deputato e re delle cliniche private

Angelucci indagato per istigazione alla corruzione del braccio destro di Zingaretti nella sanità del Lazio

Notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, atto propedeutico alla successiva richiesta di rinvio a giudizio

di Ivan Cimmarusti

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Notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, atto propedeutico alla successiva richiesta di rinvio a giudizio


2' di lettura

Con una «stecca» da 250mila euro voleva comprare la funzione di Alessio D’Amato, braccio destro nella sanità del Lazio del governatore e segretario del Pd Nicola Zingaretti. L’accusa di «istigazione alla corruzione» pende su Antonio Angelucci, deputato di Forza Italia, uomo forte della sanità privata ed editore dei quotidiani Libero e Il Tempo.

Il vantaggio verso il Gruppo San Raffaele

L’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma si abbatte sul politico, già coinvolto in precedenti vicende giudiziarie. Questa volta gli inquirenti lo accusano per aver tentato di manipolare a suo vantaggio la politica sanitaria della Regione Lazio. Una vicenda che fa riferimento al «tavolo di conciliazione» indetto a dicembre 2017 dal prefetto di Roma per la crisi occupazionale minacciata dal Gruppo San Raffaele - che fa riferimento ad Angelucci – per vedersi riconoscere presunte «pretese economiche».

La richiesta di crediti con la Regione

Secondo i pubblici ministeri Angelucci aveva «avanzato – si legge negli atti – alla Regione Lazio una richiesta di pagamento di pretesi crediti della struttura San Raffaele Velletri, alla quale era stato revocato l’accredito presso il Servizio sanitario regionale a causa di gravi irregolarità».Stando ai documenti la «richiesta era ritenuta infondata ed irricevibile dall’assessorato alla Sanità della Regione Lazio ed, in particolare, da Alessio D'Amato, dirigente con qualifica di Responsabile della Cabina di regia del Servizio sanitario regionale, incaricato di monitorare le azioni per il rientro del disavanzo sanitario regionale».

L’offerta di una tangente

Ed è in questa fase – emerge dalle indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Roma – che Angelucci avrebbe istigato alla corruzione D’Amato. Negli atti, infatti, si legge che «prometteva al pubblico ufficiale (…) il pagamento di una somma di denaro pari a complessivi 250mila euro, dei quali 50mila gli sarebbero stati, asseritamente, consegnati subito, qualora questi avesse avallato la suddetta richiesta». Richiesta, a quanto emerge, rimandata al mittente.

L’avviso di chiusura indagini

Gli inquirenti hanno notificato al politico un avviso di chiusura delle indagini preliminari, atto che solitamente è propedeutico alla successiva richiesta di rinvio a giudizio. Angelucci, indagato con altri in concorso, ha termine - come previsto dal codice - per presentare memorie o essere interrogato per dimostrare la sua innocenza rispetto alle accuse.

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