mobilitati anche canadair francesi

Incendi in Calabria e Abruzzo, interviene l’esercito

di Donata Marrazzo

(ANSA)

4' di lettura

Il fuoco non dà tregua alla Calabria. E, negli ultimi giorni, nemmeno all'Abruzzo. Nell'ultimo week end le fiamme hanno lambito case e terrorizzato i residenti di molte regioni. Alcune abitazione sono state evacuate. Scoperti inneschi non accesi. Esplosi bomboloni del gas e automobili. Quaranta le richieste di concorso aereo ricevute dal Centro operativo unificato della Protezione civile, anche da Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia, Marche e Toscana. Ma in Calabria ora, come da giorni in Abruzzo, interviene l'esercito.

La Calabria brucia
La provincia di Cosenza è stata divorata dalle fiamme: incendi a Rose, Mendicino, Castrolibero, Bisignano, Acri, Longobucco, Lattarico, Luzzi e Rende, nei pressi dell'Università della Calabria. Trentacinque roghi solo nella giornata di sabato. E lingue di fuoco alte ancora ieri. Più di 5000 incendi appiccati negli ultimi tre mesi: hanno distrutto migliaia di ettari di territorio, penetrando in aree protette, infuocando alberi secolari e mandrie al pascolo.

Loading...

L’esercito a presidio dell’Abruzzo
E da una settimana brucia anche il monte Morrone nel parco della Majella, in Abruzzo: l’area è tenuta sotto osservazione da 40 Alpini, Vigili del fuoco e un centinaio di volontari, coadiuvati dai mezzi aerei. In azione anche sofisticati droni. Stamattina è stato fatto il punto della situazione nel corso di un vertice nella sede del Centro operativo comunale di Sulmona alla presenza del prefetto dell'Aquila, Giuseppe Linardi, e del presidente della Regione Luciano D’Alfonso. La sindaca di Sulmona Annamaria Casini sabato aveva minacciato le dimissioni: «Sono arrabbiata e preoccupata, chiedo allo Stato di fare di più per questo territorio, già martoriato. Se non ci sarà un intervento importante sarò disposta anche a riconsegnare la fascia». Ieri due roghi hanno raggiunto in provincia dell’Aquila il comune di Prezza. Emergenza totale in tutta la Valle Peligna dopo la propagazione delle fiamme anche a Cocullo e Raiano. L’allerta è scattata anche in altre regioni. Critica la situazione sul Monte Giano ad Antrodoco, in provincia di Rieti.

D’Alfonso: cerchiamo aumentare uomini e mezzi
«Le diverse situazioni di fuoco hanno una componente importante dal punto di vista delle risorse umane: vigili del fuoco, carabinieri, forestali ma anche volontari sono sul pezzo. Così come c'è una importante copertura di mezzi tecnologici sia dall'alto sia da terra. Noi continuiamo a fare in modo che questi numeri non diminuiscano, ma possano essere implementati» ha detto il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, al termine del vertice nella sede del Centro operativo comunale (Coc) di Sulmona per fare il punto sulla situazione del rogo sul Monte Morrone. «Oggi - ha sottolineato D'Alfonso - sul punto del fuoco del Morrone di Prezza sono all'opera due Canadair e l'Erickson che è un vero e proprio bombardiere d'acqua, più un elicottero, più i mezzi da terra. Arriveranno in mattinata anche due Canadair francesi e stiamo cercando di recuperare un terzo Canadair che ieri, purtroppo, è entrato in avaria».

In provincia di Cosenza arrivano i canadair francesi
«È una spirale distruttiva, un assedio, un attacco criminale al territorio», per il governatore Mario Oliverio, che ieri sera, nel corso di una riunione presso la Prefettura di Cosenza, ha chiesto alla ministra della Difesa Roberta Pinotti l'intervento delle forze armate. Immediatamente accordato. Due squadre stanno già presidiando la provincia di Cosenza, altre sono in arrivo. E dalla Francia stanno decollando canadair a supporto della flotta regionale e nazionale di aerei anfibi ed elicotteri (come l’Erickson con un serbatoio di 10mila litri che può effettuare scarichi multipli) per contrastare le fiamme. Interverranno anche uomini e mezzi della Protezione civile nazionale, come assicurato dal capo del dipartimento Angelo Borelli. Altre squadre saranno spostate da zone della regione non colpite dall'emergenza.

Interventi nei Parchi del Pollino e della Sila
Il Pollino occidentale, sul versante tirrenico, presila e Sila sono avvolti da anelli di fuoco. Si susseguono roghi: 100 km quadrati tra Longobucco, Rose, ed Acri. Distrutte immense colture agricole, minacciati i centri abitati, devastata la fauna. Gli animalisti chiedono di rinviare la stagione di caccia. Nei parchi nazionali lo scenario è apocalittico: pini e abeti ridotti a torce. Dove l'acqua dei canadair non riesce ad attraversare le chiome degli alberi, si procede con attività di terra con autobotti fino a 15mila litri e pickup con piccoli serbatoi. Poi si passa alla bonifica.

Evacuati turisti e residenti
Calabria Verde (azienda regionale per la forestazione e per le politiche della montagna, legge 25/2013) coordina e spegne gli incendi nelle aree boscate. I Vigili del fuoco intervengono in prossimità di strade e centri abitati. La Protezione civile porta soccorso alle popolazioni. Centinaia gli interventi. A Fago del Soldato evacuati 150 turisti di un residence e alcuni residenti. Ieri i pazienti di due cliniche, una a San Fili, l’altra a Castiglione cosentino, hanno rischiato di essere trasferiti.

Tansi: «distinguiamo tra piromani e incendiari»
«Il Corpo forestale dello Stato fino allo scorso anno ha svolto un ruolo molto importante nella prevenzione e nello spegnimento degli incendi si è perso il presidio del territorio montano», dichiara il capo della Protezione civile regionale Carlo Tansi. Che, provato dall'emergenza, nel tentativo di individuarne le cause, esclusa l'autocombustione «perché qui da noi è un fenomeno inesistente», ci tiene a distinguere «tra piromani, gente che ha disturbi mentali, un numero esiguo, e incendiari quelli che appiccano fuochi con dolo, con una strategia, per tornaconto personale».

La mafia dei boschi
La magistratura indaga in ogni direzione. Già si parla di mafia dei boschi. Ferdinando Laghi, vicepresidente nazionale dell'associazione Medici amici per l'ambiente e membro del consiglio direttivo del Parco del Pollino, consegnerà nei prossimi giorni alla procura di Castrovillari un dossier sugli incendi divampati intorno alla centrale a biomasse del Mercure, a Laino borgo, al confine con la Basilicata. «Gli altri sono divampati – fa notare ancora Tansi – non distanti dagli impianti di Rende, Parenti e Strongoli, in provincia di Crotone. Conferire legname bruciato a una centrale a biomasse è un affare che vale decine di milioni di euro». E ora si temono anche le piogge: «La cenere avvolge le aree danneggiate dagli incendi con una pellicola che non consente all'acqua di penetrare nel terreno ormai privo di vegetazione. L'acqua ruscella verso valle – conclude Tansi – favorendo frane e alluvioni»

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti