L’Inchiesta Expo e il sindaco di milano

Inchiesta Expo, la Pg chiede il processo per il sindaco Sala. Ma solo per falso

di Sara Monaci

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala (Ansa)

2' di lettura

Nell’inchiesta che vede indagato dalla Procura generale il sindaco di Milano Giuseppe Sala scompare la turbativa d’asta. Rimane solo il falso ideologico e materiale. Le indagini si riferiscono al 2012, a quando Sala era amministratore delegato dell’Expo 2015, di cui poi divenne circa sei mesi dopo commissario unico.

La Procura della Repubblica aveva chiesto l’archiviazione ma la Pg si è poi avocata a sé le indagini, proseguendo per conto suo con due incolpazioni. Ora però gli stessi procuratori chiedono il rinvio a giudizio solo per il falso, rinunciando a portare a processo il primo cittadino milanese per la turbativa d’asta, nonostante le migliaia di pagine di inchiesta.

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Il falso

Tutto ruota intorno alla gara per la Piastra dell’evento universale, del valore di 272 milioni (vinta dalla Mantovani con un ribasso del 42%). L’accusa è di aver retrodato un documento di 13 giorni, dal 30 maggio al 17 maggio 2012, avendo valutato il problema del conflitto di interessi di due membri della commissione. La strada “a regola” sarebbe stata quella di nominare una nuova commissione, con nuove persone, quindi allungando i tempi del bando. Sala invece per evitare di dover ripetere la procedura, troppo lunga per i tempi dell’Expo, avrebbe scelto di falsare i documenti, questo dice l’accusa.

Sala invece si è difeso dicendo che quella scelta fu soprattutto portata avanti dal responsabile unico del procedimento Carlo Chiesa.

La turbativa

Il sindaco Sala - aveva di nuovo contestato la Procura generale - avrebbe anche deciso autonomamente (firmando le carte da solo nella sua abitazione) di stralciare dalla stessa maxi gara per la Piastra la fornitura del «verde», con l’obiettivo di farne un affidamento diretto a parte e dare i lavori ai florovivaisti lombardi, i quali avevano inviato una lettera di richiesta all’allora governatore Roberto Formigoni (che in quel periodo era anche commissario generale di Expo) e avevano tentato pressioni sullo stesso Sala. L’affidamento però non andò mai in porto, per assenza di requisiti dei florivivaisti, cosicché il lavori tornarono sotto il coordinamento della Mantovani, vincitrice della gara.

La decisione del sindaco sarebbe probabilmente avvenuta seguendo le indicazioni dell’ad della partecipata regionale Infrastrutture lombarde, Antonio Rognoni - proprio mentre Infrastrutture lombarde si occupava della direzione dei lavori dell’appalto. La contestazione iniziale di turbativa d’asta deriverebbe dal fatto che«allo stralcio di tale fornitura non è corrisposta la modifica del prezzo finale posto a base d’asta», si legge negli atti, ma il costo dei 6mila alberi (oltre 4 milioni) sarebbe stato invece spalmato invece su altri lavori senza cambiare il valore del maxi appalto.

Inoltre, se si fosse subito deciso di stralciare la gara per il verde, allora anche altre imprese sarebbero state probabilmente in grado di presentarsi alla gara per la Piastra. Sala avrebbe quindi alterato le possibili offerte del mercato.

L’accusa non è andata avanti molto: nata formalmente a luglio con la chiusura delle indagini, ieri non è stata oggetto di richiesta da parte dei procuratori. Ora si attendono i tempi tecnici per la data dell’udienza preliminare. E lì si saprà se Sala andrà o meno a processo per falso.

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