Interventi

Indecisione sull’innovazione tecnologica: perché l’Europa vacilla

di Jean-Marc Ollagnier


3' di lettura

La fiducia da sola non basta, bisogna essere preparati e, malgrado l’entusiasmo mostrato dai manager europei riguardo alle prospettive post-pandemiche, quando si tratta di mettere in atto la sola e più importante garanzia di successo, cioè l’adozione di una tecnologia rivoluzionaria, sembra che le società europee vacillino.
Ne emerge una netta sensazione di déjà vu: l’indecisione dell’Europa nei confronti dell'innovazione tecnologica è sempre stata al centro del divario di competitività con America e Asia.
Quegli executive che, invece di investire nella futura crescita, si dimostrano troppo cauti ad assumere un’azione che posizioni le loro società nel contesto post-pandemico rischiano, al contrario, di essere superati dai nuovi arrivati.
Sarebbe davvero un grosso peccato, perché le cose si stanno mettendo in un modo che dà all’Europa un vantaggio prezioso in termini di crescita, offrendo l’opportunità unica di conquistare la leadership globale nella dissestata realtà post-pandemica.
Innovazione e competitività
I dati indicano che i manager europei, in affanno dopo il periodo di lockdown, potrebbero trattenersi dall’investire in innovazione ed iniziative specifiche per il mercato del dopo pandemia.
La cosa è comprensibile fino ad un certo punto, viste le previsioni al ribasso della Commissione Europea, del FMI, della Banca Mondiale e dell’Ocse. L’attuale desolazione del panorama aziendale indica una graduale ripresa a “U” fino alla fine del 2021, mentre l’Asia continua ad avanzare e gli Stati Uniti mantengono una posizione forte.
Eppure, guardando le cose da una prospettiva storica, di lungo corso, l’Europa avrebbe già dovuto imparare la lezione: il suo abbraccio tiepido nei confronti della tecnologia è alla base della sua vacillante competitività.
È dagli anni 90 che la digitalizzazione europea tentenna: l’Europa ha meno aziende tech rispetto ai competitor, spende meno per l’innovazione, per la ricerca e lo sviluppo e per stimolare la collaborazione tra mondo universitario e aziendale, e anche la stessa industria è meno incline ad abbracciare la tecnologia trasformazionale.
I motivi alla base di questa riluttanza sono complessi, ma un fattore chiave è sicuramente rappresentato dall’incapacità di rispondere all’imperativo digitale da parte di una certa mentalità manageriale.
I vantaggi dell'Europa
I manager europei credono chiaramente di poter colmare il divario di competitività ma bisogna chiedersi se hanno ciò che serve per farlo. Sembrerebbe di sì, cosa che rende la loro cautela doppiamente sorprendente visti i vantaggi che rafforzano la capacità delle imprese europee di reinventarsi, anche grazie al sostegno delle strategie globali digitali e industriali messe in campo dall’Ue.
Per essere più competitive, le imprese europee dovranno seguire un percorso di ripresa tutto loro, che fondi la tecnologia ad alto potenziale con i tradizionali punti di forza della sostenibilità, della solidarietà e del purpose. Le riprese, in genere, sono guidate dai consumatori e questo ci fa sperare che le aziende europee sappiano affrontare i cambiamenti di comportamento causati dal lockdown che ha accelerato l'accettazione dei canali digitali negli acquisti, nella sanità e nell’istruzione.
Per contro, però, anche le aziende devono accelerare la loro trasformazione, soprattutto la migrazione al cloud.
Il lockdown ha consolidato la tendenza al consumo responsabile e gli europei sono un passo avanti agli altri nel capire come la spesa sia modellata da valori legati all’ambiente, al benessere sociale, all’inclusività della governance e, sempre più, alla salute.
La pandemia ha messo in evidenza la necessità di forme di lavoro flessibili e da remoto, di una nuova gestione dei talenti e di una costruzione di competenze che si accordino con il ben noto “contratto sociale” europeo. Non è un caso che la Finlandia, leader mondiale nel lavoro da remoto, sia anche un importante hub tecnologico.
L’industria 4.0 sarà sempre più rilevante e per essere resilienti le aziende europee devono abbracciare con forza le tecnologie trasformazionali come ad esempio modellazione predittiva, applied intelligence, gemelli digitali ed edge computing.
E poiché l’innovazione sta andando a una velocità senza precedenti in tutti i settori, è bene che piuttosto che andare da sole le aziende europee collaborino con le altre imprese dei loro ecosistemi. La collaborazione consente infatti alle aziende di essere più creative, di espandere la propria base clienti, di creare nuovi prodotti e servizi, di approdare a nuovi mercati e di condividere il rischio.
Le aziende che hanno dimostrato più resilienza durante la pandemia di COVID-19 sono state quelle con le capacità digitali più avanzate, che hanno consentito di adattarsi rapidamente ai nuovi comportamenti, adeguando le supply chain e adottando forme di lavoro da remoto.
E non è un caso che le organizzazioni leader nell’adozione della tecnologia siano anche le più competitive d’Europa, con una crescita del fatturato doppia rispetto a quelle più ritardatarie. Se vogliamo evitare il preoccupante senso di déjà vu che adombra le prospettive del continente in questa congiuntura senza precedenti, e al tempo stesso giustificare l'ottimismo dei manager, è ovvio che dobbiamo seguire il loro esempio.

CEO di Accenture Europe


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