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Incentivi verdi per il rilancio del legno-arredo

Intervista a Claudio Feltrin, nuovo presidente di FederlegnoArredo: «La sostenibilità è la chiave per la ripresa nel 2021. Chiediamo al governo misure a sostegno di imprese e consumi

di Giovanna Mancini

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(IMAGOECONOMICA)

Intervista a Claudio Feltrin, nuovo presidente di FederlegnoArredo: «La sostenibilità è la chiave per la ripresa nel 2021. Chiediamo al governo misure a sostegno di imprese e consumi


4' di lettura

«Guardi, io voglio essere ottimista: è giusto essere preoccupati e realisti, ma sono sicuro che tra un anno ci troveremo per fare un’altra intervista dai toni completamente diversi». Claudio Feltrin, imprenditore veneto alla guida dell’azienda di arredamento Arper, è da venerdì scorso presidente di FederlegnoArredo, la federazione industriale che rappresenta una filiera di 73mila imprese e 311mila addetti, con un fatturato che, nel 2019, ha raggiunto i 42,5 miliardi di euro. Non nasconde le difficoltà del momento, ma si dice convinto che, grazie alla nuova centralità che la casa ha assunto nella vita delle persone e grazie a una svolta «green» dell’intera filiera, dalla prossima estate possa iniziare la ripresa.

Dopo il forte rimbalzo del terzo trimestre, temete una nuova battuta d’arresto, visto l’aggravarsi della situazione sanitaria?

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In questo momento fare previsioni è impossibile. L’anno in corso, nonostante il recupero dei mesi estivi, che ha interessato in particolare il comparto dell’arredo per la casa, si chiuderà con un calo del 16% per l’intera filiera, pari a circa 7 miliardi in meno di ricavi. Ai due estremi opposti il settore degli imballaggi, che ha registrato buoni risultati, e quello degli allestitori che, fortemente penalizzato dall’assenza di eventi e di manifestazioni fieristiche, potrebbe avere una perdita attorno all’80%. Però mi aspetto che nel secondo semestre dell’anno prossimo ritroveremo il segno positivo, almeno come atteggiamento, nel senso che si creeranno quei presupposti di fiducia necessari per agganciare una ripresa reale nel 2022. Ora perciò è importante creare le condizioni per far sì che le aziende del comparto si trovino preparate, anche se alcune inevitabilmente ammaccate, a cogliere la ripresa.

Come riuscirci?

Le imprese devono fare la loro parte, investendo in innovazione e in sostenibilità. Siamo di fronte a un’occasione unica: da un lato la riscoperta della casa da parte dei consumatori, che in parte hanno riversato qui i risparmi tradizionalmente rivolti ad altri ambiti di consumo. Dall’altro il tema della sostenibilità, che sarà l’elemento chiave per il rilancio e la competitività di tutta la filiera. Abbiamo i fondi stanziati dall’Unione Europea, che ha messo a disposizione un miliardo in dieci anni, e inoltre una generazione di giovani, che saranno i consumatori di domani, molto sensibile a questo tema. Ovviamente non si inventa la sostenibilità da un giorno all’altro. Le imprese devono investire per innovare i processi, oltre che i prodotti. Noi, come federazione, daremo il nostro sostegno per accompagnare le imprese, soprattutto quelle più piccole, nel percorso per ottenere le certificazioni, che sono ormai diventate uno strumento necessario per essere competitivi, soprattutto all’estero.

Il governo come dovrebbe sostenere questa svolta?

In tema di politiche industriali, su cui inizieremo a breve una serie di incontri a livello governativo, abbiamo chiesto la conferma e il rafforzamento del bonus mobili. Stiamo anche valutando in che modo si possano agganciare gli incentivi per l’acquisto di mobili al Superbonus al 110%, in modo da creare una misura per tutta la filiera. Inoltre abbiamo proposto al governo l’introduzione di misure «green», come il bonus idrico e il bonus sostenibilità, a sostegno sia della produzione, sia dei consumi. Infine c’è il tema dello smartworking, che interessa anche il nostro comparto: abbiamo chiesto di introdurre un credito di imposta per le aziende che intendano fornire ai propri dipendenti i supporti necessari allo svolgimento del lavoro in modalità agile, tra cui, oltre alle dotazioni tecnologiche, anche arredi come sedute, scrivanie o divisori.

Nell’immediato qual è la vostra priorità?

Scongiurare un nuovo lockdown della produzione, ma anche delle vendite. Per questo subito dopo la nomina ho inviato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte una lettera, scritta assieme all’associazione dei rivenditori Federmobili, per ricordare che le nostre fabbriche sono luoghi sicuri, così come lo sono i negozi di arredamento, caratterizzati da superfici ampie e bassa affluenza di pubblico, che viene ricevuto su prenotazione.

La filiera realizza 16,5 miliardi di euro di export, di cui 14,5 ascrivibili al solo comparto arredamento. La pandemia rischia di frenare l’export?

La situazione dei mercati è ancora incerta. La Cina sembra essere ripartita e si conferma il mercato più dinamico per il nostro settore. Negli Stati Uniti, altro mercato fondamentale, finora hanno pesato le incertezze legate non solo alla pandemia, ma anche alle elezioni presidenziali. Per rilanciare l’export sarà necessario un sostegno del governo alle fiere e alle imprese che partecipano alle manifestazioni. Le nostre aziende stanno risentendo della mancanza del Salone del Mobile di Milano, quest’anno rinviato a causa della pandemia.

Nel 2021 il Salone si farà?

Ne sono certo, anche se non spetta a me dirlo, ma allo staff del Salone, che sta lavorando intensamente perché il prossimo anno si possa fare e si faccia al meglio, con il supporto anche di una piattaforma digitale.

È una vetrina insostituibile per il nostro settore, un volano per la città di Milano e per l’Italia. È un simbolo del made in Italy a cui non possiamo rinunciare.

Riproduzione riservata ©
  • Giovanna ManciniRedattore ordinario

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Industria del design e arredo, made in Italy, cronaca di Milano, consumi, industria del commercio, e-commerce

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