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Incentivi a recupero frazionato

di Luca Benigni e Ferruccio Bogetti

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2' di lettura

Anche l’avviso di recupero di un credito d’imposta segue le regole della riscossione frazionata in pendenza di giudizio, proprie delle imposte sui redditi. Principio già sancito dalla Corte di cassazione (sentenza 3838/2013), che implica tra l’altro l’illegittimità dell’iscrizione provvisoria a ruolo fondata su un atto annullato, sia pur pure con sentenza non ancora passata in giudicato.

Proprio partendo da questo principio, la Ctr Sardegna 203/5/2017 (presidente e relatore Corradini) si è espressa su una complessa vicenda in cui si intrecciano due cause di primo grado decise dalla Ctp di Oristano.

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L’amministrazione revoca a un imprenditore le agevolazioni fiscali fruite per l’incremento dell’occupazione e, successivamente, gli notifica nel febbraio 2004 un atto di recupero del credito d’imposta indebitamente utilizzato. L’atto viene prontamente contestato davanti alla Ctp.

Intanto, nel giugno 2006 l’ufficio iscrive a ruolo, a titolo provvisorio, oltre 2.500 euro, inducendo l’imprenditore a presentare un secondo ricorso, sempre in Ctp, stavolta contro la cartella.

Secondo il contribuente, il ruolo è illegittimo in quanto, essendo stato formato in base a un atto di recupero di un credito d’imposta, la sua restituzione può avvenire solo dopo il definitivo accertamento della violazione.

L’amministrazione si oppone, sottolineando che la riscossione frazionata è legittima anche in caso di richiesta di restituzione di aiuti di Stato: secondo l’ufficio, infatti, anche se non sono state ancora accertate maggiori imposte, gli aiuti disconosciuti possono essere recuperati immediatamente, anche in pendenza di giudizio. Inoltre, essendo stati fruiti senza il preventivo invio del modello di autorizzazione, il loro recupero sarebbe legittimo nel merito.

La Ctp annulla il ruolo e il Fisco fa appello davanti alla Commissione regionale. Nel frattempo, durante il processo di secondo grado, la Ctp annulla anche l’avviso di recupero del credito con un’altra sentenza, anch’essa appellata dall’ufficio.

La Ctr Sardegna, decidendo l’appello sul ruolo qui in commento, rigetta il ricorso del Fisco, dando ragione al contribuente, ma riscrive completamente le movitazioni addotte dai giudici di primo grado.

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Secondo i giudici di secondo grado, ha sbagliato la Ctp nell’affermare l’impossibilità di procedere con la riscossione frazionata per ilrecupero dei crediti d’imposta. Infatti, al ruolo reso esecutivo per il recupero di incentivi statali non spettanti si applica, per via analogica, il complesso delle norme relative alla riscossione a titolo provvisorio dei tributi. Gli atti di recupero dei crediti d’imposta, prosegue la Ctr, quando l’amministrazione richiede somme ritenute non spettanti, sono assimilabili ad atti impositivi e il giudizio di opposizione intrapreso per il loro annullamento non viene interrotto, neppure se la decisione sul punto è ancora sub iudice.

L’intervenuto annullamento dell’avviso di recupero, però, conduce comunque la Ctr a bocciare l’appello dell’agenzia. La decisione sull’atto impositivo presupposto, anche se non è ancora passata in giudicato, impedisce la riscossione a titolo provvisorio. Come ricordano i giudici, la legittimità del credito erariale è sempre legata all’atto presupposto e la sentenza del giudice che lo annulla obbliga l’ente impositore (così come il giudice innanzi a cui è stato impugnato il ruolo emesso a titolo provvisorio), ad adottare i provvedimenti di sgravio e/o di eventuale rimborso dell’eccedenza versata.

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