il nuovo codice

Indici di allerta, una nuova cultura imprenditoriale

di Marco Ghitti e Ronny Zappella

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3' di lettura

Una delle misure più innovative del Codice della crisi, in vigore dal 15 agosto 2020, è l’introduzione degli strumenti d’allerta. Tali misure si prefiggono, primariamente, di far emergere in via anticipata la crisi d’impresa affinché possa auspicabilmente sanarsi evitando la prolungata sopravvivenza di aziende più o meno decotte.

Gli indici
In questo contesto rivestono grande importanza gli «indici» della crisi alla cui definizione è demandato il Cndcec. Nelle intenzioni del legislatore, essi rappresentano lo strumento tramite cui individuare stati di crisi atti ad attivare le procedure d’allerta con i conseguenti obblighi segnalatori a carico di soggetti preposti. Un recente studio di Cerved evidenzia come l’applicazione meccanica di tali indici porterebbe a un elevato numero di segnalazioni.

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Gli indici sono strutturati di modo che l’individuazione della crisi si configuri come un processo sequenziale: qualora il patrimonio netto sia negativo ovvero il capitale sociale al di sotto delle soglie di legge, si presume lo stato di crisi.

Se positivo, si analizza il Debt service coverage ratio (Dscr, rapporto tra flussi di cassa e impegni in conto interesse o in linea capitale per debito): se superiore all’unità, è escluso lo stato di crisi. Laddove, infine, il Dscr non sia disponibile (o i dati non siano attendibili), si considerano cinque indici di bilancio che, se congiuntamente eccedenti le soglie individuate dal Cndcec, presuppongono lo stato di crisi.

Per quanto pregnanti e afferenti situazioni dotate di valore segnaletico (insostenibilità degli oneri finanziari, squilibrio tra attività e passività, elevato indebitamento previdenziale e tributario ecc.), gli indici individuati, eccettuato il Dscr, si focalizzano su risultati consuntivi.

Una nuova cultura imprenditoriale
Affinché le procedure d’allerta possano adoperarsi validamente, è necessario lo sviluppo di una cultura imprenditoriale non già attendista, bensì prospettica. A tal fine, gli spunti di intervento sono molteplici e si inquadrano a partire dall’ordinaria gestione aziendale.

Concretamente, le imprese dovrebbero dotarsi di strumenti di controllo in grado di monitorare la dinamica dei flussi economico-finanziari quali i budget di cassa (per il breve periodo) e i business plan (per orizzonti medio-lunghi). Tali strumenti potrebbero inoltre arricchirsi con opportune tecniche di risk management per la misurazione e mitigazione dei rischi ad esempio, con l’impiego di contratti finanziari derivati di copertura o tecniche di hedging interno.

Tutti gli strumenti citati hanno una finalità comune: definire il fabbisogno di liquidità della gestione aziendale. L’importanza di una simile analisi pare evidente: individuare e, possibilmente, prevenire eventuali squilibri finanziari. Chiaramente, ciò richiederà importanti investimenti in adeguati sistemi di controllo di gestione, sia in termini di software che di forza lavoro dedicata. Purtroppo, nonostante la dottrina economico-aziendale consigli questi strumenti di pianificazione da oltre tre decadi, sono ancora troppo poche le Pmi che, nei fatti, utilizzano efficacemente questi strumenti.

I benefici
In definitiva, la dotazione di strumenti gestionali prospettici, oltre che un processo richiesto anche in contesti avulsi rispetto alla crisi d’impresa – quali, ad esempio, la verifica di perdite durevoli di valore demandata dai principi contabili nazionali e internazionali – non può che rivelarsi un percorso di crescita culturale e d’impresa benefico tanto al singolo imprenditore ed alla propria organizzazione, quanto all’interno sistema Paese.

Una gestione aziendale più trasparente permetterebbe, tra l’altro, migliori condizioni di accesso al credito, grazie a una riduzione del rischio per effetto di minori asimmetrie informative tra creditori e azienda. Ciò appare di fondamentale importanza in un sistema banco-centrico come il nostro. I risparmi conseguiti, in termini di minori oneri finanziari, potranno essere impiegati, ad esempio, per finanziare nuovi investimenti alimentando un importante circolo virtuoso per l’intera economia.

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