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Ospedali, il paradosso di Isernia: ha il primato italiano dei posti letto ma anche quello dell’emigrazione


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(Fotogramma)

3' di lettura

È la provincia di Isernia a spiccare nella classifica sulla ricettività ospedaliera, che fotografa il numero di posti letto per mille abitanti. In base ai dati del ministero della Salute, nella provincia molisana se ne contano 6,5: un numero doppio rispetto a quelli registrati a Como, Treviso, Reggio Emilia e, addirittura, più di quattro volte superiore alla provincia del Sud Sardegna e a Vibo Valentia. Il fatto che nella stessa provincia di Isernia si registri la maggiore emigrazione ospedaliera -cioè l’incidenza di pazienti residenti sul territorio dimessi in strutture fuori dai confini della regione, dove sono andati a farsi curare - ci mette di fronte a uno dei paradossi statistici che raccontano le diverse sfaccettature della diffusione dei servizi sanitari e sull’accesso alle cure, utilizzate per l’Indice della salute.

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Il primato di Isernia nei posti letto,infatti, si spiega con la presenza di un centro d’eccellenza in loco. «In molti casi - afferma Natalia Buzzi, responsabile scientifico di Nebo Ricerche Pa - l’emigrazione ospedaliera è spinta dalla mancanza di specialisti o strutture, come per esempio accade in Molise. Questo dato va però bilanciato con l’attrattività del territorio: ci sono realtà dal potenziale elevato anche al Sud, perché ospitano centri iper specializzati». Tra queste c’è proprio la provincia molisana, sede dell’Istituto neurologico Mediterraneo Pozzilli (Neuromed), che cura meta di pazienti da tutta Italia e offre da sola 292 posti letto.

Il tema della ricettività ospedaliera, infatti, è difficile da fotografare su base provinciale. «Molte Asl - aggiunge Buzzi - hanno una territorialità più ampia. Così Rieti, che sembra scoperta sul piano dei posti letto, potrebbe non esserlo, visto che si trova vicino a Roma, dove l’offerta è maggiore».

Le statistiche provinciali sui servizi sanitari, se da un lato vanno interpretate nella fotografia dei posti letto, dall’altra sono molto importanti nel raccontare i diversi livelli di accesso alle cure attraverso la diffusione sul territorio di medici di famiglia (medici di medicina generale), pediatri e geriatri. Gli indicatori dei professionisti attivi ogni mille abitanti, estratti dal database OneKey di Iqvia, fotografano la disponibilità in rapporto al bacino potenziale di pazienti. «I medici di base e i pediatri - continua Buzzi - sono figure presenti sul territorio in modo capillare. Avere il medico di famiglia vicino a sé è molto importante».

A primeggiare nella classifica dei medici di medicina generale è la provincia di Nuoro, seguita a Terni, Vercelli e Cagliari. Alle posizioni 105°, 106° e 107°, invece, spiccano tre province settentrionali: Alessandria, Lodi e Rovigo. L’indicatore relativo alla diffusione dei pediatri premia un’altra sarda, Cagliari, con 4,8 medici ogni mille abitanti under 14. In fondo alla classifica, invece, ritroviamo Rovigo (106°), seguita da Verbania. La diffusione dei geriatri potrebbe essere letta «in relazione all’incidenza degli anziani sulla popolazione locale», dice. I numeri sono bassi: le prime tre classificate - Cremona, una delle province che ha registrato il più alto incremento della speranza di vita tra il 2002 e il 2017, seguita da La Spezia e Genova - hanno meno di un medico ogni mille abitanti over 65. «I geriatri, considerando l’invecchiamento della popolazione - chiosa Buzzi - dovrebbero essere potenziati».

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