentali che in passato avevano funzione di sentinelle, come contadini e pastori. È necessario formare i più piccoli a una cultura della protezione civile ma anche continuare a stimolare e sollecitare gli adulti». Forestas partecipa a Med-Star, strategie e misure per la mitigazione del rischio di incendio nell’area Mediterranea, progetto sullo sviluppo di modelli innovativi di governance con piani congiunti di prevenzione e l’uso di nuove tecnologie. Coinvolti partner internazionali.

Calabria Verde, operativa la metà degli addetti

«La soppressione del Corpo forestale dello Stato sarebbe dovuto avvenire in modo più graduale, perché i forestali rappresentavano ovunque con la loro presenza una garanzia per i territori e assicuravano un’esecuzione più rapida degli interventi». Il generale dei Carabinieri Aloisio Mariggiò fino a novembre 2020 è stato commissario di Calabria Verde, ente strumentale della Regione nato per «assolvere in modo unitario a tutti gli interventi sul territorio nel campo della forestazione e della difesa del suolo». E mentre la Calabria continua a brucire, Mariggiò (al quale è succeduto Giuseppe Oliva) fa un elenco delle criticità che, dice, «si trascinano uguali da 20 anni». Sottolinea per cominciare la questione politica: «Manca la pianificazione, non si riescono a programmare interventi a lungo termine.  Scarseggiano inoltre mezzi e personale. Negli anni si è passati da 30mila a poco meno di 4mila addetti, di cui più della metà in condizioni di non poter svolgere le proprie mansioni per motivi di salute. Di fatto, quindi, l’attività antincendio nella regione si svolge con meno di 2mila persone su un territorio vastissimo che resta per gran parte scoperto. Si tratta di gente qualificata costretta a turni massacranti e a compensi inadeguati. A Calabria Verde si lavora a progetto. Servono con urgenza nuovi mezzi per interventi da terra e una flotta aerea gestita dai Vigili del fuoco. C’è solo un modo per domare le fiamme – conclude Mariggiò -  ridurre i tempi di intervento sugli incendi».

Le proposte di Goel

Ma in Calabria è estranea del tutto la mano della ‘ndrangheta? Se lo chiede Goel, gruppo cooperativo che opera nella Locride per il cambiamento e il riscatto della regione: grida all’ecocidio dell’Aspromonte, in fiamme da giorni. E lancia all’Ente parco, alla Regione e al Governo alcune proposte: più vigilanza, anche con l’uso delle nuove tecnologie, coinvolgimento delle comunità nella custodia del patrimonio naturale, rimboschimento affidato agli enti del terzo settore e a imprese sociali, sotto il controllo delle Prefetture e delle forze dell’ordine per evitare ogni forma di infiltrazioni.

Sicilia, il rilancio del Corpo forestale

In Sicilia, per domare le fiamme, sonoscesi in campo 4mila forestali. Ma nonostante la loro importante funzione, «ogni anno il capitolo relativo alle attività di salvaguardia dei boschi e delle misure antincendio subisce una decurtazione che non consente di garantire una presenza sul territorio per la prevenzione», denuncia il sindacato dei dipendenti regionali.  Il governatore  Nello Musimeci ha annunciato di voler rilanciare il Corpo forestale. E ha stanziato fondi per gli operatori zootecnici colpiti dai roghi, somme utili per  coprire le prime spese, come l’acquisto del foraggio e il ripristino delle recinzioni dei pascoli.

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