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Ambiente, ecco la mappa degli incentivi bocciati al green test

di Michela Finizio

Ambiente, rischio inquinamento dei mari ridotto con il sacchetto Mater-Bi


2' di lettura

Promossi e bocciati in base all’impatto ambientale. Incentivi per gli apicoltori nelle zone montane, bonus edilizi, accise ridotte sui carburanti, sgravi per i giovani agricoltori e Iva agevolata sull’energia elettrica. Sono alcuni dei 161 i sussidi, diretti o indiretti, in vigore in Italia che incidono in modo rilevante sull’ambiente. Di questi, 75 sono considerati dannosi verso l’ecosistema e, per il ministero dell’Ambiente, assorbono ogni anno risorse per 19,3 miliardi rispetto ai 41 di budget complessivo destinato a queste misure (il 47 per cento).

LA SOSTENIBILITA’ DELLE MISURE IN VIGORE

Fonte: ministero dell'Ambiente su dati Mef-Rgs - Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e favorevoli - Ministero dell'Ambiente

LA SOSTENIBILITA’ DELLE MISURE IN VIGORE

La pagella delle agevolazioni è contenuta nel «Catalogo annuale dei sussidi ambientalmente rilevanti» appena pubblicato (in questo caso in ritardo, essendo riferito a dati 2017) dalla Direzione generale per lo sviluppo sostenibile del ministero, sotto la guida del capo economista Aldo Ravazzi, per orientare la politica. Nel dettaglio, sono molti i sussidi adottati in Italia che favoriscono lo sviluppo sostenibile, non da ultimo quello sul verde privato introdotto con la legge di Bilancio 2018 e confermato per il 2019, così come tutti i bonus edilizi che - in generale - puntano alla riqualificazione degli immobili.

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Molti altri, seppur adottati con motivazioni ugualmente importanti (fornire un sostegno a settori chiave dell’economia del Paese, a famiglie e consumatori), sono invece ritenuti controproducenti per l’ambiente. «Alcune di queste misure - scrive nella prefazione al Catalogo il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa - generano effetti ambientali negativi, danno segnali di prezzo sbagliati rispetto alle scelte di consumo, produzione e investimento di cittadini e imprese».

Ad esempio, i regimi di Iva agevolata (al 4, al 5 o al 10%) su determinati beni e servizi esercitano un effetto sui prezzi, favorendo il consumo di risorse naturali oppure incoraggiando comportamenti sfavorevoli allo sviluppo sostenibile. È il caso - nella valutazione del ministero - dell’aliquota ridotta sui fertilizzanti per l’agricoltura e sui prodotti fitosanitari, sull’energia elettrica o sui prodotti petroliferi utilizzati per uso agricolo. Sconti che si applicano anche sulla vendita o locazione di abitazioni di nuova costruzione, invece che promuovere un mercato immobiliare basato sul recupero delle case o delle aree esistenti.

Un altro pacchetto di misure etichettato come dannoso dal Catalogo è quello degli “sconti” concessi sulle accise, che sono comunque delle penalizzazioni legate al consumo di carburanti. Nel mirino finiscono il differente trattamento fiscale della benzina e del gasolio, gli sgravi fiscali per le auto aziendali concesse ai dipendenti e i regimi internazionali di esenzione per l’aviazione e il trasporto marittimo. Non sfugge, poi, l’accisa ridotta per autoambulanze e Forze armate nazionali.

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Tante, infine, sono le risorse disperse in piccoli rivoli, spesso inefficaci. Basta pensare ai 73 milioni l’anno concessi alla macellazione bovina, a prescindere dai requisiti ambientali: gli allevamenti sono responsabili di rilevanti emissioni in atmosfera. Oppure ai 15 milioni per l’esenzione Iva sui taxi: la misura riduce il costo del servizio, ma continua a incentivare il trasporto privato su strada.

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