sbagliando si impara

Incoraggiare il talento ribelle: un’opzione possibile per tornare a crescere

Mettendo in discussione norme e principi consolidati, si possono identificare strategie creative ed efficaci attraverso cui raggiungere l’eccellenza

di Andrea Beretta *

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(AFPAFP)

Mettendo in discussione norme e principi consolidati, si possono identificare strategie creative ed efficaci attraverso cui raggiungere l’eccellenza


4' di lettura

In queste lunghe settimane di quarantena ho ripensato a «Talento Ribelle - Perché infrangere le regole paga (nel lavoro e nella vita)», un saggio scritto da Francesca Gino, docente italiana della Harvard Business School, nel 2018; e mi sono chiesto se le suggestioni che propone possono costituire una chiave di svolta per ripensare modelli organizzativi e culture manageriali e aiutare le imprese a beneficiare, in questi prossimi mesi, anche di un’eredità positiva da questa tragica pandemia.

Il libro nasce da un’intuizione frutto di anni di ricerche su due tematiche apparentemente non correlate tra loro. La prima: scoprire le ragioni per cui le persone infrangono le regole (sul lavoro, in università, nella vita relazionale); la seconda finalizzata a indagare i motivi del crescente disingaggio dei dipendenti all’interno delle aziende. L’intuizione nasce da una ricorrenza che via via è emersa nel suo lavoro di ricerca, «una connessione frequente e potente tra violazione delle regole e passione per ciò che si fa».

Talento Ribelle ha due grandi pregi.
Il primo: sistematizza e decodifica storie personali e casi di successo aziendali molto diversi tra loro, da Napoleone Bonaparte a Massimo Bottura, da Pixar a Campbell’s, da Morning Star, a BBC, AOL Time Warner, Intuit, SAS fino ad arrivare a Eileen Taylor, Ava DuVernay, il Mago Houdini e il leggendario Pirata Barbanera.
Il secondo: pone una questione di grande attualità per la classe dirigente delle grandi e piccole imprese del nostro Paese, proponendo un’idea e uno stile di leadership che spinge le persone a scoprire il loro talento ribelle, a rompere con tutto ciò che è consueto e confortevole, a mettere in discussione norme, principi e assunti consolidati, «per identificare strategie più creative ed efficaci attraverso cui raggiungere l’eccellenza nei risultati».

Questione attuale oggi più che mai, dal momento che molte abitudini, credenze, costumi e convinzioni sono state spazzate via a partire dal mese di marzo. A partire dalla intuizione emersa nel corso delle sue ricerche, Gino approfondisce attraverso studi, interviste e indagini sul campo le ricorrenze della connessione tra propensione a infrangere le regole, passione per il proprio lavoro, capacità di ottenere e generare risultati. Attraverso l’analisi e il confronto delle caratteristiche di tutte le persone ribelli incontrate nelle organizzazioni, con estrazioni sociali e percorsi di vita assai diversi tra loro, individua i cinque tratti comuni dei talenti ribelli.

La novità, ovvero una propensione verso tutto ciò che comporta il superamento dell’esistente per il nuovo. La curiosità, ossia l’impulso a cercare sempre i perché delle cose e a non accettare lo status quo. La prospettiva, intesa come la capacità di assumere il punto di vista altrui per avere una più ampia e più ricca visione del mondo. La diversità, che coincide con la tendenza a sfidare le convenzioni e gli stereotipi per raggiungere e includere chi può apparire differente. L’autenticità, tangibile in ogni attività delle persone ribelli, che permette di esprimere sempre con trasparenza emozioni, pensieri e convinzioni.

Grazie a queste caratteristiche, i talenti ribelli si distinguono in genere dalle altre persone per il loro costante livello di engagement, per la loro energia, resilienza mentale, disponibilità a lasciarsi ispirare, passione travolgente, impegno costante. L’autrice si chiede anche se e quale sia uno stile di leadership capace di generare un terreno fertile capace di riconoscere e lasciar esprimere i talenti ribelli; individua l’insieme delle azioni che un leader dovrebbe essere capace di attivare; e declina gli otto principi della leadership ribelle, che sono: cercare le novità; incoraggiare il dissenso costruttivo; aprire le conversazioni anziché chiuderle; avere il coraggio di rivelarsi per quel che si è e invitare gli altri a farlo; imparare tutto e poi dimenticare quel che si è imparato; trovare la libertà nei limiti; guidare dalla trincea; e, infine, incoraggiare gli incidenti fortuiti.

Grazie all'attuazione di questi principi, che secondo Gino ciascuna persona può far suoi al di là del ruolo che ricopre in un’azienda e del numero di colleghi di cui è responsabile, è possibile immaginare di poter costruire un nuovo tipo di organizzazioni, né piatte né gerarchiche: le organizzazioni ribelli, che si tratti di navi pirata, come quella capitanata da Barbanera, di ristoranti come l’Osteria Francescana o di software house come Valve, sono luoghi che perseguono l’innovazione, il cambiamento e l’eccellenza coltivando la necessità del contributo individuale, promuovendo la capacità di rompere gli schemi ed evitando le trappole della routine e, soprattutto, del compiacimento.

«La natura umana ci spinge verso tutto ciò che è familiare e comodo: coviamo il desiderio innato di essere accettati dagli altri, ci conformiamo di continuo alle loro opinioni, alle loro preferenze e ai loro comportamenti, difficilmente mettiamo in discussione lo status quo». Oggi ciò che era status quo fino a pochi mesi fa, in molte imprese, non esiste più: sono saltati paradigmi, idee, modelli, processi, prassi, procedure. La «natura umana», come la chiama Francesca Gino, è stata messa alla prova e costretta a cercare, sperimentare, identificare nuove e diverse abitudini. Questa potrebbe essere l’eredità positiva di questo funesto primo semestre 2020: avere a disposizione un terreno fertile per immaginare e realizzare organizzazioni ribelli. Ready to go?

* Partner di Newton S.p.a.

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