Il sostegno alle attività economiche

Incentivi alle imprese, balzo a 8,2 miliardi con la crisi Covid

Nel 2020 il numero delle domande approvate è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente (+108%)

di Carmine Fotina

Sale allarme imprese, nuovi aiuti a meta' gennaio

3' di lettura

In attesa di un disegno di legge di riordino promesso ma ancora tutto da costruire, gli incentivi alle imprese oggi sono organizzati in 1.466 interventi, di cui 140 delle amministrazioni centrali e 1.326 regionali. È il dato complessivo contenuto nella Relazione sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive per il 2020, trasmessa come ogni anno dal ministero dello Sviluppo economico (Mise) al Parlamento. Si tratta delle agevolazioni ordinarie, esclusi dunque i sussidi straordinari varati per l’emergenza Covid-19.

L’incremento

Il dato più evidente è che nel primo anno della pandemia si è registrato l’incremento di tutte le variabili, anche se va considerato che si partiva da un 2019 con dati negativi. Il numero delle domande approvate è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente (+108%), effetto probabilmente di un maggiore ricorso agli strumenti di incentivazione ordinari accanto a indennizzi e ristori straordinari per fronteggiare la crisi. Il valore delle agevolazioni concesse, arrivato a 8,2 miliardi, è cresciuto del 38%. In termini di erogazioni, invece, si è andati oltre 5,7 miliardi (+52%). Gli investimenti attivati dal tessuto industriale in conseguenza degli incentivi, a quota 20 miliardi circa, sono invece cresciuti in modo più contenuto cioè del 4,6%.

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INTERVENTI AGEVOLATIVI
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Il 60% delle risorse è stato impegnato a livello di amministrazione centrale, il 40% dalle regioni. Il 53% delle agevolazioni è stato concesso al Centro-Nord che ha peraltro espresso il 70% degli investimenti attivati (14 miliardi di cui 4,7 nella sola Lombardia). Tuttavia è al Sud che il numero delle domande è esploso, passando da 46.000 a 275.000 (+500%) a fronte del +80% del Centro-Nord. In Lombardia (15,8% del totale), in Campania (13%) e Puglia (11%) la quota più alta di concessioni. Alle Pmi va l’80% degli incentivi, alle grandi imprese il 20%.

Il monitoraggio include contributi in conto esercizio, contributi in conto capitale e conto impianti, contributi misti, finanziamenti agevolati. Tra le varie misure ci sono contratti di sviluppo, patrimonializzazione delle imprese esportatrici attraverso il fondo 394, incentivi “Smart&Start” per le startup, agevolazioni per l’innovazione a valere sul Fondo crescita sostenibile, Nuova Sabatini. Nel complesso il 45% del totale è espresso da misure per lo sviluppo produttivo e territoriale e per la ricerca-sviluppo-innovazione mentre internazionalizzazione e nuova imprenditorialità rappresentano il 7% e il 3%.

Le garanzie

Il conto sale, e di molto, se si includono anche le garanzie statali, ma in questo caso si allarga l’analisi agli aiuti straordinari per l’emergenza Covid-19. Il Registro nazionale degli aiuti di Stato ha censito interventi in questo ambito nel 2020 per 95,4 miliardi, a fronte di 1 miliardo per ciascuno dei due anni precedenti.

Banca dati e Ddl di riforma

La Relazione annuale informa che è in fase di elaborazione presso il ministero dello Sviluppo la Nuova banca dati agevolazioni, un ulteriore strumento di rilevazione che dovrebbe fornire qualche elemento in più sull’utilizzo effettivo da parte delle imprese. Al palo invece il “Disegno di legge sulla revisione organica degli incentivi e potenziamento e semplificazione di quelli per le imprese del Sud” che la Nadef (nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza) aveva previsto come uno dei collegati alla legge di bilancio. In estate, in seguito a quanto inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, era stata istituita una commissione interministeriale, presieduta dal ministero per il Sud, con l’obiettivo di presentare un Ddl con focus sul Mezzogiorno in Parlamento entro settembre. Si è poi deciso di far slittare i termini, trasformando il Ddl in un collegato alla manovra per individuare coperture finanziarie, ed estenderlo su base nazionale. Ma in Parlamento non ce n’è ancora traccia.

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