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Industria 4.0: per metà delle imprese produzione più flessibile

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano tra i vantaggi ci sono anche un aumento della produttività e la riduzione dei tempi di progettazione. A livello mondiale il 54% dei progetti finanziati riguarda automotive, macchine utensili, metalmeccanica ed elettronica ma si fanno largo altri settori

di Chiara Bussi

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Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano tra i vantaggi ci sono anche un aumento della produttività e la riduzione dei tempi di progettazione. A livello mondiale il 54% dei progetti finanziati riguarda automotive, macchine utensili, metalmeccanica ed elettronica ma si fanno largo altri settori


2' di lettura


Flessibilità della produzione. Per quasi metà delle imprese con progetti attivi da più di un anno (il 47% per l’esattezza) è questo il maggiore vantaggio del piano Industria 4.0 nel nostro Paese. Il 38% ha riscontrato un aumento della produttività, il 34% una riduzione dei tempi di progettazione e una su tre ha potuto sviluppare prodotti innovativi. C’è poi chi cita la riduzione delle spese di manutenzione (28%), chi una maggiore visibilità sulla catena di fornitura (25%) o la riduzione dello stock (20%).

Lo mostra l’istantanea scattata dall’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano proprio mentre il rilancio di questi incentivi è una delle azioni su cui intende scommettere il Governo per fronteggiare l’emergenza da coronavirus, come ha annunciato di recente il ministro allo sviluppo Economico Stefano Patuanelli.


La “quarta rivoluzione industriale” avanza, anche se con ritmi diversi, tra tutti i settori produttivi a livello mondiale. Su 881 progetti sostenuti con questi incentivi nel mondo e passati ai raggi X dall’Osservatorio tra i beneficiari primeggia l’automotive: il 22% delle applicazioni che hanno ottenuto questi finanziamenti sono state messe a punto da produttori del comparto e dall’indotto dell’auto. Seguono i macchinari per la produzione di macchine utensili, le macchine per la lavorazione di legno, carta, plastica o metallo (15%), il comparto metalmeccanico (10%) e il settore elettronico ed elettrico con il 7 per cento. Se insieme questi “big four” si sono aggiudicati il 54% del totale, il restante 46% è andato a ben 26 settori: dalla chimica farmaceutica all’ alimentare, passando per l’edilizia, l’abbigliamento e l’arredo. In nome di una visione sempre più orientata verso una maggiore interconnessione delle risorse interne alla fabbrica (impianti, persone e informazioni) e distribuite lungo la catena del valore con l’ausilio delle tecnologie digitali.

In Italia il pacchetto di incentivi è stato varato con il Piano nazionale 2017-2020 e nel corso degli anni ha subito numerosi ritocchi per mano dei governi che si sono avvicendati. Le ultime modifiche sono arrivate con il piano triennale 2020-2022 che l’ha ribattezzata “Transizione 4.0”.
L’Osservatorio plaude alla semplificazione amministrativa e all’estensione del credito di imposta ai beni immateriali (software) e alla rimozione di alcune condizioni di accesso al credito su formazione. Tra i punti critici si segnala invece la perdita di centralità del tema digitale. «Il tema specifico dell’Industria 4.0 – sottolineano dall'Osservatorio- appare quasi stemperato, circondato da altre misure di incentivo, come quelle sull’innovazione di design e di ideazione estetica».

Nonostante le incertezze normative nel 2018 - l’ultimo dato disponibile - il mercato di progetti di Industria 4.0 nel nostro Paese ha registrato un balzo del 35% rispetto all’anno precedente per un valore di 3,2 miliardi di euro. Le tecnologie più diffuse sono l’industrial IoT (la componentistica pe connettere i macchinari alla rete) che con un valore di 1,9 miliardi di euro rappresenta il 60% del mercato e registra la crescita più marcata (+40%). Seguono l’industrial analytics con 530 milioni di euro (17% del mercato e una crescita del 30%) e il cloud manufacturing con 270 milioni (8% del mercato e un’accelerazione del 35%).

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