La filiera

Indotto in frenata, il 40% delle imprese teme la transizione

La filiera. Pesano la crisi del diesel e il calo dei volumi di auto prodotte in Italia: in regione il 34% delle attività e il 40% del fatturato dell'automotive. I sindacati: 2mila addetti in bilico

di Filomena Greco


3' di lettura

Un tavolo regionale sul futuro dell’automotive e una emergenza occupazionale che interessa direttamente almeno 2mila lavoratori. La filiera piemontese dell’automotive accusa il colpo: da un lato soffre la spinta della transizione alle motorizzazioni elettriche, che minaccia le imprese esposte sulle lavorazioni più tradizionali, dall’altro risente del calo dei volumi produttivi di Fca in Italia. I dati dell’ultima congiuntura regionale di Unioncamere Piemonte relativi al terzo trimestre dell’anno segnalano un calo della produzione per le industrie dei mezzi di trasporto pari al 3%, una contrazione che va avanti da almeno sei trimestri di fila e che ha finito per condizionare tanto l’andamento della produzione manifatturiera nel suo complesso quanto le esportazioni: -2,9% da gennaio a settembre 2019, -16,4% per il settore dei trasporti.

A fotografare il momento ci sono due crisi industriali radicalmente diverse: da un lato la Mahle, multinazionale tedesca che ha annunciato la chiusura di due stabilimenti in Piemonte dove si producono basamenti per i motori diesel e dove si assembla il powertrain, con circa 400 addetti in bilico, nonostante il congelamento della procedura di licenziamento; dall’altro lo stop alla produzione della piccola fabbrica di Bairo nel Canavese, unica in Italia dove per anni sono state assemblate le Bluecar elettriche dei francesi del Gruppo Bolloré. Un paradosso, quest’ultima vicenda, che pone un problema complessivo di strategia industriale, tanto a livello locale che nazionale. E non è un caso, infatti, che “l’emergenza” automotive sia al centro tanto dell’iniziativa avviata dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio che dal ministero dello Sviluppo economico. Nell’elenco delle aziende minacciate da crisi industriali conclamate ci sono, oltre alla Mahle, la Lear, la Martor, l’ex Trw, la Blutec, la Mtd, accanto a realtà in capo al sistema Fca come Pcma o le Presse. Le tre sigle sindacali dei metalmeccanici hanno aperto nelle settimane scorse la “Vertenza Torino” e il prossimo 13 e 14 febbraio saranno in presidio in piazza Castello per raccontare le storie di chi vive in cassa integrazione e per presentare le proposte di rilancio del polo automotive di Torino.

La filiera piemontese dell’automotive rappresenta il 34% delle attività italiane – dati dell’ultimo osservatorio sul settore curato dalla Camera di Commercio di Torino, dall’Anfia e dall’Università Cà Foscari di Venezia – e circa il 40% del fatturato totale del comparto, con 61mila addetti. «Si tratta di una fase estremamente complessa per i componentisti italiani – ragiona Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti di Anfia – anche perché dal punto di vista tecnologico c’è una grande varietà di direzioni in cui stanno andando i car maker e seguirli è pericoloso perché i trend non sono ancora consolidati».

Una situazione che si riflette sulle scelte delle aziende come rivela l’Osservatorio: per quasi quattro imprese piemontesi su dieci, l’introduzione dei nuovi powertrain elettrici potrebbe avere un effetto negativo sul tessuto produttivo, una quota quasi doppia rispetto alla media italiana. Inoltre la stessa propensione all’innovazione in Piemonte risulta inferiore rispetto alla media. In particolare, «la percentuale delle imprese piemontesi che ha dichiarato di aver effettuato investimenti sui nuovi trend tecnologici nell’ultimo triennio (circa il 28%) risulta in calo rispetto al periodo 2015-17, quando si attestava al 30%». Il punto dunque è questo. Da un lato, la fase di transizione è complessa e i nuovi trend tecnologici non sono ancora consolidati, dall’altro c’è la tendenza delle imprese a frenare sull’innovazione, tendenza che rischia di frenare ancora di più l’indotto locale. Per il presidente della Camera di Commercio Vincenzo Ilotte, imprenditore del settore auto, «nessuno davvero può sapere se l’elettrico diventerà la tecnologia dominante. In una fase di grande incertezza serve avere più competenze possibili e serve un territorio con capacità produttiva diffusa e grande flessibilità». Torino, ribadisce Ilotte, ha queste caratteristiche, «serve promuoversi come distretto specializzato, coinvolgendo anche medie e grandi imprese, oltre che Pmi, per fare massa critica, accanto a Università e Politecnico, per intercettare i player che svilupperanno le nuove tecnologie».

La filiera automotive piemontese ha la più alta rappresentatività di fornitori di primo livello (Tier 1, al 40%) in Italia, qui le imprese di Ingegneria e Design stanno aumentando il loro peso specifico. Resta forte la relazione con il gruppo Fca, nonostante sia in atto un processo di progressiva smarcatura: in media il 55% delle imprese ha Fca e Cnh Industrial fra i primi tre clienti (nel resto d’Italia la media è del 42%), mentre la percentuale di fornitori che fattura almeno la metà dei propri ricavi grazie a rapporti diretti con il Gruppo è scesa al 39%.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...