indagine sulle pmi

Industria 4.0: la formazione più urgente dei fondi

di Marzio Bartoloni

2' di lettura

Per il salto nella quarta rivoluzione industriale quello che serve di più alle imprese non sono solo i finanziamenti o lo studio di fattibilità o la ricerca di un partner industriale. La prima preoccupazione per le Pmi è ottenere la formazione necessaria per farsi trovare pronti alla sfida della digitalizzazione dei processi produttivi. Il dato emerge da una ricognizione effettuata su un campione di Pmi del Lazio dal Dipartimento di Ingegneria dell’impresa dell’università di Roma Tor Vergata insieme a Unindustria che da oltre un anno sta lavorando al progetto di Cicero Hub, punto di contatto con le aziende per supportarle nel processo di transizione verso la trasformazione digitale.

Proprio per poter rispondere al meglio ai bisogni delle piccole imprese laziali su come e quando intraprendere il percorso verso Industria 4.0, Unindustria – su iniziativa della propria componente territoriale It presieduta da Vittoria Carli - ha deciso di svolgere questa indagine. I primi risultati parlano chiaro: le imprese laziali chiedono in particolare il supporto per la formazione in chiave “digital” (84%): le competenze per fare entrare a regime Industria 4.0 sono dunque la priorità. E poi in ordine decrescente per le aziende è cruciale l’aiuto per ottenere finanziamenti su base regionale, nazionale ed europea (47%) e per mettere a punto studi di fattibilità (39%) per l’impiego delle tecnologie. Le Pmi chiedono poi il supporto alla commercializzazione (29%) o per la ricerca di partner industriali (29%). Infine seguono l’analisi delle criticità (21%), l’aiuto allo sviluppo di un prototipo (21%) e la ricerca delle migliori competenze nelle università con cui collaborare (21%). I risultati dell’indagine serviranno in particolare a Cicero Hub - che coinvolge grandi aziende e Pmi, le università romane e centri di ricerca (come Enea e Cnr) - per offrire i servizi migliori alle imprese: dall’aiuto per l’accesso a strumenti di finanziamento pubblici e privati ai servizi di mentoring fino al sostegno alle attività di pianificazione degli investimenti e l’interazione con i digital hub europei.

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I numeri dell’indagine sono stati presentati in occasione della firma dell’accordo triennale tra Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo “Progettare il futuro”, che punta ad aiutare le imprese a cogliere le opportunità della quarta rivoluzione industriale. L’accordo - presentato nella sede della Capgemini a Roma -mette a disposizione un plafond nazionale di 90 miliardi di euro, dei quali 4,5 miliardi destinati alle aziende laziali. «Si tratta di una grande opportunità per le imprese di questa regione - evidenziano Intesa e Unindustria-che mostrano un grado di utilizzo delle tecnologie Ict in netto miglioramento». Nel Lazio, in linea con la media italiana, è in forte crescita l'utilizzo della banda larga ( 94% nel 2016 contro l'80% nel 2008); il 63% delle imprese ha un sito web (53% nel 2008) e il tasso di istruzione terziaria (31,6%) è tra i più alti in Italia (25,3%). Il Lazio mostra poi un’intensità di ricerca e sviluppo superiore alla media italiana (1,64% del Pil contro 1,3%).

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