commesse per l’acquisto dalla cina

Inchiesta mascherine: 4 indagati a Roma, anche Francesca Chaouqui

Indagine su maxicommesse da 72 milioni di euro per l'acquisto di 801 milioni di dispositivi. La Chaouqui , già coinvolta nella vicenda Vatileaks, indagata per ricettazione

Mascherine per la protezione, tipologie e uso

Indagine su maxicommesse da 72 milioni di euro per l'acquisto di 801 milioni di dispositivi. La Chaouqui , già coinvolta nella vicenda Vatileaks, indagata per ricettazione


3' di lettura

Sono quattro le persone indagate dalla Procura di Roma in un'indagine su alcune maxicommesse da 72 milioni di euro per l'acquisto di 801 milioni di mascherine dalla Cina durante la prima ondata della pandemia. I reati ipotizzati, a seconda delle posizioni, sono di traffico di influenze illecite e ricettazione. Per quest'ultima fattispecie è indagata Francesca Immacolata Chaouqui, già coinvolta nella vicenda Vatileaks. Gli altri indagati sono l'ingegnere Andrea Vincenzo Tommasi, a capo di una società al centro dell'indagine, Mario Benotti, giornalista in aspettativa, e Antonella Appulo.

I finanzieri del nucleo valutario della Guardia di Finanza, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, hanno proceduto ad una serie di perquisizioni presso società riconducibili agli indagati e acquisizioni documentali presso la Protezione Civile, estranea all'indagine.

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Arcuri estraneo, suo nome speso da uno degli indagati

Nel procedimento su alcune maxicommesse da 72 milioni di euro per l'acquisto di 801 milioni di mascherine dalla Cina, è totalmente estraneo il commissario straordinario per l'emergenza Covid, Domenico Arcuri. Ma, secondo l'impianto accusatorio il suo nome sarebbe stato “speso”, a sua insaputa, dagli uno degli indagati per avere un corsia privilegiata per ottenere la commessa in cambio di 12 milioni di euro a titolo di intermediazione. Nelle carte delle indagine anche una segnalazione per operazione sospette, sos, giunta all'antiriciclaggio di Bankitalia e finita all'attenzione dei pm di piazzale Clodio.

Arcuri: «Massima collaborazione»

Gli uffici del Commissario straordinario per l'emergenza hanno “consegnato alla Guardia di Finanza tutta la documentazione relativa ai contratti di forniture dei dispositivi i protezione individuale sottoscritti agli inizi dell'emergenza con alcune aziende cinesi”. E' quanto sottolinea la struttura del Commissario Domenico Arcuri in relazione all'indagine della procura di Roma. “Il Commissario e la sua Struttura hanno ovviamente offerto, come da consuetudine, la massima collaborazione agli uomini della Guardia di Finanza, assicurando, ai fini dell'indagine, la massima trasparenza e tracciabilità” dicono ancora dagli uffici del Commissario ribadendo che Arcuri “continuerà a fornire tutto il supporto necessario per il proseguo delle indagini e continuerà altresì a intraprendere, come già ha fatto nei giorni scorsi, ogni azione volta al risarcimento del danno a tutela della propria immagine e della reputazione della Struttura”.

Protezione Civile: «Noi estranei ai fatti»

“Siamo totalmente estranei ai fatti”. Così fonti del Dipartimento della Protezione Civile in merito all'inchiesta della procura di Roma sulle mascherine sottolineando che “i documenti acquisiti” dalla Gdf “non riguardano commesse del Dipartimento”.

Inchiesta a Milano, la difesa: «Mia assistita non sapeva nulla»

“La mia assistita è venuta a conoscenza dalla stampa che nei propri confronti si sarebbero concluse le indagini, dirette dal Pm dott. Luzi, in un procedimento per una presunta frode in pubbliche forniture relativo ad una fornitura di mascherine”. Lo spiega l'avvocato Francesco Colaianni, difensore di Alessandra Moglia, in relazione alla chiusura, nei giorni scorsi, di un'inchiesta a Milano su una presunta frode su una fornitura di dispositivi di protezione. “Di tale procedimento e, soprattutto, della conclusione delle indagini preliminari la mia assistita - chiarisce il legale - non sapeva nulla, in quanto non è mai stata convocata né mai ha ricevuto alcun avviso”. “Ferma restando la difesa nelle sedi deputate” dopo che si potranno conoscere gli atti d'indagine, l'avvocato giudica la pubblicazione della notizia “con l'indicazione del nome e cognome della persona indagata e la ragione sociale della ditta rappresentata, senza che la propria assistita ne sapesse nulla, gravemente contraria alle norme sulla privacy, scorretta e causa di un danno d'immagine, economico, ma anche alla salute, in quanto la sig.ra Moglia è attualmente sconvolta per l'accaduto”. Il legale, inoltre, diffida “dal pubblicare ulteriori notizie che, oltre ad essere lesive della reputazione altrui, potrebbero rivelarsi infondate o quantomeno parziali e, soprattutto, divulgate senza nemmeno accertarsi che la persona interessata sia a conoscenza dei fatti che le vengono attribuiti”.

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