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Indice della salute: a Rieti, Alessandria e Rovigo record negativi per medici e malattie

di Michela Finizio


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(FOTOGRAMMA)

3' di lettura

Rimbalza in queste ore sui media locali l’Indice della salute, la classifica del Sole 24 Ore che punta a misurare qual è il territorio più “sano” su base provinciale. Come accade per ogni graduatoria, a far discutere sono soprattutto i risultati negativi delle ultime tre classificate (Rieti, Alessandria e Rovigo), penalizzate dalla performance media registrata in base ai 12 indicatori selezionati. A pesare in questi territori sono soprattutto la mortalità, i decessi causati da tumore o infarto, il consumo di farmaci per malattie croniche e la disponibilità di medici di famiglia e pediatri in rapporto alla popolazione.

L’Indice non ha la pretesa di essere esaustivo nella rappresentazione di una realtà complessa come la salute né tantomeno della qualità dei servizi sanitari a livello territoriale, ma vuole essere “un termometro” capace di misurare la temperatura di certi fenomeni, con l’obiettivo di individuare - negli estremi - i pazienti più in salute e quelli più “malati”, trattando i come dei sintomi.

In particolare i punti deboli di Rieti sono legati alla bassa ricettività ospedaliera e alla conseguente elevata emigrazione ospedaliera. In entrambe , anche se bisogna ricordare che molte aziende ospedaliere (a cui vengono ricondotti i posti letto) sono regionali - o comunque insistono su aree più vaste rispetto alla sola provincia. Per questo motivo, quando si parla di disponibiltià di posti letto bisogna considerare anche la “vicinanza” ai servizi offerti su Roma.

A penalizzare Rieti, però, sono anche altri indicatori, in particolare quelli che si “acutizzano” con l’invecchiamento della popolazione. Ad esempio la provincia laziale è penultima per consumo di farmaci per curare l’ipertensione e al 98° posto per i farmaci legati al diabete. Entrambe queste malattie croniche sono sempre più diffuse tra la popolazione anziana. Ma non è solo l’età media che può spiegare questo fenomeno: a Rieti la speranza di vita alla nascita è di 82 anni, inferiore alla media italiana pari a 82,7, e l’incremento dell’aspettativa di vita registrato (in anni) dal 2002 al 2017 è stato solamente pari a 2,2 (gli abitanti di Gorizia, ad esempio, hanno guadagnato quasi cinque anni di orizzonte di vita). Le malattie croniche come l’ipertensione e il diabete sono, infatti, anche strettamente legate agli stili di vita (alimentazione e attività fisica).

VAI ALLE CLASSIFICHE - I risultati dell’Indice della salute

A colpire Alessandria, invece, sono fenomeni più noti alle cronache. Il territorio, infatti, si conferma tristemente all’ultimo posto per mortalità causata da tumore: dal 2002 al 2016 si sono registrati 20,2 decessi ogni 1000 abitanti , un dato che probabilmente riflette ancora le conseguenze dell’amianto di Casale Monferrato. Anche il tasso di mortalità, più in generale, è tra i più elevati (la provincia è 100esima su 107): le statistiche posizionano il territorio tra quelli dove muoiono più persone, ma non è un dato legato all’invecchiamento della popolazione perché il tasso è standardizzato, cioè calcolato al netto di fattori distorsivi legati all'età della popolazione.

In provincia, inoltre, scarseggiano i medici di famiglia (appena 0,6 professionisti attivi ogni 1000 abitanti) e i geriatri. Su questo fronte, di accesso ai servizi sanitari di base, si distingue - negativamente - anche Rovigo che colleziona a livello trasversale una serie di record: è la provincia con la minore disponibilità di medici di famiglia rispetto alla popolazione residente (qui si arriva a 0,5 ogni 1000 abitanti) e penultima per l’incidenza di pediatri in rapporto agli under 14 (1 ogni mille potenziali pazienti). La provincia veneta, infine, è penultima per le morti da infarto miocardico acuto.

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