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Indici di crisi a misura d’impresa. Controlli ogni tre mesi

I commercialisti, a convegno a Firenze il 25 e il 26 ottobre, presentano le soglie che fanno scattare l’allerta sui conti dell’azienda. Con il nuovo Codice che riforma il fallimento, un nuovo ruolo ai professionisti

di Maria Carla De Cesari


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2' di lettura

Con gli indici di allerta elaborati dai commercialisti il Codice della crisi d'impresa chiude un altro capitolo e si appresta a entrare nel vivo. Gli indici elaborati dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, che «fanno ragionevolmente presumere la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa», sono all’esame del ministero dello Sviluppo economico, in attesa dell’approvazione.

A cosa servono

Gli indici devono far emergere la sostenibilità dei debiti almeno nei sei mesi successivi e le prospettive di continuità aziendale, all’interno di un insieme più ampio di indicatori sugli squilibri reddituali, patrimoniali e finanziari. I ritardi nei pagamenti reiterati e significativi, l’assenza di prospettive di continuità aziendale e le insufficienti prospettive della cassa sono indicatori dello stato di crisi, definiti dall’articolo 13, comma 1, del decreto legislativo 14/2019.

Il kit per il test preparato dal Consiglio nazionale parte dall’entità del patrimonio netto (che deve essere positivo); la seconda prova è sul Dscr, cioè i flussi finanziari a servizio del debito, che deve essere superiore a uno in situazione di normalità. Quindi si passa agli indici di settore: indice di sostenibilità degli oneri finanziari (il rapporto tra oneri finanziari e fatturato); indice di adeguatezza patrimoniale (rapporto tra patrimonio netto e debiti titale); indice di ritorno liquido nell’attivo (rapporto tra cash flow e totale attivo); indice di liquidità (il rapporto tra il totale delle attività e il totale delle passività a breve termine); indice di indebitamento previdenziale e tributario (rapporto tra debiti previdenziali e tributari e totale dell’attivo). Questi indici hanno soglie diverse secondo i settori, per tener conto delle rispettive caratteristiche.

Indicazioni facoltative

Gli indici elaborati dagli esperti del Consiglio nazionale sono “facoltativi” nel senso che le imprese ne possono indicare di “personalizzati” «idonei a far ragionevolmente presumere la sussistenza del suo stato di crisi». Tutto questo, però, dovrà essere motivato nella nota integrativa del bilancio di esercizio, che riporterà anche l’attestazione circa la validità degli indici adottati per decifrare al meglio la situazione dell’impresa.

La verifica degli indici, da parte degli organi di controllo (collegio – o sindaco – o revisore) deve essere a cadenza trimestrale.

In base al decreto legislativo 14/2019 sono stati elaborarati indici anche per i casi particolari: per le start up costituite da meno di due anni rileva il solo patrimonio netto negativo, mentre valgono le regole generali in caso di successione nell’esercizio di impresa. Per le start up innovative, invece, il Consiglio nazionale mette in evidenza che «rileva principalmente la capacità di ottenere risorse finanziarie da soci, obbligazionisti , banche e intermediari finanziari». La differenza è dunque la capacità di calamitare risorse per finanziare il progetto innovativo. L’indice adeguato è rappresentato dal Dscr, mentre l’assenza di ricavi o i risultati negativi non sono fattori decisivi per individuare uno stato di crisi.

EBOOK / Gli indici di allerta dei commercialisti

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