Area sequestrata

Incendio alla Cavallerizza di Torino. Storia del gioiello Unesco «conteso»

Il tetto della struttura storica è stato travolto dalle fiamme sviluppatesi nelle Pagliere occupate dai centri sociali. Il dolore della Appendino. Nel 2014 il precedente del Circolo dei Beni demaniali. Dalla cartolarizzazione mancata al progetto con la Cdp


Torino: a fuoco tetto della Cavallerizza, patrimonio Unesco

3' di lettura

Ha preso fuoco la Cavallerizza Reale, storico complesso architettonico nel centro di Torino dichiarato patrimonio dell’Unesco nel 1997 assieme all’intero complesso delle residenze sabaude. L’incendio è scoppiato poco prima delle 8 di lunedì 21 ottobre e ha riguardato il tetto della struttura. Sul posto sono subito intervenute quattro squadre dei vigili del fuoco. Nessun ferito, in ogni caso, nonostante la struttura fosse già popolata.

Il fuoco nell’area occupata
Sono ancora sconosciute le cause del rogo ma, dalle prime ricostruzioni, si può dire che le fiamme hanno coinvolto le ex stalle della Cavallerizza, chiamate «Le Pagliere», dove ci sono i magazzini e dove viene accatastato materiale di risulta. L’area è occupata da tempo da collettivi di artisti e rider. «Il fuoco è divampato verso le 7.20. A quell’ora c’era già gente nei laboratori. C’erano anche persone che hanno passato lì la notte», racconta uno degli occupanti. Il rogo ha un precedente: nel 2014 le fiamme distrussero i magazzini del Circolo dei Beni demaniali. In quel caso si trattò di un incendio doloso, appiccato con cinque bottiglie di liquido infiammabile.

Il rogo sulla Cavallerizza Reale di Torino (Ansa)

Area sotto sequestro
«L’area interessata dell'incendio è stata messa sotto sequestro», rende noto il prefetto di Torino, Claudio Palomba, al termine di un sopralluogo. «Per fortuna il rogo è stato domato e non ci sono stati feriti», già in passato si erano verificati incendi.

Appendino: «Fa male vedere la struttura così»
«L’incendio poteva generare molti più danni. Dobbiamo ringraziare l’impegno dei vigili del fuoco se Auditorium Rai e Archivio non stati intaccati dalle fiamme. È stato ridotto l’impatto e l’incendio è stato domato», ha commentato il sindaco di Torino Chiara Appendino dopo un sopralluogo. «Fa male vedere un edificio storico tra le fiamme. Ora è presto per fare altre valutazioni. Ci saranno accertamenti sulle cause. È evidente che la Cavallerizza così non può stare». Anche il presidente della regione Piemonte Alberto Cirio si è espresso sul tema, nel corso di un incontro tenutosi in Confindustria: «Stanotte è andato a fuoco un patrimonio Unesco dell’Umanità perché da tempo era occupato abusivamente senza che le istituzioni se ne siano particolarmente occupate perché tornasse la legalità».

Le operazioni di spegnimento da parte dei vigili del fuoco (Ap)

Il gioiello dell’architettura barocca
La Cavallerizza è uno dei gioielli architettonici meno noti di quella che fu la capitale del Regno Sabaudo e si trova situata nel bel mezzo del «quartiere di comando» cittadino. L’Unesco inserì l’intero complesso nel patrimonio mondiale dell’Umanità giudicando che offre «una panoramica completa dell’architettura monumentale europea nei secoli XVII e XVIII, utilizzando lo stile, le dimensioni e lo spazio per illustrare in modo eccezionale la dottrina prevalente della monarchia assoluta in termini materiali», si leggeva nelle motivazioni. Gioiello di architettura barocca, la sua realizzazione coinvolse alcuni tra i più importanti architetti di corte, come Amedeo di Castellamonte, Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri.

Incendio alla Cavallerizza Reale di Torino: le immagini

Incendio alla Cavallerizza Reale di Torino: le immagini

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La querelle sulla destinazione
Per anni la Cavallerizza Reale ha ospitato il Teatro Stabile di Torino che aveva adibito i suoi locali a ribalta, magazzini e laboratori. Una riduzione delle produzioni portò lo Stabile alla restitizione della struttura al Comune che neè proprietario. Nel 2014 ci fu il tentativo di vendere ai privati la struttura per la realizzazione di abitazioni di lusso, ma il progetto si fermò a distanza di un anno anche a causa della protesta crescente della cittadinanza, culminata nelll’occupazione di parte dello stabile. A marzo del 2019 il comune di Torino ha siglato un accordo con Cassa depositi e prestiti per cercare partner privati che contribuissero alla ristrutturazione dell’intero complesso.

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