Climate change

Incendi e siccità senza precedenti: ora dal Far West americano si scappa

Crisi profonda: in diversi Stati la carenza d’acqua ha costretto a bloccare le nuove case e a respingere i nuovi arrivati in cerca di smart working

di Elena Comelli

Ap

4' di lettura

«Go West, young man», si diceva nell’Ottocento. Oggi non più. Al contrario, il grande flusso dei pionieri che andavano a popolare gli sterminati pascoli e le fertili pianure del Far West si sta invertendo, perché l’Ovest americano diventa sempre più invivibile sotto la cappa del surriscaldamento climatico.

Una siccità record e continue ondate di megaincendi stanno costringendo milioni di persone ad affrontare una serie di disastri che sfidano il futuro della crescita. Niente più latte e miele in Oregon e California, niente più foreste, vigne e campi coltivati, ma solo fuoco e deserto, tanto che diverse città, in Utah e in Nevada, hanno cominciato a bloccare tutti i nuovi progetti residenziali e a rimandare indietro i nuovi arrivati, condannando i paesi più piccoli a morte certa per mancanza d’acqua.

Loading...

Oakley, a un’ora di macchina da Salt Lake City, è stato uno dei primi Comuni degli Stati Uniti a imporre una moratoria alla costruzione di nuove case, seguito dalla vicina Henefer. Nell’800, l’acqua era una delle principali attrazioni di Oakley per i pionieri: vicino alla cittadina scorre il fiume Weber, oggi poco più di un rigagnolo. La sua acqua e altre sorgenti di montagna irrigavano terreni agricoli e caseifici che un tempo punteggiavano la valle.

La cittadina ospita ancora una comunità agricola conservatrice, dove sventolano le bandiere di Trump del 2020 e il sindaco non crede alla crisi antropica del clima. Ma proprio per colpa di questa crisi, oggi a Oakley i pionieri del Far West non potrebbero più insediarsi.

Stop alle costruzioni

Durante la pandemia di Covid-19, il mercato immobiliare è esploso, grazie a un flusso di “smart workers” in fuga dalle affollate città della costa verso gli idillici ranch di questo piccolo paradiso, ma i nuovi arrivati hanno bisogno di acqua, un bene prezioso che sta svanendo per colpa della siccità.

«Perché costruire case se non abbiamo abbastanza acqua?», è la questione fondamentale posta da Wade Woolstenhulme, il sindaco di Oakley, che ha passato le ultime settimane a difendere la moratoria. Con questo provvedimento, la costruzione di 36 nuove case ai margini della cittadina è stata sospesa.

Il blocco di Oakley e Henefer ai nuovi progetti edilizi potrebbe essere il destino di tutta la regione, sempre più calda e secca. Gli incendi, intanto, divorano le case costruite nelle regioni più selvagge e nelle foreste. I due più vasti roghi nella storia del West, il Bootleg Fire in Oregon, non ancora spento, e il Dixie Fire in California hanno bruciato in pochi giorni un territorio equivalente alle dimensioni di New York, Los Angeles e Chicago messe assieme.

Siccità senza precedenti

«Non c’è intervento umano che possa salvare queste foreste se non fermiamo l’emergenza climatica», ha sostenuto il governatore dello Stato di Washington Jay Inslee. La situazione è meno spettacolare, ma altrettanto drammatica in Utah, dove la popolazione è aumentata del 18% dal 2010 al 2020, ma i bacini idrici non riescono a riempirsi più della metà rispetto ai livelli normali, in una crisi di approvvigionamento che ormai si estende dal Colorado alla California.

Agricoltori e allevatori, che utilizzano dal 70 all’80 per cento di tutta l’acqua, lasciano seccare i campi o svendono mucche e pecore, che non possono più pascolare. Il governatore Spencer Cox ha fatto l’esempio della sua fattoria di famiglia, dove tutti i campi tranne uno si sono completamente inariditi. “È una crisi brutale - ha ammesso Cox -. Se continua così, ci saranno reali implicazioni per l’acqua potabile e questa è la cosa che mi preoccupa di più”.

Da qui le moratorie, che ormai si diffondono in tutto il West. Nella mitica Marin County, a Nord di San Francisco in California, che sta lottando con le precipitazioni più basse degli ultimi 140 anni, le autorità idriche vorrebbero bloccare i permessi di nuovi allacciamenti idrici alle case.

Centri piccoli più vulnerabili

In Arizona, nell’ambita regione tra Phoenix e Tucson, le imprese edili devono dimostrare di avere accesso a 100 anni di acqua per ottenere l’autorizzazione a costruire nuove case, una condizione quasi impossibile da ottemperare, e alla fine del mese scorso le autorità hanno annunciato che non avrebbero approvato alcuna domanda di utilizzo delle falde idriche sotterranee, bloccando così qualsiasi prospettiva di sviluppo futuro.

«Queste città sono i classici canarini nella miniera - sostiene Paul Brooks, professore di idrologia presso l’università dello Utah -. L’emergenza climatica rischia di spazzarle via tutte e di rendere ampie zone del West completamente invivibili per gli esseri umani, sia per colpa delle temperature, che rendono ormai la vita senza aria condizionata potenzialmente letale, sia per colpa della siccità, di anno in anno sempre più estrema».

Gli esperti dicono che i centri più piccoli sono particolarmente vulnerabili. Come Echo, una manciata di case strette tra la ferrovia e le splendide pareti di roccia rossa, a quasi 1800 metri d’altezza sulle montagne dello Utah, vicino a un enorme bacino idrico, l’Echo Reservoir, che ormai è pieno solo al 25 per cento, nel bel mezzo di un territorio sempre più brullo.

Echo lotta da anni per la sopravvivenza e quest’estate i rubinetti si sono seccati. Ora gli abitanti ricevono le forniture d’acqua con le autocisterne dalle città vicine, ma sono costretti a farsi la doccia con parsimonia e vivono nel terrore degli incendi.

È molto probabile che nel giro di pochi anni perderanno completamente la loro unica sorgente d’acqua e allora per Echo sarà la fine.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti