inchiesta

Inceneritori, solo 40 impianti: ancora piccoli e tutti al Nord

di Jacopo Giliberto


Rifiuti, Di Maio: Salvini era dietro striscioni No inceneritori

3' di lettura

Inceneritori, termovalorizzatori, termoutilizzatori: comunque vengano chiamati, ce n’è una quarantina; si trovano quasi tutti in Alta Italia; drammatico il caso della Sicilia che avanza con passo bersagliero verso la paralisi ambientale e respinge con orgoglio superbo tutti i progetti di impianto che potrebbero salvarla dal crollo; sono indispensabili per completare il riciclo e la raccolta differenziata che, altrimenti, senza questi impianti va a carte quarantotto; e infine su questi impianti ieri per il secondo giorno è continuata la battaglia di dichiarazioni apodittiche, di vibrata protesta, di comunicati stampa fra i due partiti di governo.

Da una parte la Lega segue l’indicazione data giovedì e ripetuta ieri da Matteo Salvini: sì agli impianti, meglio se uno per provincia. D’accordo con il loro “capitano” ecco alcuni leghisti di spicco come la sottosegretaria all’ambiente Vannia Gava, Massimiliano Fedriga, Paolo Arrigoni.

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Dall’altra parte i Cinque Stelle, con il “no” affermato giovedì e riconfermato ieri da Luigi Di Maio: no agli inceneritori, non è questo il modello di sviluppo che vogliamo, la soluzione è ben altra. Affiancano Di Maio voci importanti come Roberto Fico, Gianni Girotto o Vilma Moronese, la quale è intervenuta a 24Mattino su Radio 24.

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In mezzo fra i due gruppi politici si collocano gli esperti che gestiscono gli impianti o che studiano l’ambiente, come Filippo Brandolini (Utilitalia) o Chicco Testa (Assoambiente), i quali spiegano che gli inceneritori non sono la soluzione unica ma sono uno strumento indispensabile per rendere possibile l’economia circolare. I Paesi a discarica zero e a riciclo a mille sono quelli che bruciano di più. Tre numeri. In Europa del Nord ci sono impianti per bruciare oltre 550 chili di rifiuti l’anno per abitante (591 in Svezia, 587 in Danimarca). Nell’Europa evoluta ci sono impianti pari a 250 chili per abitante (220 in Francia, 294 in Austria, 243 in Germania). In Italia c’è disponibilità di impianti per 104 chili per abitante: il resto finisce in discarica.

LA MAPPA DEI TERMOVALORIZZATORI
LA MAPPA DEI TERMOVALORIZZATORI
LA MAPPA DEI TERMOVALORIZZATORI

Quanti sono gli inceneritori in Italia? Il tra i 40 e i 50, secondo i criteri adottati: dipende se si contano anche gli impianti spenti ma formalmente attivi oppure anche i quattro impianti che bruciano i rifiuti pericolosi industriali o chimici (il maggiore è Filago Bergamo, minori sono Melfi in Basilicata, Augusta in Sicilia e Ravenna).

La maggior parte degli impianti, 28, si trova al Nord. Per il Centro Italia, la maggior parte è in Toscana, 5 inceneritori su 9. L’intero Mezzogiorno che deve esportare l’immondizia ha appena 8 termoutilizzatori, di cui uno solo, quello di Acerra (Napoli), ha dimensioni efficienti.

I più grandi d’Italia sono a Brescia (A2a, 880mila tonnellate l’anno) e Acerra (A2a, 600mila tonnellate l’anno). Di dimensioni industrialmente interessanti sono anche Milano (A2a), Torino (Iren) , Parona Pavia (A2a), Padova (Hera), Granarolo Bologna (Hera), San Vittore del Lazio (Acea). Infine, ci sono decine di impiantini piccoli, costosi, la cui ragione economica è sorretta dai vecchi incentivi Cip6 che stanno uscendo di scena insieme con gli inceneritori di cui sostengono il pareggio di bilancio. Diversi impianti di capacità inferiore alle 100mila tonnellate l’anno infatti sono spenti o funzionano in modo marginale, come quelli di Vercelli, Ospedaletto Pisa, Tolentino Macerata, Statte Taranto o Macomer Nuoro.

Intanto plastica e carta raccolti dagli italiani non trovano destinazione perché non c’è domanda, i consumatori rifiutano i prodotti rigenerati e i materiali si accumulano ogni giorno, formando montagne.

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