opposizione divisa

«Inciucio»: Salvini accusa Berlusconi e accoglie tre transfughi di Forza Italia

L'ira del Cavaliere: «Nessun ingresso in maggioranza, senza Fi una destra isolata». Meloni: da governo «divide et impera», l'ex premier non ci cadrà

di Barbara Fiammeri

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(IMAGOECONOMICA)

L'ira del Cavaliere: «Nessun ingresso in maggioranza, senza Fi una destra isolata». Meloni: da governo «divide et impera», l'ex premier non ci cadrà


3' di lettura

La guerra è dichiarata. Matteo Salvini di prima mattina attacca Silvio Berlusconi accusandolo di volere «l’inciucio» con Pd e Conte e poi spalanca le porte della Lega alla Camera per accogliere tre deputati di Fi. Laura Ravetto, Maurizio Carrara e Federica Zanella abbandonano il partito del Cavaliere perché - scrivono in una lettera pubblica - «viviamo con disagio le sempre più ampie aperture al Governo e gli ammiccamenti con il Partito Democratico». Né più né meno di quanto aveva appena detto Salvini: «L’appello di Mattarella è alla collaborazione, non all’inciucio o ai rimpasti».

La disponibilità dell’ex premier a votare lo scostamento la prossima settimana e l’apertura al confronto sulla legge di bilancio hanno scatenato la reazione leghista. Poi l’affondo sull’emendamento al decreto Covid che blocca la scalata di Vivendi su Mediaset e su cui la Lega dopo aver votato contro in commissione al Senato, alla Camera ha presentato una pregiudiziale di incostituzionalità. «Non voglio pensare a scambi favori su Mediaset», dice ancora il leader del Carroccio, con riferimento all’emendamento che sta mettendo in fibrillazione anche la maggioranza. I Cinquestelle da giorni continuano ad addossare al Pd la decisione, tanto che è dovuto intervenire lo stesso ministro dello Sviluppo Patuanelli per ricordare che la norma serve a «colmare un vuoto normativo» nell’attesa di una più complessiva riforma del sistema radiotelevisivo.

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La risposta del leader di Forza Italia

La risposta di Berlusconi arriva solo in serata. Ma è dura. L’ex premier ribadisce che non ha alcuna intenzione di entrare nella maggioranza o di sostenere il Governo ricordando che Fi è «il soggetto fondante del centrodestra» e chi alimenta questa discussione è un «irresponsabile» che perde tempo in «piccole manovre parlamentari». Ma soprattutto ricorda agli alleati che «senza Forza Italia» ci sarebbe solo «una destra isolata in Italia e in Europa, non in grado né di vincere le elezioni, né di governare il paese, esattamente come avviene in Francia per il Front National». Quanto all’accusa di collaborazione con il nemico, l’ex premier replica che assumersi «le responsabilità» non ha niente a che vedere con «manovre di Palazzo», «con il teatrino della politica» e ribadisce che il suo partito non ha alcuna intenzione di «partecipare a maggioranze o governi con forze politiche incompatibili».

È una linea ripetuta per tutto il giorno dai principali esponenti azzurri mentre continua il confronto con la maggioranza anche sul possibile relatore di minoranza (i nomi per Fi sono quelli di Occhiuto ma qualcuno non esclude l’ex ministro Brunetta). «Noi torneremo al Governo quando i Cinquestelle saranno all’opposizione», stigmatizza la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini dopo che Luigi Di Maio aveva ribadito il veto M5s su Berlusconi. Ma nel partito azzurro sale anche la rabbia per quella che qualcuno (Osvaldo Napoli) ritiene la conseguenza per l’eccessiva sudditanza al Carroccio.

Resta ora da capire se e quando ci saranno margini per ricucire il rapporto con gli alleati. «Non ho tempo per polemiche o inciuci» rilancia Salvini. Che potrebbe riservare qualche ulteriore sorpresa. Giorgia Meloni ancora una volta prende una posizione diversa rispetto a Salvini. La leader di FdI se la prende con il Governo che punta sul «divide et impera» e si dice certa che tanto il Cavaliere «non ci casca». Sullo sfondo le amministrative di primavera: per ora nessun vertice di centrodestra è stato convocato.

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