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Inditex (Zara) chiude 1.200 negozi. Il coronavirus accelera il focus sul digitale

Archiviato un trimestre nero proprio a causa del coronavirus, il gruppo di Zara, Pull&Bear e Bershka ripensa il proprio modello di business a partire da un riassetto della rete di negozi

di Marta Casadei

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(REUTERS)

Archiviato un trimestre nero proprio a causa del coronavirus, il gruppo di Zara, Pull&Bear e Bershka ripensa il proprio modello di business a partire da un riassetto della rete di negozi


3' di lettura

Serrande abbassate per 1.200 punti vendita concentrati principalmente in Asia e in Europa. Così il gruppo Inditex, colosso galiziano della moda fast fashion fondato negli anni ’60 da Amancio Ortega (l’uomo più ricco di Spagna), studia il riassetto post Covid-19.

Affitti alti e previsione di flussi ridotti: cosa spinge le chiusure

Il coronavirus, con il colosso costretto a chiudere il 90% dei propri punti vendita nel mondo, ha accelerato una strategia che era già nei piani di Inditex, cui fanno capo i marchi Zara, Pull&Bear, Stradivarius, Bershka, Oysho, Zara Home, Massimo Dutti e Uterque: il progressivo spostamento dalla dimensione fisica della vendita a quella digitale.

Le chiusure annunciate - probabilmente legate anche al peso degli affitti sul conto economico, considerando i flussi ridotti di clientela in store - porteranno i negozi del gruppo Inditex da quota 7.469 a quota 6.700/6.900 complice una riorganizzazione che prevede anche alcune nuove aperture (circa 450).

L’annuncio della revisione del network retail non è stato seguito da dettagli specifici, ma a chiudere dovrebbero essere i negozi più piccoli, mentre le energie (e gli investimenti) dovrebbero essere concentrati sui flagship store iconici che hanno un concept integrato on-offline, come il punto vendita di Corso Vittorio Emanuele a Milano, che ha un’area dedicata al ritiro degli acquisti virtuali. Il canale digitale - che nel 2019 ha assorbito 3,9 miliardi dei 28,2 miliardi di ricavi del grupp0- durante il lockdown ha registrato performance positive: +50% sul medesimo trimestre 2019, +95% se si stringe il confronto al solo mese di aprile. Del resto era l’unico canale di vendita attivo.

Le scelte retail specchio della storia di Inditex

Il successo globale del gruppo Inditex, che oggi dà lavoro a 173mila dipendenti, è cresciuto di pari passo all’espansione della rete di punti vendita monomarca.

Il primo fu aperto nel 1975 a La Coruna, in Galizia, mentre lo sviluppo internazionale si è avuto nel corso degli anni Novanta. Il boom, infine, è avvenuto dopo il 2000: oltre allo sbarco sul mercato italiano - nel 2002, in ritardo rispetto agli altri Paesi europei -, nel 2004 Inditex ha raggiunto quota 2000 negozi nel mondo. Nei 15 anni successivi - quando la formula monomarca ha raggiunto non solo il picco in termini di negozi aperti dai brand di moda, ma anche un posto privilegiato nelle abitudini di shopping dei clienti internazionali - il numero degli store è più che triplicato, arrivando agli attuali 7.469 in 96 mercati. A partire dal 2015, però, lo scenario ha cominciato a cambiare: i gruppi con network retail importanti hanno iniziato a interrogarsi sulla loro utilità, viste le prospettive di crescita dell’online.

Il successo dell’e-commerce accelerato dal Covid

Inditex ha debuttato nel canale e-commerce nel 2010 e oggi serve 202 Paesi nel mondo. Facendo leva su un modello multicanale che coinvolge sia il consumatore (che, per esempio, può acquistare online e ritirare in negozio oppure restituire in store un prodotto ricevuto a casa) ma anche la logistica: l’e-commerce può attingere ai magazzini dei negozi di prossimità, alleggerendo gli stock e garantendo consegne più veloci.

L’investimento nell’e-commerce è uno degli obiettivi per gli anni a venire, con l’obiettivo di portare il peso del canale digitale da un settimo a un quarto delle vendite entro il 2022, ed è stato accelerato proprio dal cambiamento di condizioni generato dal Covid-19, con i consumatori che durante il lockdown hanno sperimentato (magari per la prima volta) lo shopping digitale. Il gruppo Inditex non è l’unico a sperimentare questo cambio di passo: H&M, altro big del fast fashion, ha annunciato diverse chiusure tra cui quelle di otto negozi italiani, da Milano a Bari.

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