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Incentivi auto verso l’esaurimento per i modelli diesel e benzina, scenario da click day il 1° settembre

Le prenotazioni dei bonus sono bloccate, ma i contratti si possono stipulare lo stesso. Solo il 1° settembre gli acquirenti sapranno se sono stati ammessi

di Maurizio Caprino

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Le prenotazioni dei bonus sono bloccate, ma i contratti si possono stipulare lo stesso. Solo il 1° settembre gli acquirenti sapranno se sono stati ammessi


3' di lettura

Ripartenza con incognita finanziaria per gli incentivi auto allargati a benzina e diesel. Il decreto Agosto ha ripristinato i fondi, ma in modo insufficiente per le vetture più richieste, che restano quelle a motore tradizionale. Inoltre, le prenotazioni dei bonus restano chiuse fino al 1° settembre, quando sarà possibile registrare i contratti acquisiti a partire da metà agosto. Si rischia un’ondata che potrebbe far esaurire le risorse subito, trasformando di fatto il 1° settembre in un click day.

Si ripropone così il dilemma degli incentivi cosiddetti bonus malus, introdotti a fine 2018 e destinati a durare dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021: ecobonus per auto elettriche e per le ibride più costose e sofisticate (le plug-in) ed ecotassa per i modelli che emettono più di 160 g/km di CO2. Dunque agevolazioni quasi elitarie e per questo molto criticate dagli operatori del settore, ovviamente più interessati alle vendite a breve termine piuttosto che a far crescere più velocemente una fetta di mercato che pesa ancora poco.

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Dal decreto Rilancio al decreto Agosto

Ma con l’emergenza Covid-19 il Governo ha voluto dare una mano anche alla filiera dell’automotive e con il decreto Rilancio (Dl 34/2020) ha temporaneamente allargato il bonus anche ai modelli più “virtuosi” tra quelli a motore tradizionale. Contando sul fatto che comunque è un modo per accelerare lo svecchiamento del parco circolante.

E infatti i 50 milioni a disposizione dal 1° agosto si sono esauriti in pochi giorni. Il 15 agosto è entrato in vigore il decreto Agosto (Dl 104/2020), che rimodula le fasce di emissione e mette 100 milioni a disposizione per la fascia di emissioni in cui si concentrano i motori tradizionali. Una cifra che è doppia rispetto a quella stanziata contemporaneamente per auto elettriche e ibride plug-in, ma che, contrariamente a quest’ultima, è destinata a un mercato davvero di massa.

Facile prevedere che si esaurirà presto anche questa nuova dote. Con l’aggravante che, rispetto ai meccanismi consueti, fino al 1° settembre rischia di essere impossibile capire quando i soldi stanno per esaurirsi: fino a quella data, la piattaforma telematica del ministero dello Sviluppo economico su cui il bonus va prenotato rimarrà ferma.

Al momento, quindi, si stanno stipulando contratti di acquisto che rientrano negli incentivi. Ma non è possibile prenotare, per cui non funziona il monitoraggio che di solito consente di capire giorno per giorno quante risorse restano, semplicemente collegandosi al sito dedicato messo online dal ministero.

Il rischio click-day

Il rischio è che i contratti accumulati nella seconda metà di agosto, riversandosi sulla piattaforma la mattina del 1° settembre, saturino subito la disponibilità finanziaria attuale. Dunque, per quanto la strategia di comunicazione del Governo neghi sempre che si tratti di click-day (definizione che ormai è vista dalla gente con significato negativo), nei fatti si tratterebbe pur sempre di una corsa ad accaparrarsi risorse scarse.

Chi arrivasse tardi perderebbe la possibilità di prenotarsi, perché la piattaforma la inibirebbe. Ma ciò non implica che perderebbe ogni speranza d’incentivo: teoricamente, potrebbe riprenotarsi, nel caso (non improbabile) in cui il Governo trovasse altre risorse per rifinanziare i contributi riservati a quella fascia di emissioni di CO2.

Infatti, saremmo pur sempre in presenza di un contratto stipulato all’interno del periodo in cui vige l’incentivo, all’interno del quale non esiste un termine entro il quale un contratto stipulato va registrato nel sistema di prenotazione.

Ma su questo non ci sono certezze assolute: le norme generali sul bonus, che risalgono a inizio 2019, non prevedono esplicitamente situazioni di questo tipo, perché all’epoca non fu considerata la possibilità di rifinanziamenti che consentissero di riaprire l’erogazione nello stesso periodo per il quale le risorse si siano già esaurite.

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