crisi aziendali

Indotto Ilva, edilizia e meccanica pagano l’incertezza della transizione

di Domenico Palmiotti


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(Agf)

3' di lettura

La transizione non ancora del tutto compiuta tra Ilva in amministrazione straordinaria e Arcelor Mittal Italia e l'attesa che quest'ultima avvii il piano di investimenti messo in cantiere per Taranto (2,4 miliardi di euro tra parte industriale e parte ambientale), si riverberano sull'indotto edile e metalmeccanico. Diverse imprese, non essendoci per il momento chiari segnali di ripresa, stanno rinnovando per un altro anno la cassa integrazione straordinaria beneficiando delle norme per le aree di crisi industriale complessa nelle quali figura Taranto.

Norme prorogate nell'ultima legge di bilancio. Sono complessivamente circa 700 i lavoratori interessati, tra procedure definite e di prossima apertura. L'ultima ad essere stata chiusa in Regione Puglia, e lunedì si andrà al ministero del Lavoro per la ratifica, riguarda la Semat con 351 edili. La Semat ha già utilizzato la cassa integrazione per crisi aziendale per un anno a partire da novembre 2015, poi l'ha interrotta a luglio 2016 a fronte dell'acquisizione di lavori; ha fatto poi ricorso ad un ulteriore periodo di 12 mesi da gennaio 2017. Dopodiché non ha più potuto usufruire della “cassa” per crisi aziendale in quanto tale ammortizzatore sociale è stato utilizzato sino al limite massimo previsto dalla legge. Da gennaio 2018 e sino a questo mese, per la Semat è scattata la “cassa” per le aree di crisi industriale complessa per un numero massimo di 379 addetti.

Nella nuova preliminare in Regione Puglia, la Semat riconosce che “permane lo stato di incertezza gestionale e industriale” e che il fatto che gli impianti siano passati da Ilva ad Arcelor Mittal Italia solo lo scorso 1 novembre “ha inevitabilmente determinato un ulteriore rallentamento dell'attività produttiva della committente e quindi dei relativi affidamenti di commesse per il sito di Taranto”. Ne consegue, si osserva, a fronte di una “congiuntura sfavorevole”, “l'improrogabile necessità di continuare a sospendere le maestranze” per ulteriori 12 mesi, dal 16 gennaio prossimo al 15 gennaio 2020 per “un numero massimo di 351 unità lavorative, attualmente sospese e già occupate presso lo stabilimento di Taranto”. E prima di Semat, sotto Natale ha rinnovato la “cassa” per 67 addetti l'ex Cementir, oggi Italcementi. È vero che l'azienda soffre da tempo la generale crisi del settore, ma per il sito di Taranto, ridimensionato negli anni, c'è un nodo in più da sciogliere: la possibilità di utilizzare, dopo il dissequestro, la loppa siderurgica (scorie di altoforno) per la produzione del cemento. Loppa che fu sequestrata a settembre 2017 nell'inchiesta della Procura di Lecce che fece scattare i sigilli alla centrale Enel di Brindisi (per le ceneri), alla Cementir di Taranto e ad una parte dell'Ilva di Taranto. La scorsa estate, poi, una perizia del Tribunale di Lecce chiarì che ceneri e loppa possono essere usate per produrre il cemento e di qui la revoca del sequestro da parte della Procura. Ora Italcementi starebbe negoziando con Arcelor Mittal Italia come riprendere la fornitura.

In campo metalmeccanico, invece, tra aprile e luglio termina la cassa integrazione per tre aziende: Giove, Peyrani e Gamit. Si tratta di imprese che hanno mediamente 70-80 dipendenti a testa. Nel frattempo è stata aperta la “cassa” per la Siderpower, che ha 40-50 unità. “Giove, Peyrani e Gamit - spiega Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl Taranto - vengono già da un periodo di cassa. Ora dobbiamo vedere che intendono fare le aziende alla scadenza degli ammortizzatori sociali. È chiaro che si aspetta la partenza dei lavori previsti da Arcelor Mittal Italia per dare una prospettiva al settore”. Per Francesco Bardinella, segretario Fillea Cgil Taranto, “lunedì, in sede di tavolo Semat al ministero del Lavoro, chiederemo che, in attesa che si concluda la transizione da Ilva in amministrazione straordinaria ad Arcelor Mittal Italia, quest'ultima cominci a chiarire i suoi programmi per gli impianti in modo da capire quali spazi si aprono per le imprese del territorio”. Inoltre, aggiunge Bardinella, “porremo il problema della corretta applicazione del contratto nazionale di lavoro dell'edilizia per le imprese che acquisiscono lavori nel siderurgico. Oggi accade che molte imprese facciano dumping contrattuale, cioè applicano un contratto diverso dell'edilizia pur facendo lavori edili e questo fa sì che i lavoratori siano pagati di meno e non siano rispettati una serie di vincoli e obblighi in materia di sicurezza sul lavoro”.

E giovedì 17, intanto, in Regione Puglia si farà un punto complessivo sugli ammortizzatori sociali per le aziende in crisi. Tra queste, cita Castronuovo, c'è l'ex Marcegaglia Buildtech di Taranto (una cinquantina di unità) dove si attende che il Mise dia il via libera alla Regione Puglia per sbloccare i fondi di quest'ultima per la proroga della mobilità, ormai vicinissima alla scadenza.

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