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Industria 4.0, si riapre la partita degli incentivi

di Carmine Fotina

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I ministri Calenda, Poletti, Padoan e Fedeli al convegno ''Risultati Piano Nazionale Industria 4.0''


3' di lettura

L’indicazione emersa dalla cabina di regia tra governo e parti sociali su Industria 4.0 appare molto chiara: avanti con le misure di stimolo per le imprese, ma con alcune valutazioni ancora da fare su perimetro, entità, platea dei beni agevolabili. Perché i conti della manovra evidentemente vanno ancora messi a punto e perché c’è bisogno di arrivare a un mix intelligente, ben dosato. «Le risorse sono pochissime dati i vincoli di bilancio - ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che ha partecipato alla cabina di regia - il Pil è migliorato ma non in modo tale da allentarli in modo significativo».

Ieri sarebbe emerso un improvviso dubbio dei tecnici governativi sulla proroga tal quale del superammortamento al 140% per i beni strumentali tradizionali, che invece sembrava acquisita fino a due giorni fa. Se si concretizzasse un veto del Tesoro, il superammortamento tornerebbe in bilico. Ma un’altra ipotesi potrebbe essere quella di abbassare semplicemente l’aliquota, portandola al 120-130 per cento. Più saldo nel menu della legge di bilancio appare l’iperammortamento al 250% per i beni digitali. Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, presentando i dati sull’impatto positivo che le misure stanno avendo sull’economia reale nel 2017, ha comunque sottolineato l’importanza di «mantenere le misure per assecondare il ciclo».

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Tra le novità, invece, nella legge di bilancio troverà spazio un credito di imposta per le attività di formazione legate a Industria 4.0, con un meccanismo che andrà a premiare fiscalmente - si pensa fino al 50% - l’incremento di spesa tra il triennio 2018-2020 e il triennio 2015-2017 (si veda l’articolo accanto).

Le imprese ora attendono i dettagli dei nuovi interventi. Per Giulio Pedrollo, vice presidente di Confindustria per la politica industriale,«dare continuità agli incentivi è un segnale importante e renderà più stabili i segnali di crescita dell’economia. Abbiamo registrato la disponibilità del Governo. Confindustria dal canto suo ha spiegato Industria 4.0 e i suoi strumenti ad oltre 10.000 aziende: ora siamo pronti a continuare la sfida».

I risultati
«Impresa 4.0» e non più solo «Industria 4.0». Parte da questo cambio di slogan la presentazione dei quattro ministri: con Calenda e Padoan anche Valeria Fedeli (Istruzione e ricerca) e Giuliano Poletti (Lavoro). Alcuni dati illustrati aiutano a capire di che cosa hanno bisogno le imprese e se gli incentivi in discussione sono realmente utili. La produzione industriale di macchinari - agevolati con superammortamento, iperammortamento e Nuova Sabatini - presenta una crescita da inizio 2016 a luglio 2017 di circa il 4%, mentre il fatturato è aumentato del 15 per cento. Esaurite le scorte, nella seconda metà del 2017 l’andamento della produzione - secondo le stime governative - si avvicinerà a quello del fatturato. E, se guardiamo all’andamento del fatturato dei macchinari, nell’ultimo anno e mezzo l’Italia batte anche la Germania.

Continuano a marciare gli ordini, in salita del 9% tra gennaio e giugno nei settori interessati dagli incentivi. Non ci sono statistiche ufficiali invece sull’attività di ricerca e sviluppo delle imprese sostenuta dal credito di imposta e dal «patent box» su brevetti e marchi. In questo caso, fa fede un’indagine effettuata da Unioncamere: 24mila imprese sulle 68mila intervistate spendono in ricerca e innovazione, di queste 11.300 in aumento con una crescita media della spesa tra il 10 e il 15% (4.500 imprese nel 2016 non avevano effettuato alcuna attività innovative). L’80% delle imprese che investono in R&S, secondo l’indagine, ha considerato gli incentivi «molto utili».

I punti deboli
Calenda non nasconde gli aspetti del piano su cui non sono stati ancora raggiunti gli obiettivi. Gli incentivi agli investimenti in capitale di rischio e in generale quelli collegati alle startup hanno raccolto sul mercato privato meno di quanto ci si aspettasse. Quanto ai «competence center», i centri di competenza che dovranno mettere in sinergia università e imprese, è in netto ritardo il decreto attuativo che potrebbe essere pubblicato solo a novembre, in extremis per non perdere i 20 milioni di finanziamento pubblico per il 2017, mentre altri 10 milioni sono previsti per il 2018.

Anche sulla banda ultralarga il lavoro rischia di rallentare. Non è un problema di risorse, secondo il ministro, che cita i 3,5 miliardi previsti per la nuova fase del piano di interventi pubblici (1,3 miliardi già deliberati dal Cipe). Il nodo, in questo caso, è relativo all’esecuzione ei lavori per la posa delle fibra ottica nelle aree a fallimento di mercato: «I bandi sono stati lanciati, ma una cosa è assegnarli e una è fare delivery secondo i tempi, c’è un faro di attenzione molto molto significativo».

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